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"I Malavoglia" di Giovanni Verga
Titolo:I Malavoglia
Titolo originale:I Malavoglia
Autore:Giovanni Verga
Editore:Newton Compton
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1881
Pagine:240
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Romanzo
Argomento:Verismo
Prezzo :4000
Licenza:Pubblico dominio
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
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Recensione vocale: I_Malavoglia.opus, 119089 bytes
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L'autore
Giovanni Verga nacque in Italia, a Catania, nel 1840. È morto a Catania, nel 1922.

In origine, il suo nome era Giovanni Carmelo Verga.

Si è dedicato principalmente a queste aree: verismo.

Questo romanzo di Giovanni Verga è un caposaldo del verismo italiano. Noi cerchiamo di spiegarvi in questa recensione perché è tale capolavoro.

Questo romanzo di Giovanni Verga è un caposaldo del verismo italiano. Oltre alle considerazioni canoniche sull’opera, il lato che mi colpisce maggiormente in tutte le novelle e i romanzi verghiani, è la descrizione accorata ed emotiva della situazione di degrado e indigenza che caratterizzava una società come quella ottocentesca nella nostra penisola, situazione che si manifesta d’altronde anche nella maggior parte d’Europa. Una povertà pregnante, svilente, ammorbante che vanifica l’impegno quotidiano, le capacità personali, le speranze e le illusioni.
In un contesto dove il povero fa valere il proprio potere su chi ancor meno ha avuto dalla vita, si dipanano le vicende dei protagonisti, dei loro aneliti alla tranquillità economica, delle loro abitudini fiaccate dalla miseria, dei loro affetti smarriti lungo il cammino vitale.
Un affresco sapiente di disillusione e disincanto, dove la realtà, proterva, arrogante, prevarica gli impulsi e le bramosie del singolo.

PAGELLA
Scorrevolezza:8
Valore artistico:8
Contenuti:8
Globale:8

Consigliato a:

Consiglio quest’opera a tutti gli estimatori del verismo e a quelli che sono rimasti colpiti dagli affreschi di vita zoliani. L’immobilismo che caratterizza l’opera, in contrapposizione alla fervente e immaginifica trasformazione del primo novecento, decreta l’appartenenza di questo romanzo a un Ottocento statico, imperturbabile, dotato di una fissità sconsolata.
Chi ha apprezzato questo libro, sicuramente ritroverà tematiche simili e interessanti anche in “Germinale” di Émile Zola. Per chi invece volesse conoscere un Verga alternativo a quello che si impara a scuola, più sentimentale, posso consigliare “Storia di una capinera” (disponibile anche in audiolibro).

TRAMA

Presso il paese di Aci Trezza, nel catanese, vive la laboriosa famiglia Toscano, soprannominata Malavoglia per antifrasi, secondo la tradizione della 'ngiuria (una particolare forma di appellativo). Il patriarca è Padron 'Ntoni, vedovo, che vive presso la casa del nespolo insieme al figlio Bastiano, detto Bastianazzo, il quale è sposato con Maruzza (la Longa). Bastiano ha cinque figli: 'Ntoni, Luca, Filomena (detta Mena o Sant'Agata), Alessio (detto Alessi) e Rosalia (detta Lia). Il principale mezzo di sostentamento è la "Provvidenza", una piccola imbarcazione utilizzata per la pesca.

Nel 1863 'Ntoni, il maggiore dei figli, parte per la leva militare. È la prima volta che un membro della famiglia dei Malavoglia parte per la leva nell'esercito del Regno d'Italia, e sarà questo evento (che rappresenta l'irruzione del mondo moderno in quello rurale della Sicilia contemporanea) a segnare l'inizio della rovina della famiglia stessa. Per far fronte alla mancanza, Padron ‘Ntoni tenta infatti un affare comprando una grossa partita di lupini (peraltro avariati), da un suo compaesano, chiamato Zio Crocifisso per via delle sue continue lamentele e del suo perenne pessimismo. Il carico viene affidato al figlio Bastianazzo perché vada a venderlo a Riposto, ma durante il viaggio la barca subisce naufragio e Bastianazzo muore. A seguito di questa sventura, la famiglia si ritrova con una triplice disgrazia: è morto il padre, principale fonte di sostentamento della famiglia, mentre il debito dei lupini è ancora da pagare e la Provvidenza va riparata. Finito il servizio militare, 'Ntoni torna malvolentieri alla dura vita di pescatore alla giornata, e non dà alcun sostegno alla già precaria situazione economica del nucleo familiare.

Le sfortune per la famiglia non terminano. Luca, uno dei nipoti, muore nella battaglia di Lissa (1866); ciò determina anche la rottura del fidanzamento di Mena con Brasi Cipolla. Il debito costa alla famiglia anche la perdita dell'amata Casa del nespolo, e la reputazione e l'onore della famiglia peggiorano fino a raggiungere livelli umilianti. Un nuovo naufragio della "Provvidenza" porta Padron 'Ntoni ad un passo dalla morte; Maruzza, la nuora, muore invece di colera. Il primogenito 'Ntoni decide di andare via dal paese per far ricchezze, ma, una volta tornato ancora più impoverito, perde ogni desiderio di lavorare, dandosi all'ozio e all'alcolismo.

La partenza di 'Ntoni costringe nel frattempo la famiglia a vendere la Provvidenza per accumulare denaro al fine di riacquistare la Casa del nespolo, mai dimenticata. La padrona dell'osteria Santuzza, già desiderata dallo sbirro Don Michele, si invaghisce invece di 'Ntoni (che intanto entra nel giro del contrabbando), mantenendolo gratuitamente all'interno del suo locale. La condotta di 'Ntoni e le lamentele del padre la convincono a distogliere le sue aspirazioni dal ragazzo, e a richiamare Don Michele all'osteria. Ciò diventa origine di una rissa tra i due pretendenti, che sfocia nella coltellata di 'Ntoni al petto di Don Michele, nel corso di una retata anti-contrabbando. 'Ntoni finisce dunque in prigione e Padron 'Ntoni, accorso al processo e sentite le voci circa la relazione tra Don Michele e sua nipote Lia, sviene esanime.'Ntoni riesce a evitare una forte condanna per motivi "d'onore": l'avvocato lascia intendere che la rissa fosse scoppiata perché 'Ntoni voleva difendere la reputazione della sorella Lia,della quale Don Michele si era invaghito ma che Lia aveva respinto.

Ormai vecchio, il salmodiare di Padron 'