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"Ultime lettere di Jacopo Ortis" di Ugo Foscolo
Titolo:Ultime lettere di Jacopo Ortis
Titolo originale:Ultime lettere di Jacopo Ortis
Autore:Ugo Foscolo
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1801
Pagine:n.d.
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Romanzo epistolare
Licenza:Pubblico dominio
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
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Recensione vocale: Ultime_lettere_di_Jacopo_Ortis.opus, 351910 bytes
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L'autore
Ugo Foscolo nacque in Italia, a Zante, nel 1778. Morì a Turnham Green, nel 1827.

Originariamente, il suo nome era Niccolò Ugo Foscolo.

Le principali aree in cui Ugo Foscolo si è impegnato sono: neoclassicismo, preromanticismo.

Questa è, per tematiche e concetti esposti, l'opera più rappresentativa e complessa di Ugo Foscolo. Ed anche la più altamente poetica.

Questa è, per tematiche e concetti esposti, l'opera più rappresentativa e complessa di Ugo Foscolo. L'autore, che è sempre stato il simulacro del romanticismo italiano, propone in questo romanzo epistolare tutta la sua arte, sia nello stile che nel periodare, ma soprattutto manifesta con ricercatezza e armonia uniche tutti i temi e le idee care al movimento romantico.
Il valore fondamentale, rappresentato con rara maestria in questo volume, è quello dell'amore che, per cause esterne e indipendenti dal volere dei due innamorati, non può essere corrisposto se non platonicamente, e deve soggiacere all'impossibilità di un matrimonio che, per condizioni familiari e patrimoni differenti, non può essere celebrato. Attorno a questo perno saliente, si svolgono tutti i pensieri del protagonista: Jacopo, già incerto in un'esistenza fatta di dubbi, sia esistenziali che sociali, riceve il mortifero colpo da questo innamoramento passionale, intenso, intellettuale, che non può essere accettato dalla famiglia di lei. Un contesto di crisi umana era già presente nel protagonista, un ragazzo dalle rare doti di intelligenza, e, nel più classico degli stilemi romantici, anche estremamente sensibile. Ma sarà proprio questa negazione dell'eros, che porterà al Tanatos, cioè la morte, vista come scelta obbligata per la pacificazione delle pulsioni amorose. Un cammino che Jacopo percorre in solitaria, in un volontario eremitaggio umano, e che viene esacerbato da speculazioni e riflessioni di intensa mestizia. Sarà importante, per la sconfitta umana autoimpostasi dal ragazzo, anche il tema dell'amor patrio tradito, del declino di un popolo e di una nazione, quella italiana, degradata nei valori e nel coraggio; una nostalgia dell'antica arditezza, della grandezza degli avi, che si smarrisce nella contemplazione di un presente dissoluto e corrotto. E la spiccata sensibilità del protagonista lo porterà a vedere con netta evidenza anche le brutture dell'esperienza umana, come l'imbarbarimento dei costumi, come la nequizia di una società che giustizia i criminali rei di aver rubato per sfamarsi, come il progressivo incupimento e degenerazione della vecchiaia ancor prima civile che umana.
Tutti importanti tasselli che definiscono il problema esistenziale di Jacopo, ma che si reggono su una fondamenta assai stabile, e che determinerà, fino alle estreme conseguenze della morte, il cuore del protagonista, ancor più delle motivazioni di abiezione delle umane genti: quel pernio indistruttibile è l'amore; lacerante, emotivamente irrazionale, intenso come solo un romantico può percepire. E nasce da questo tutta la critica all'umana condizione di vita: uno scagliarsi contro l'incomprensione del volgo, che non può essere sanata nemmeno dall'affetto dei familiari e amici, perché così incommensurabile è l'incomunicabilità che distanzia Jacopo dal mondo esterno.
Una certa compiaciuta autocommiserazione anima quest'opera (d'altronde è un tratto spiccatamente romantico, e comprensibile, anche alla luce dell'attuale comprensione della psicologia umana, che considera la sfera affettiva la base per la stabilità psicologica, come ad esempio si può vedere in Adler, Jung, Freud e la moderna psicoanalisi). Jacopo rifiuta espressamente chi si dice libero dalle pulsioni, perché questi sono persone che le intense emozioni non hanno mai provate, e quindi la loro sagacia è frutto di un'istanza favorevole del destino, non del coraggio dell'umana accettazione.
Quest'opera parla direttamente al nostro cuore, anche con una certa perseveranza e desiderio melodrammatico, per quella ricerca spasmodica di emozione, suscitata nel protagonista, suscitata nel lettore, che si concretizza in un perdurare della narrazione, anche quando si conosce già l'epilogo tragico, in un'estensione ad libitum dell'istanza drammatica che sta alla base dell'opera.
Ma i meriti di questo libro vanno al di là dei suoi caratteri contingenti, e si manifestano soprattutto in una narrazione che riesce a far emergere il lato più umano e sensibile dell'esistenza.
Un'opera che diviene archetipo della sensibilità, e che centra l'obiettivo romantico con impagabile precisione.

