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Titolo:Star Trek Voyager Elite Force
Sito ufficiale:Activision / Raven Software
Anno di pubblicazione:2000
Tipo:Sparatutto 3D
Lingua:Inglese
Sottotitoli:Inglese
Recensione di:Christian Michelini
Prezzo:L 109.900
:

1650 visualizzazioni

PAGELLA
Grafica:9
Sonoro:8
Giocabilità:8
Longevità:8
Globale:9

“Enterprise, qui capitano Kirk. Tiratemi su!”
“Capitano Kirk, qui è il capitano Kathryn Janeway, della USS Voyager.”
“USS Voyager, dite? E la mia Enterprise dove è finita??”


Elite Force è il primo gioco di Star Trek ambientato nella quarta serie dei telefilm creati da Gene Rodenberry. Quest’ultima incarnazione della famosissima saga fantascientifica vede protagonista l’astronave USS Voyager e il suo equipaggio, trasportati da un’entità ignota a 70.000 anni-luce dallo spazio della Federazione dei Pianeti. Durante il viaggio di ritorno verso casa, il capitano Janeway e i suoi ufficiali incontreranno moltissime razze aliene e dovranno far fronte agli inevitabili pericoli che la zona di spazio ancora inesplorata riserva.
Proprio a questo punto si innesta la trama di Elite Force. Tuvok, il capo della sicurezza, ha deciso di organizzare un gruppo di reclute esperte per fronteggiare le situazioni di pericolo e le missioni rischiose che si presenteranno nel corso del viaggio. Tuvok crea così l’Hazard Team, composto da membri con diverse specializzazioni, e lo addestra sul ponte ologrammi. Voi interpretate il ruolo del guardiamarina Alexander/Alexandria Munroe e dovrete comandare i vostri uomini per la felice riuscita delle missioni assegnatevi.
Elite Force (EF) è essenzialmente un gioco Single Player, con una struttura a missioni e obbiettivi dinamici. La trama vede la Voyager bloccata in una zona di spazio piena di relitti di navi aliene, mentre il suo equipaggio cerca di ripristinare i motori a curvatura per sfuggire a un congegno di blocco gravitazionale. L’obbiettivo principale è recuperare dei cristalli di Isodisium che permetterebbero di riparare i motori, ma diversi colpi di scena e nuove entità ostili vi sbarreranno il cammino rendendo sempre più ardua la vostra missione.

A differenza di altri sparatutto 3D, in EF non sarete sempre immersi in combattimenti estenuanti e circondati da nemici che cercano di farvi la pelle. Il gioco, infatti, cerca di ricreare le atmosfere dei telefilm di Star Trek, e pertanto vi saranno molte sezioni in cui sarete sulla Voyager ad ascoltare i briefing di missione, oppure a gironzolare per la sala mensa o quella ricreativa, e ancora a provare le armi sul ponte ologrammi o ad attendere nella sala teletrasporto prima di partire. Le ambientazioni che EF cerca di proporre sono il maggior pregio del gioco e danne veramente la sensazione di essere in una puntata del telefilm, anche per alcune scelte “di regia”, come quella di assegnare un titolo ad ogni singola missione o quella di mostrare la sigla di Voyager poco dopo che il gioco è iniziato (puro trek!).
Altra caratteristica saliente di EF è il fatto di non dover quasi mai combattere da soli. Come membri dell’Hazard Team dovrete spesso coordinare le missioni e soprattutto avrete i vostri compagni a coprirvi le spalle. Spesso un vostro uomo si introdurrà nei computer delle navi aliene per eliminare campi energetici che impediscono l’accesso, oppure l’ufficiale in comando vi assegnerà una sottomissione da portare a termine in breve tempo.
In EF insomma si ha la netta sensazione di far parte di una storia, di un gruppo, di un equipaggio, e non sarete abbandonati a voi stessi a combattere contro perfidi mostri. Esiste una trama ben definita che si evolve con il superamento delle singole missioni e di cui voi sarete protagonisti.

