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"La novella del buon vecchio e della bella fanciulla" di Italo Svevo
Titolo:La novella del buon vecchio e della bella fanciulla
Titolo originale:La novella del buon vecchio e della bella fanciulla
Autore:Italo Svevo
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1926
Pagine:n.d.
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Racconto
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
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Formati disponibili:
Recensione vocale:La_novella_del_buon_vecchio_e_della_bella_fanciulla.opus, 252248 bytes
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L'autore
Italo Svevo è nato in Italia, a Trieste, nel 1861. Morì a Motta di Livenza, nel 1928.

Il suo nome originario è Aron Hector Schmitz, adattato in italiano come Ettore Schmitz.

Gioventù e vecchiaia in questo stupendo racconto di Italo Svevo.

Questa novella di Italo Svevo narra la storia di un anziano personaggio alle prese con il suo languido e sensuale desiderio di giovinezza, che si concretizza nel suo amore per una giovane donna, da lui conosciuta in un tram. L'inizio del racconto si configura come la narrazione della velata crapula del vecchio, ma, subito, repentinamente, questo scenario cambia: il vecchio ha un attacco di angina pectoris, violento e doloroso; quando, passato il malore, consulta un medico suo amico, questi gli dice di mettersi a riposo, esser cauto nel mangiare e nel bere, ma soprattutto di non incontrar più la giovinetta, anzi, dimenticarla immediatamente, per non aggravare con gli strapazzi del cuore la sua già precaria salute.
Allora il vecchio si dedica ad un suo nuovo progetto: quello di scrivere un'opera sul rapporto naturale che deve esserci tra i vecchi e i giovani. E tutto questo lo porterà ad un regime di squilibrio: squilibrio delle pulsioni, con ritorni al suo amore, e squilibrio dell'intelletto, con una vorace quanto deleteria fame creativa.
Tutto questo fino ad una conclusione tanto scontata quanto significativa.
In questa breve opera l'autore continua il lavoro di correlazione tra arte romanzata e psicoanalisi, che già aveva elaborato in "La coscienza di Zeno". Se in quest'ultima è essenzialmente la persona ad essere impossibilitata a vivere, quasi spettatrice di un sé che non riesce ad affermarsi, ma che perdura nei propri vizi, nelle proprie deficienze, nel proprio spirito "perdente", qui, invece l'estro del singolo genera impulsi creativi, pulsioni che aspirano all'autoaffermazione, prima partendo dall'appagamento emozionale, per poi giungere a quello dell'intelletto, della propria mente mai sazia di conoscenza, sia essa introspettiva o esteriore. Ma la parabola della soddisfazione non è così semplice, sembra suggerirci l'autore, soprattutto dopo l'atto di autocoscienza determinato dalla psicoanalisi: da questa novella si evince soprattutto il carattere corrompente e disgregante delle pulsioni, che non riescono mai ad essere pacificanti e tranquille, nemmeno quando dirette a mire culturali. Un affresco dell'insanabile sete di sapere e di sperimentare dell'uomo, un essere che non ottiene serenità nemmeno nella condiscendenza con i propri desideri.
Una situazione difficile, spesso paradossale, per nulla umoristica secondo Svevo, al contrario di come a volte appare nella poetica pirandelliana: tutto questo confluisce in un finale che per negatività a mio parere non è inferiore a "La coscienza di Zeno": in quella è l'annichilazione della specie a sanare le incoerenze, qui è l'annichilazione del singolo ad essere l'unico motivo pacificatore e acquiescente dell'anima.

PAGELLA
Scorrevolezza:8
Valore artistico:7
Contenuti:8
Globale:8

Consigliato a:

Consiglio questo breve racconto soprattutto a chi vuole approfondire la conoscenza dell'autore triestino, ma anche a chi si vuole avvicinare ad alcune delle tematiche della psicoanalisi. Se vi è piaciuto questa storia, dovreste avvicinarvi innanzitutto alle grandi opere di Italo Svevo, prima di tutto il bellissimo "La coscienza di Zeno", ma anche "Una vita", "Senilità", "Corto viaggio sentimentale" (che abbiamo disponibile anche in formato audiolibro). Se volete approfondire la conoscenza della psicoanalisi da un punto di vista rigorosamente scientifico, dovreste partire dai suoi padri fondatori, come Sigmund Freud, principalmente, con opere come "L'interpretazione dei sogni", "Psicopatologia della vita quotidiana", "Al di là del principio del piacere", "I saggi sulla sessualità"; ma anche da Alfred Adler e Carl Jung, suoi discepoli che hanno intrapreso nuove strade di ricerca analitica.

Incipit del libro La novella del buon vecchio e della bella fanciulla di Italo Svevo:

Ci fu un preludio all'avventura del buon vecchio, ma si svolse senza ch'egli quasi l'avvertisse. In un breve istante di riposo dovette ricevere nel suo ufficio una vecchia donna che gli presentava e raccomandava una fanciulla, la propria figlia. Erano state ammesse alla sua presenza in forza di un biglietto di presentazione di un suo amico. Il vecchio strappato ai suoi affari non arrivava a levarseli del tutto dalla mente e guardava intontito il biglietto sforzandosi d'intenderlo presto e presto liberarsi dalla seccatura.
La vecchia non tacque per un solo istante, ma egli non ritenne o percepí che qualche breve frase: – La giovinetta era forte, intelligente e sapeva leggere e scrivere, ma meglio leggere che scrivere. – Poi una frase che lo colpí perché strana: – Mia figlia accetta qualsiasi impiego per l'intera giornata purché le avanzi il breve tempo di cui ha bisogno per il suo bagno quotidiano. – Infine la vecchia disse la frase che portò la scena ad una rapida conclusione: alla Tramvia prendono ora delle donne al posto di conduttrici e bigliettarie.


[...]
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