PAGELLA
Scorrevolezza:8
Valore artistico:9
Contenuti:9
Globale:9

Consigliato a:

Tutti gli appassionati di letteratura, i romantici, i sensibili, gli idealisti, gli utopici dovrebbero leggere quest'opera. Se vi è piaciuta, vi consiglio di leggere soprattutto altri grandi testi che fanno dell'amore, inteso come sensibilità, il loro motivo dominante. Potete leggere, per affinità elettive, "I dolori del giovane Werther" di Johann Wolfgang von Goethe (che abbiamo disponibile in audiolibro), oppure l'intramontabile "Romeo e Giulietta" di William Shakespeare. Altri opere incentrate su una visione romantica dell'esistenza sono "Cime tempestose" e "Jane Eyre" delle sorelle Brontë, oppure volumi come "Senso e sensibilità", "Persuasione" e "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen.

Incipit del libro Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo:

''Da' colli Euganei, 11 ottobre 1797.''
Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so; ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo: quanti sono dunque gli sventurati? E noi, pur troppo, noi stessi Italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'Italiani. Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da' pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei padri.In realtà le "''Lettere''" iniziano con una breve nota di Lorenzo Alderani, l'immaginario raccoglitore postumo delle lettere di Jacopo: "Pubblicando queste lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell'eroismo di cui non sono eglino stessi capaci, darai, spero, la tua compassione al giovine infelice dal quale potrai forse trarre esempio e conforto".


[...]
Explicit: Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo:

''Appena io giunsi da Padova ove m'era convenuto indugiare più ch'io non voleva, fui sopraffatto dalla calca de' contadini che s'affollavano muti sotto i portici del cortile; ed altri mi guardavano attoniti, e taluno mi pregava che non salissi. Balzai tremando nella stanza, e mi s'appresentò il padre di Teresa gettato disperatamente sopra il cadavere; e Michele ginocchione con la faccia per terra. Non so come ebbi tanta forza d'avvicinarmi e di porgli una mano sul cuore presso la ferita; era morto, freddo. Mi mancava il pianto e la voce; ed io stava guardando stupidamente quel sangue: finché venne il parroco e subito dopo il chirurgo, i quali con alcuni famigliari ci strapparono a forza dal fiero spettacolo. Teresa visse in tutti que' giorni fra il lutto de' suoi in un mortale silenzio. - La notte mi strascicai dietro al cadavere che da tre lavoratori fu sotterrato sul monte de' pini.''


[...]
Audiolibri di:Ugo Foscolo
Dei Sepolcri
Carme
Audiolibro del canto "Dei Sepolcri" del poeta Ugo Foscolo.
Notizia intorno a Didimo Chierico
Racconto
Audiolibro del racconto auto-ironico "Notizia intorno a Didimo Chierico" di Ugo Foscolo.
Sonetti
Poesie
Audiolibro dei "Sonetti" del poeta Ugo Foscolo.
I libri catalogati di Ugo Foscolo:
Dei Sepolcri (1807)
Dei sepolcri
Dell'origine e dell'ufficio della letteratura (1809)
Dell'Origine E Dell'Ufficio Della Letteratura
Dell'origine e dell'ufficio della letteratura. Orazione
Edippo
Epistolario
Frammenti di un romanzo autobiografico
Le Grazie (1803-1827)
Le grazie
Notizia intorno a Didimo Chierico (1812)
Ricciarda (1813)
Ricciarda
Saggi sopra il Petrarca
Sonetti (1803)
Sulla lingua italiana
Ultime lettere di Jacopo Ortis (1801)
Ultime Lettere Di Jacopo Ortis
Citazioni di Ugo Foscolo:
Serbino ad altri le loro ingiurie e i lo...
Al nostro intelletto la sostanza della N...
Sol chi non lascia eredità d’affetti poc...
Vuoi tu versare sul cuore dell’amico tuo...
E tu onore di pianti, Ettore, avrai ove...
A chi non ha patria non istà bene l'esse...
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