Parlando delle caratteristiche tecniche, EF sfoggia una spendida grafica e un eccellente sonoro, utilizzando il motore 3D di Quake 3 Arena e sfruttandolo sapientemente per ricostruire le astronavi del mondo trek. Il dettaglio delle texture è ottimo e gli ambienti sono molto particolareggiati, dotati di curve biotecnologiche o strutture cibernetiche dall’inquietante dettaglio. La Voyager è “reale”, tangibile, e vi troverete spesso a girare per i corridoi diretti ai vari ponti della nave. Le voci sono quelle originali degli attori della serie, mentre i filmati, realizzati quasi sempre con il motore del gioco, sono ben integrati nell’azione. Proprio quest’ultimi occupano buona parte del gioco, ma non risultano mai stancanti e non interrompono mai la frenesia dell’azione, anche perché spesso in EF vi troverete a vagare per misteriosi corridoi sobbalzando ad ogni rumore in attesa dello scontro.
Avendo chiarito cosa vi propone EF nella modalità Single Player (SP), possiamo ora parlare dei difetti che questa modalità presenta.
Prima di tutto la trama, per quanto interessante, sembra molto “giocosa”. Nei telefilm di Star Trek ci si è abituati molto bene, con storie interessanti e dal grande spessore. Puntate memorabili e di grande intelligenza, dove vengono affrontati i problemi della nostra realtà in un contesto fantascientifico. EF cerca di staccarsi dal concetto di sparatutto a 360°, ma alla fine si dovrà sempre e comunque ricorrere alle armi, trasformando la filosofia di Star Trek in Star Doom. Viene da chiedersi quanto avrebbe venduto il gioco se ci fosse stata una modalità SP con meno violenza o meno scontri armati. Forse i tempi non sono ancora maturi per un gioco “veramente” trek, che riprenda cioè a pieno lo spirito e lo stile delle serie televisive. Comunque EF risulta forse un primo esperimento in questo senso, e come tale ha molti pregi. Già solo poter girare liberamente per la Voyager è meritorio e vale da solo l’acquisto del titolo per tutti i trekkers.

Un altro “difetto” del gioco è quello di essere totalemente in inglese, anche se con i sottotitoli. Il problema è questo: se voi capite perfettamente la lingua di Shakespeare, almeno quanto l’italiano, questo gioco vi immergerà pienamente nella trama. Se invece, come me, capite l’inglese ma avete bisogno di concentrazione e di guardare i sottotitoli, allora purtroppo vi perderete l’impatto visivo dei filmati e la scorrevolezza delle frasi nel gruppo, e quindi una parte dell’esperienza di gioco. Il manuale in italiano non aiuta per nulla in questo senso. I giochi di Star Trek sono stati sempre bistrattati nelle traduzioni, e la lingua di Dante e Manzoni è stata usata solo in Generazioni, vecchia avventura grafica peraltro non eccelsa. E’ un vero peccato per i trekkers non bilingue, che dovranno un po’ faticare sui testi per capire l’evoluzione della storia.
Il gioco presenta alcuni bugs in questa prima release. In particolare alcune volte mi è successo di essere attaccato dai miei compagni, senza nessuna ragione, fino ad essere ucciso e dover ricaricare. Inoltre mi è capitato di rimanere incastrato tra delle casse in una mappa klingon, oppure in un’ascensore che non funzionava o in un teletrasporto che non partiva, e che mi hanno costretto a caricare un salvataggio precedente. I menu invece risultano un po’ scomodi, con pulsanti di conferma lontani dal cursore del mouse. Un problema fastidioso è invece l’imprecisione di tiro: a volte l’arma sembra avere via libera sul bersaglio mentre il colpo sparato si stampa impietosamente su un ostacolo.
Le armi sono discretamente varie e dotate tutte di fuoco alternativo, ma un po’ sbilanciate. Quelle della federazione sono poco efficaci oppure solo a carica esplosiva, e di certo io non mi aggiro per i corridoi con il rischio di trovarmi un mostro a quattr’occhi e nuclearizzarmi la faccia con il colpo che sparo. Perciò si tende ad usare sempre le armi raccolte dai nemici, che però hanno un tipo di carica diversa da quelle federali e diverse munizioni, che possono non bastare alla lunga.
Globalmente tuttavia questi difetti sono marginali e non pregiudicano assolutamente l’esperienza di gioco SP.

