Inizio > Indice Recensioni > Scheda: Il Marchese di Roccaverdina di Luigi Capuana

"Il Marchese di Roccaverdina" di Luigi Capuana
Titolo:Il Marchese di Roccaverdina
Titolo originale:Il Marchese di Roccaverdina
Autore:Luigi Capuana
Editore:Bibliomania.it
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1901
Pagine:121
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Romanzo
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
eBook:Leggi l'eBook
Formati disponibili:
:

1185 visualizzazioni

Aggiungi ebook alla tua biblioteca
L'autore
Luigi Capuana è nato in Italia, a Mineo, nel 1839. Morì a Catania, nel 1915.

Si è dedicato principalmente alle seguenti aree: verismo.

"Il Marchese di Roccaverdina" è un romanzo di Luigi Capuana che è stato inizialmente pubblicato nel 1901 in italiano.

Questa edizione in italiano è stata pubblicata da Bibliomania.it (121 pagg.).

TRAMA

Il marchese convive da anni con una serva-amante di origini contadine, Agrippina Solmo; per scongiurare definitivamente una possibile unione matrimoniale, il Roccaverdina comanda al suo fidato sottoposto - Rocco Criscione - di sposarla a patto di non avere rapporti intimi con lei. In seguito, accecato dalla gelosia, il marchese uccide Rocco Criscione ma la colpa dell'omicidio ricade su un certo Neli Casaccio. Quest'ultimo, ingiustamente condannato, morirà in prigione.

Il Roccaverdina decide quindi di sposare Zosima Mugnos, donna di nobili origini in disagiate condizioni economiche, e intraprende la realizzazione di una Società Agricola, destinata a un futuro fallimento. Agrippina Solmo nel frattempo si risposa in seconde nozze con un pastore.

Il protagonista alla fine della narrazione sprofonderà nella follia, sotto il duplice peso di aver ucciso un uomo (Rocco Criscione) e di averne lasciato morire un altro (Neli Casaccio).

Incipit del libro Il Marchese di Roccaverdina di Luigi Capuana:

I.

