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"Il conte di Montecristo" di Alexandre Dumas (padre)
Titolo:Il conte di Montecristo
Titolo originale:Le comte de Montecristo
Autore:Alexandre Dumas (padre)
Editore:Fratelli Fabbri Editori
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1845-1846
Pagine:961
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Francese
Genere:Romanzo
Prezzo :4900
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
Recensione vocale:Il_conte_di_Montecristo.opus, 174920 bytes
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L'autore
Alexandre Dumas (padre) nacque in Francia, a Villers-Cotterêts, nel 1802. È morto a Puys, località di Dieppe, nel 1870.

"Il conte di Montecristo": splendido affresco o apologia della vendetta?

Questo monumentale romanzo scritto da Alexandre Dumas padre propone un'emozione per certi versi aborrita nell'esistenza degli uomini: infatti in quest'opera domina il tema della vendetta. In particolare, il protagonista, Edmondo, che diventerà il conte di Montecristo, incarcerato non per una colpa commessa, ma per l'astuzia terribile di un arrampicatore sociale, e per l'acrimonia di uno spasimante della sua aspirante sposa, si ritroverà a passare undici lunghissimi anni in una prigione smarrita al mondo comune. Saranno anni di profonda disperazione, di dolore, di tentati suicidi, ma anche anni in cui, tramite lo scavo di un tunnel, potrà incontrare un prigioniero di somma cultura che lo farà partecipe del suo sapere, e che gli indicherà il luogo dove è custodito un immenso tesoro che aspetta solo di essere prelevato. Poi, Edmondo riuscirà a fuggire e, tramite quel ricco tesoro che da sogno diviene realtà tangibile, potrà pianificare con precisa puntualità la sua acerrima vendetta sui colpevoli del suo martirio morale e fisico.
Il conte diverrà un sostituto della divina provvidenza, dispensando dolori ai "cattivi" e grande felicità ai "buoni". Sembra quindi che questo romanzo sia quasi dissacrante, certo lontano dal buonismo e dal perbenismo diffuso nella nostra cultura, almeno a livello ideale. Ma questo è anche il romanzo di una vita, o della vita, dove confluiscono diverse tematiche, dove i protagonisti vivono, si amano, soffrono, in un immenso affresco della società, non solo francese, ma anche italiana.
Un caposaldo della narrativa ottocentesca, che affianca ai grandi contenuti una mirabile realizzazione, piena di auto-richiami, riferimenti, citazioni interne, in una struttura organica e splendidamente realizzata, basata sull'intreccio dei quanti narrativi e su una prosopopea certo a volte prolissa, anche a causa della retribuzione a riga cui l'autore era soggetto, e che certo non depone a suo favore come letterato artisticamente integerrimo.

PAGELLA
Scorrevolezza:8
Valore artistico:8
Contenuti:8
Globale:8

Consigliato a:

Consiglio questo romanzo a tutti gli appassionati di opere di grande portata, magari che non siano spaventati dalla mole di questo volume. Se vi è piaciuto questo romanzo, vi consiglio gli altri capisaldi della letteratura francese dell'Ottocento, come i libri di Émile Zola (primi fra tutti "L'assommoir - L'ammazzatoio" e "Germinale"), Gustave Flaubert ("Madame Bovary"), o Honoré de Balzac ("Papà Goriot").

Incipit del libro Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas (padre):

Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi Pharaon che arrivava da Smirne, via Trieste e Napoli.
Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Fhochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento.


[...]
I libri catalogati di Alexandre Dumas (padre):
I Tre Moschettieri (Les trois mousquetaires) (1844)
Il conte di Montecristo (Le comte de Montecristo) (1845-1846)
Il tulipano nero (La Tulipe noire) (1850)

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