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"Filocolo" di Giovanni Boccaccio
Titolo:Filocolo
Titolo originale:Filocolo
Titoli alternativi:Sofferenza d'amore, Fatica d'amore
Autore:Giovanni Boccaccio
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1336
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Romanzo
Argomento:Avventura
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
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Pubblicato il:2013-03-23
:

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L'autore
Giovanni Boccaccio nacque in Italia, a Certaldo, nel 1313. È morto a Certaldo, nel 1375.

"Filocolo" è un libro scritto da Giovanni Boccaccio.

Questa edizione in italiano è edita da un editore non definito.

TRAMA

I due protagonisti sono Florio, figlio del Re di Spagna, e Biancofiore, un'orfana. Essi si amano dopo essere cresciuti insieme e sono costretti ad affrontare molte peripezie e disgrazie che li dividono, ma alla fine, dopo numerosi viaggi di Florio alla ricerca dell'amata sotto lo pseudonimo di Filocolo, si ritrovano e la storia termina con un lieto fine.

Durante un soggiorno a Napoli, Florio, bloccato da una tempesta in mare, si trova a passeggiare presso la tomba di Virgilio, dove viene attratto dalla melodia proveniente da un giardino vicino; qui vi incontra Caleone (che rappresenta il Boccaccio stesso) che fa parte di una nobile brigata e invita Florio a unirvisi. Tra questi giovani c'è anche una Fiammetta (Maria d'Aquino), eletta regina del gruppo, e ciascuno del gruppo a turno, pone una questione d'amore. Questo passo è particolarmente significativo perché vi si ha un preludio dello schema del Decameron.

Incipit del libro Filocolo di Giovanni Boccaccio:




Filocolo




 

Giovanni Boccaccio

Filocolo

 

 

LIBRO PRIMO

 

[1]

 

Mancate già tanto le forze del valoroso popolo anticamente disceso del troiano Enea, che quasi al niente venute erano per lo maraviglioso valore di Giunone, la quale la morte della pattovita Didone cartaginese non avea voluta inulta dimenticare e all’altre offese porre non debita dimenticanza, faccendo degli antichi peccati de’ padri sostenere a’ figliuoli aspra gravezza, possedendo la loro città, la cui virtù già l’universe nazioni si sottomise, sentì che quasi nelle streme parti dello ausonico corno ancora un picciolo ramo della ingrata progenie era rimaso, il quale s’ingegnava di rinverdire le già seccate radici del suo pedale. Commossa adunque la santa dea per le costui opere, propose di ridurcelo a niente, abbattendo la infiammata sua superbia, come quella degli antecessori avea altra volta abbattuta con degno mezzo. E posti i risplendenti carri agli occhiuti uccelli, davanti a sé mandata la figliuola di Taumante a significare la sua venuta, discese della somma altezza nel cospetto di colui che per lei tenea il santo uficio, e così disse: - O tu, il quale alla somma degnità se’ indegno pervenuto, qual negligenza t’ha messo in non calere della prosperità dei nostri avversarii? quale oscurità t’ha gli occhi, che più debbono vedere, occupati? levati su: e però che a te è sconvenevole a guidare l’armi di Marte, fa che incontanente sia da te chiamato chi con la nostra potenza abbatta le non vere frondi, che sopra lo inutile ramo, le cui radici già è gran tempo furono secche, dimorano, e in maniera che di loro mai più ricordo non sia. Intra ‘l ponente e i regni di Borrea sono fruttifere selve, nelle quali io sento nato un valoroso giovane, disceso dell’antico sangue di colui che già i tuoi antecessori liberò dalla canina rabbia de’ longobardi, loro rendendo vinti con più altri nimici alla nostra potenza. Chiama costui però che noi gli abbiamo quasi l’ultima parte delle nostre vittorie serbata, e sopra noi gli prometti valorose forze. Io gli farò li fauni e’ satiri e le ninfe graziose ne’ suoi affanni: Nettunno e Eolo disiderano di servirmi; e Marte a’ miei prieghi vigorosamente l’aiuterà; e il nostro Giove è di tutte queste cose contento, però c’ha preso isdegno, veggendo a gente portare per insegna quello uccello nella cui forma già molte volte si mostrò a’ mondani, che più a’ sacrifici di Priapo intendono che a governare la figliuola d’Astreo, loro


[...]
I libri catalogati di Giovanni Boccaccio:
Comedia delle ninfe fiorentine
Corbaccio
Decameron (1349-1351 circa)
Della Canaria e delle altre isole oltre Ispania nell'oceano nuovamente ritrovate
Della geneologia de gli Dei di m. Giovanni Boccaccio libri quindeci. Ne' quali si tratta dell'origine, & discendenza di tutti gli Dei de' gentili. Tradotta già per m. Gioseppe Betussi (Genealogie deorum gentilium) (1360)
Elegia di Madonna Fiammetta (1343-1344)
Elegia di Madonna Fiammetta
Filocolo (1336)
Il comento alla Divina Commedia e gli altri scritti intorno a Dante (1918)
Il Decamerone
Il Filostrato
Opere volgari
Trattatello in laude di Dante (1357-1361)
Citazioni di Giovanni Boccaccio:
Le leggi deono essere comuni e fatte con...
Ed essa che con otto uomini forse diecem...
È [...] meglio fare e pentere, che stars...
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[NDR|Sulla peste] [...] na...
[NDR|Sulla peste] E fu que...
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Et essa che con otto uomini forse diecem...
Et abbi questo per certo, che colei sola...
Fu adunque in Pisa un giudice, più che d...
È [...] meglio fare e pentere, che stars...
E così stando, essendo Rustico più che m...
[...] sola la miseria è senza invidia ne...
Amor può troppo più che né voi né io pos...
[...] le leggi deono essere comuni e fat...
Amor, s'i' posso uscir de' tuoi artig...
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Fu adunque già in Arezzo un ricco uomo,...
E così, a modo del villan matto, dopo da...
In Frioli, paese, quantunque freddo, lie...
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