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"Canne al vento" di Grazia Deledda
Titolo:Canne al vento
Titolo originale:Canne al vento
Autore:Grazia Deledda
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1913
Pagine:n.d.
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Romanzo
Licenza:Pubblico dominio
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
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Recensione vocale: Canne_al_vento.opus, 292885 bytes
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L'autrice
Grazia Deledda è nata in Italia, a Nuoro, nel 1871. È morta a Roma, nel 1936.

Originariamente, il suo nome era Maria Grazia Cosima Deledda.

Ecco i principali ambiti in cui Grazia Deledda si è impegnata: verismo.

Il romanzo più celebre di un premio Nobel per la letteratura. Cos'altro dirvi per invogliarvi a leggere la recensione?

Questo romanzo, uno dei più famosi della scrittrice Grazia Deledda, premiata con il premio Nobel agli inizi del Novecento, è univocamente rappresentativo della sua arte narrativa e della sua ricerca psicologica e introspettiva sui personaggi.
Narra la storia di una famiglia composta da tre sorelle e un servitore, cui sono molto attaccate, che si ritrovano a dover accettare nel loro nucleo familiare il figlio della quarta, distaccatasi per dissensi con il padre e ormai morta; un giovane che è venuto con buoni intenti, ma che si rivela foriero di tragedie per la sua condotta dissipata.
Per certi versi questo romanzo ricorda "Siddharta", perché come nella grande opera di Hermann Hesse, qui il vero protagonista della storia, il servitore, compie un lungo e difficile cammino, sia spaziale che soprattutto speculativo, che lo porta a riflette sulla realtà che lo circonda e sui legami d'affetto che lo legano alle tre sorelle. Diviene quindi un vagabondo, sperimenta la vita di viandante, incontra un non vedente da dolce cuore, triviali opportunisti, iniqui approfittatori e ladri. Conosce meglio l'esistenza, uscendo dalla cellula vitale in cui è stato chiuso per la maggior parte della sua vita, ma conosce soprattutto la sconfitta, la sconfitta di un modo di agire, delle speranze disilluse, delle aspirazioni disattese; culminando nella più ferale delle beffe: l'ottenimento del suo desiderio più grande, dell'obiettivo per cui si era impegnato per una vita, solo in limine mortis, quando la sua percezione è alterata, e non può più parteciparvi ne emotivamente né fisicamente. Sembra questo un finale immensamente negativo: ma l'autrice, suggerendo la débâcle del singolo, dell'individuo che non può, nemmeno con tutto il suo volere, con il suo impegno, col suo travaglio di una vita, ottenere quanto desidera se non in una realizzazione postuma del beffardo destino, induce il lettore a pensare che l'esistenza sia decisamente imprevedibile, e che le vittorie o le sconfitte del singolo, così come delle singole società, intese come summa di individui, siano ottenute solo con la mediazione del fato, di quella fortuna che è il precipitato degli accadimenti, il solo capace di determinare gli eventi, di modificarli, di mutare il loro corso.
Grazia Deledda parla di questo esplicitamente, fino a partire dal titolo, che viene spiegato all'interno del romanzo: noi siamo le canne, e il vento è il destino che può scuoterci a suo piacimento, a suo giudizio, senza lasciarci la possibilità di opporci ai suoi voleri. È quindi una condizione di passività quella che ci è imposta, quasi fosse, il destino, un succedaneo della negazione del libero arbitrio, del meccanicismo che non lascia spazio ai desideri e al lavoro dell'individuo? L'autrice può forse indurre a pensare questo, ma, ad una lettura più attenta, la realtà si rivela molto più complessa, e si riesce a notare (ad esempio nei dialoghi tra il servitore e la sorella che non vuole sposarsi) che questo destino è creato dalle stesse nostre mani, è un nostro prodotto, almeno per quanto riguarda gli eventi della socialità: infatti proprio dall'incomprensione, dall'arroccamento delle posizioni, dalla pertinace credenza o superstizione, nascono le sofferenze nostre e delle persone a noi vicine.
Dunque l'autrice, che ad una prima istanza sembra accettare la passività come unica possibilità dell'umana esperienza, riesce ad indicarci anche il cammino da seguire per un miglioramento reale della nostra comprensione: quella conoscenza, comprensione, amore, che dovrebbero sempre ispirare le nostre azioni.

PAGELLA
Scorrevolezza:9
Valore artistico:8
Contenuti:8
Globale:9

Consigliato a:

Se vi è piaciuto questo romanzo, potreste appassionarvi allo stile di questa grande autrice sarda: provate a leggere opere come "Cenere", "Cosima", "Il paese del vento", "Colombi e sparvieri". Se vi piace la narrativa che riesca a riprodurre e atmosfere e i tempi popolari italiani, potreste leggere le opere di Giovanni Verga, come "I Malavoglia", "Mastro don Gesualdo", le novelle, che ci mostrano una Sicilia industriosa ma dai forti contrasti, oppure Antonio Fogazzaro, per esempio nella sua opera più famosa, "Piccolo mondo antico", ambientata in una popolare provincia lombarda.