Ora analizziamo invece la modalità multiplayer, vero bonus del titolo. Viene lanciata separatamente e si chiama Holomatch perché vi trovere ad affrontare i nemici in arene olografiche di allenamento. Questa parte del gioco è completamente diversa dall’SP e riprende pienamente lo stile e l’impostazione di Quake 3 Arena. Frenesia ai massimi livelli e adrenalina alle stelle. Le mappe deathmatch sono poco meno di una ventina, purtroppo poco varie come stile (borg, klingon e astronavi della Federazione), a parte un paio che ripropongono scontri in castelli medievaleggianti. Siamo lontani dalla varietà di Unreal Tournament. C’è da dire che da pochi giorni la Raven ha rilasciato un bonus pack che aggiunge 3 mappe, veramente ben fatte e articolate. Oltre alla modalità deathmatch semplice esiste quello a squadre, dove i rossi e i blu si fronteggiano per raggiungere il massimo numero di uccisioni. Sebbene bistrattata in molti sparatutto 3D, in Elite Force assume una nuova connotazione. Potrete infatti creare una squadra con l’equipaggio della Voyager e magari affrontare i Klingon, i Borg, o ancora strani alieni, o infine tutti i capi delle razze nemiche della Federazione. Se siete patiti di Star Trek non potrete non esultare quando uccidete la regina dei Borg, la fredda Sela romulana oppure l’arrogante Gowron dei Klingon :-)
L’ultima modalità dell’Holomatch è il classico CTF, o catturabandiera, dove due squadre combattono per portare la bandiera avversaria alla propria base. Avrete a disposizione una decina di mappe (con il bonus pack), mediamente meglio realizzate della controparte deathmatch. Anche qui vale comunque lo stesso discorso fatto per il deathmatch a squadre.
Una possibile riserva sull’acquisto di Elite Force è data dall’ambientazione: se non siete interessati a Star Trek, potrebbe non coinvolgervi pienamente, pur rimanendo un ottimo gioco. Viceversa, se siete dei trekkers incalliti, EF è praticamente il miglior gioco di star trek uscito fino ad ora, e sicuramente quello dal maggior impatto grafico-sonoro. Qualche dubbio mi rimane sulla longevità: al livello di difficoltà Ensign (=normale) gli avversari sono facili da sterminare, ma se impostate un livello più elevato sicuramente saranno duri a morire.

In breve tempo il fenomeno Elite Force dovrebbe allargarsi: già negli Stati Uniti è ai primi posti nelle vendite e stanno nascendo molti siti che si occupano di mappe e mods realizzati con l’editor ufficiale distribuito su Internet. Tra qualche settimana dovrebbero quindi venire rilasciati mods, nuovi modelli, mappe per arricchire il gioco, un po’ come è successo in Unreal Tournament e Quake 3 Arena.
Inoltre molti server di gioco sono attivi, anche in italia, e potrete così già da ora sfidare i trekkers di tutto il mondo.

Valutazione finale

Star Trek Voyager Elite Force è un ottimo gioco: vario, intrigante, immersivo. Oltre a questo possiede un buon multiplayer che ne allunga a dismisura la longevità. I trekkers non dovrebbero lasciarselo sfuggire, con qualche riserva magari sulla trama. Tutti gli altri rimarranno soddisfatti dalla modalità SP, soprattutto se cercate anche la riflessione e l’atmosfera oltre alla lotta, mentre in multiplayer tutti potranno sfogare i propri istinti omicidi con armi ben congegnate e appaganti.
“Kyme a Voyager: tiratemi su!”

Requisiti hardware e software

Per giocare è richiesto un computer con installato Windows 95/98/2000/ME on Nt 4.0 con SP5 dotato di processore Pentium 2 233 MHz oppure un K6-2 350 e scheda video OpenGL con almeno 8 Mb. Poi vi servono 64 Mb di RAM, 650 Mb di hard disk, un lettore CD e le DirectX 7.
Per giocare in rete è necessaria una connessione ad Internet ed un modem ad almeno 28.8 Kb oppure una rete locale.

Sistema di prova

Ho provato Elite Force su un Celeron 533MHz con 128 Mb di RAM e una scheda grafica G400 con 16 Mb. Tutto si muoveva perfettamente a 800*600 16 bit con i dettagli al massimo. Con una connessione a Internet ISDN il ping è sempre su valori ottimali. Con il mio hard disk a 5400 con 2 Mb di cache i caricamenti delle mappe erano piuttosto lunghi (fino a un minuto) ma Elite Force non creava mai swap su hard disk durante il gioco.

Pregi

- Ottima grafica
- Molto immersivo
- In un solo gioco avrete eccellente single player e buon multiplayer

Difetti

- Se non sapete bene l’inglese non lo gusterete fino in fondo
- Alcuni piccoli bachi affliggono la versione nei negozi

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