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"La città di Ember" di Jeanne DuPrau
Titolo:La città di Ember
Autore:Jeanne DuPrau
Editore:Rizzoli (Bur ragazzi)
Tipologia del supporto:Digitale
Lingua:Italiano
Genere:Non definito
Tags:General, Fiction
Codice ISBN:8817044164
DRM:Non definito
Pubblicato il:2013-03-23
:

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Autore
Jeanne DuPrau è nato in una nazione non definita.

"La città di Ember" è un libro scritto da Jeanne DuPrau.

Questa edizione in italiano è stata stampata da Rizzoli (Bur ragazzi) (ISBN: 8817044164).

Incipit del libro La città di Ember di Jeanne DuPrau:




La città di Ember





IL GIORNO DELLA CONSEGNA

Nella città di Ember era sempre buio. La sola fonte di luce erano i grandi riflettori posti sugli edifici e in cima ai pali in mezzo alle piazze più grandi. Quando le luci erano accese, gettavano un bagliore giallognolo sulle strade; i passanti proiettavano ombre che si accorciavano e si allungavano.

Quando le luci erano spente, come succedeva tra le nove di sera e le sei del mattino, la città era tanto buia che era come se la gente andasse in giro con gli occhi bendati.

A volte calava l’oscurità in pieno giorno. La città di Ember era antica: tutto, compresa la rete elettrica, aveva bisogno di riparazioni. Per questo ogni tanto la luce tremolava e si spegneva. Erano momenti terribili per gli abitanti di Ember.

Quando si bloccavano in mezzo alla strada o rimanevano immobili in casa, con la paura di muoversi nel buio completo, erano costretti a ricordare una realtà a cui preferivano non pensare: un giorno le luci della città avrebbero potuto spegnersi e non tornare più.

Ma la maggior parte del tempo la vita proseguiva come sempre. Gli adulti lavoravano e i ragazzi andavano a scuola, fino all’età di dodici anni. L’ultimo giorno dell’ultimo anno di scuola, chiamato Giorno della Consegna, veniva assegnato loro un lavoro.

Gli studenti che si diplomavano stavano nell’Aula 8 della Scuola di Ember. Il Giorno della Consegna dell’anno 241, nella classe, di solito chiassosa al mattino presto, regnava un perfetto silenzio. Tutti i ventiquattro studenti sedevano diritti e fermi dietro ai banchi che erano ormai troppo piccoli per loro. Aspettavano.

I banchi erano disposti in quattro file da sei, una dietro l’altra. Nell’ultima fila sedeva una ragazza sottile che si chiamava Lina Mayfleet. Avvolgeva intorno al dito una ciocca dei lunghi capelli scuri: la arrotolava e la srotolava in continuazione. A volte tirava un filo della mantella logora o si chinava a tirar su le calze che erano molli e tendevano a scivolare raccogliendosi sulle caviglie. Un piede batteva sul pavimento, piano.

Nella seconda fila c’era un ragazzo che si chiamava Doon Harrow. Sedeva con le spalle curve, gli occhi strizzati per la concentrazione, e le mani unite, strette. I capelli erano arruffati, come se non li pettinasse da tempo. Aveva le sopracciglia spesse e scure, che gli davano un’aria seria nei momenti migliori e, quando era ansioso e arrabbiato, si univano a formare una linea dritta che gli attraversava la fronte. La sua giacca marrone di velluto era così vecchia che le coste si erano consumate.

Sia la ragazza che il ragazzo avevano intensi desideri. Il desiderio di Doon era molto particolare. Continuava a ripe-terlo muovendo appena le labbra, come se


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I libri catalogati di Jeanne DuPrau:
La città di Ember

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