"C'è l'avvocato", annunziò mamma Grazia affacciandosi all'uscio.
E siccome il marchese non si voltò né rispose, la vecchia nutrice, fatti pochi passi nella stanza, esclamò:
"Marchese, figlio mio, sei contento? Avremo finalmente la pioggia!".
Infatti lampeggiava e tuonava da far credere che tra poco sarebbe piovuto a dirotto, e già rari goccioloni schizzavano dentro dall'aperta vetrata del terrazzino. Il marchese di Roccaverdina, con le mani dietro la schiena, sembrava assorto nel contemplare lo spettacolo dei fitti lampi che si accendevano nell'oscurità della serata, seguiti dal quasi non interrotto roboare dei tuoni.
"C'è l'avvocato", replicò la vecchia accostandosi.
Egli si riscosse, guardò la nutrice e parve percepisse soltanto dopo alcuni istanti il suono della voce di lei e il senso delle parole.
"Fallo entrare", rispose.
Poi, all'atto della vecchia che accennava di voler chiudere la vetrata, soggiunse:
"Chiudo io".
Si udì subito lo sbattere di pochi goccioloni su i vetri che tremavano scossi dall'aria agitata dalla ondulazione dei tuoni.
La tavola era sparecchiata. Un lume di ottone, a quattro becchi, illuminava scarsamente la stanza. Il marchese non poteva soffrire il petrolio, e continuava a servirsi degli antichi lumi a olio per l'uso d'ogni sera. Soltanto nel salotto, e perché gli erano stati regalati dalla baronessa di Lagomorto, sua zia paterna, si vedevano due bei lumi di porcellana, a petrolio; ma non venivano accesi quasi mai. Egli preferiva le grosse candele di cera dei candelabri di argento a otto bracci, che ornavano colà le consolli dorate, nelle rarissime circostanze in cui doveva ricevere qualche persona di conto.
Con l'avvocato Guzzardi non occorreva. Era di casa, veniva a tutte le ore; entrava fino in camera, se il marchese si trovava ancora a letto.
All'infoschirsi del viso, si sarebbe detto che quella visita, a quell'ora, con quel tempaccio, non riuscisse molto gradita al marchese.
Rimasto in piedi, accigliato, mordendosi le labbra, affondando le dita tra i folti capelli neri, egli si era voltato verso l'uscio, attendendo. L'avvocato gl'incuteva una specie di paura da che si era dato agli esperimenti spiritici. Un giorno o l'altro, quei diabolici esperimenti, povero avvocato, lo avrebbero fatto ammattire! Fortunatamente, fin allora, la sua intelligenza si era conservata benissimo, per ciò il marchese continuava ad affidargli tutte le sue liti e tutti i suoi affari.
A Ràbbato, dove trovarlo un altro avvocato più esperto e più onesto di don Aquilante Guzzardi? Bisognava prenderlo così com'era, con quelle sue stravaganze, che infine provenivano da troppa dottrina. Latinista, grecista, filosofo, teologo, giureconsulto, egli era tenuto meritatamente in grandissima stima anche nei paesi vicini. "Peccato che sia ammattito per gli Spiriti!", dicevano tutti. Il marchese non era giunto ancora ad esclamare così; ma quelle magherie, come le chiamava, lo impensierivano per l'avvenire. E quantunque egli fosse incerto se si trattasse di operazioni diaboliche o di fantasticaggini e allucinazioni, non poteva difendersi dal senso di paura che in quel momento lo turbava più forte, forse perché il vento, i lampi e i tuoni imperversanti fuori influivano su i suoi nervi e accrescevano l'effetto della solita e invincibile impressione.
Quando l'alta e magra figura dell'avvocato comparve su la soglia dell'uscio, quasi ritagliata sul fondo dell'altra stanza rischiarata dal lume portato a mano da mamma Grazia, il marchese si sentì correre un lieve brivido ghiaccio da capo a piedi.
Visto a quel modo, gli parve più alto, più magro, più strano, con la scialba faccia interamente rasa, col lungo collo fasciato dal nero fazzoletto di seta, le cui punte formavano un piccolo nodo davanti, con le falde dell'abito nero che gli scendevano oltre il ginocchio, coi calzoni neri quasi aderenti alle secche e interminabili gambe, con quelle stecchite braccia che si agitavano in ossequioso saluto:
"Buona sera, marchese!".
Anche la voce, che sembrava uscisse dalle profonde cavità dello stomaco, parve più cupa dell'ordinario al marchese, che rispose con un cenno del capo e un gesto della mano invitante a sedere.
"Pareva dovessimo avere chi sa che tempesta, eh? E invece!...", esclamò don Aquilante. "Per questo non ho voluto rimettere a domani la buona notizia che posso recarvi."
E appena il marchese si era seduto dal lato opposto della tavola, don Aquilante riprendeva:
"Finalmente ci siamo!".
Il marchese spalancò gli occhi, interrogando.


[...]
I libri catalogati di Luigi Capuana:
C'Era Una Volta... Fiabe (1882)
C'era una volta...: fiabe
Cardello (1907)
Chi Vuol Fiabe, Chi Vuole?
Come l'onda (1921)
Cronache letterarie (1899)
Delitto ideale (1902)
Eh! La vita... (1913)
Giacinta (1879)
Giacinta
Gli americani di Ràbbato (1912)
Il benefattore
Il decameroncino
Il Drago e cinque altre novelle per fanciulli (1907)
Il Marchese di Roccaverdina (1901)
Il Marchese Di Roccaverdina
Il Raccontafiabe
Le Ultime Fiabe
Per l'arte
Profumo (1891)
Citazioni di Luigi Capuana:
La signorina Deledda fa benissimo di non...
Quando l'artista riesce a darmi il perso...
Questa benedetta o maledetta riflessione...
[NDR|Ferdinando Petruccelli della...
Quando il denaro non serve a far godere...
Il paradiso è quaggiù, mentre respiriamo...
L'anima è il corpo che funziona; morto i...
«Perché Dio ci ha creati?»«Non ci ha...
«I preti cattolici hanno preso Dio agli...
"Badiamo, marchese! ...Badiamo!" egli si...

Scrivi un commento







Libro | Scrittore | Citazione

Aiutaci!