Incipit del libro Canne al vento di Grazia Deledda:

Tutto il giorno Efix, il servo delle dame Pintor, aveva lavorato a rinforzare l'argine primitivo da lui stesso costruito un po' per volta a furia d'anni e di fatica, giù in fondo al poderetto lungo il fiume: e al cader della sera contemplava la sua opera dall'alto, seduto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne a mezza costa sulla bianca collina ''dei Colombi''.
Eccolo tutto ai suoi piedi, silenzioso e qua e là scintillante d'acque nel crepuscolo, il poderetto che Efix considerava più suo che delle sue padrone: trent'anni di possesso e di lavoro lo han fatto ben suo, e le siepi di fichi d'India che lo chiudono dall'alto in basso come due muri grigi serpeggianti di scaglione in scaglione dalla collina al fiume, gli sembrano i confini del mondo.


[...]
Explicit: Canne al vento di Grazia Deledda:

Donna Ester, ricordandosi che gli piacevano i fiori, spiccò un geranio dal pozzo e glielo mise fra le dita sul crocefisso: in ultimo ricopri il cadavere con un tappeto di seta verde che avevano tirato fuori per le nozze. Ma il tappeto era corto, e i piedi rimasero scoperti, rivolti come d'uso alla porta; e pareva che il servo dormisse un'ultima volta nella nobile casa riposandosi prima d'intraprendere il viaggio verso l'eternità.


[...]
Audiolibri di:Grazia Deledda
Canne al vento
Romanzo
Audiolibro del romanzo "Canne al vento" del premio Nobel Grazia Deledda.
Cosima
Romanzo autobiografico
Audiolibro del romanzo "Cosima" del premio Nobel Grazia Deledda.
Elias Portolu
Romanzo
Audiolibro del romanzo "Elias Portolu" della scrittrice Grazia Deledda.
Il Flauto nel bosco
Raccolta di racconti
Audiolibro della raccolta di racconti "Il Flauto nel bosco" della scrittrice Grazia Deledda.
La chiesa della solitudine
Romanzo
Audiolibro del romanzo "La chiesa della solitudine" della scrittrice Grazia Deledda.
Il fanciullo nascosto
Raccolta di racconti
Audiolibro della raccolta di racconti "Il fanciullo nascosto" della scrittrice Grazia Deledda.
Racconti sardi
Raccolta di racconti
Audiolibro dei "Racconti sardi" della scrittrice Grazia Deledda.
I libri catalogati di Grazia Deledda:
Amori Moderni
Canne al vento (1913)
Canne Al Vento
Cenere (1904)
Chiaroscuro
Colombi e sparvieri (1912)
Colombi E Sparvieri
Cosima (1937)
Cosima
Elias Portolu (1903)
Elias Portolu
Fior Di Sardegna
I giuochi della vita
Il Cedro Del Libano
Il Dono Di Natale
Il fanciullo nascosto
Il Fanciullo Nascosto
Il Flauto nel bosco
Il Flauto Nel Bosco
Il Nonno
Il paese del vento (1931)
Il Paese Del Vento
Il ritorno del figlio
Il Sigillo D'Amore (1926)
Il Vecchio Della Montagna
L'Edera
L'incendio nell'oliveto
L'Incendio Nell'Uliveto
L'Ospite
La Casa Del Poeta
La chiesa della solitudine (1936)
La Chiesa Della Solitudine
La Giustizia
La Madre
La Regina Delle Tenebre
La Via Del Male
La Vigna Sul Mare
Le colpe altrui (1914)
Le Tentazioni
Leggende Sarde
Marianna Sirca
Nel Deserto
Nell'Azzurro
Novelle Volume Primo
Novelle Volume Quarto
Novelle Volume Quinto
Novelle Volume Secondo
Novelle Volume Sesto
Novelle Volume Terzo
Racconti sardi
Racconti Sardi
Sole D'Estate
Citazioni di Grazia Deledda:
L'amore è quello che lega l'uomo alla do...
Mutiamo tutti, da un giorno all'altro, p...
Possibile che non si possa vivere senza...
[NDR|Eugène Sue] Quel gran...
Tutti siamo impastati di bene e di male,...
«Adattarsi bisogna» disse Efix versandog...
«E perché nascere?»«Oh bella, perc...
«E le mie padrone? Non s'accorgono?»...
[...] l'amore è quello che lega l'[[Uomo...
«Il rimedio è in noi» sentenziò la vecch...
Un uomo libero è sempre adatto per una d...
E come i bambini ed i vecchi si mise a p...
La vita passa e noi la lasciamo passare...
Efix mangiava e raccontava, con parole i...
«Siamo nati per soffrire come Lui; bisog...
Gli eroi della Deledda non hanno mai alc...
Il metodo narrativo della Deledda consis...
La signorina Deledda fa benissimo di non...
Così ci fermiamo al Dazio, la casetta de...

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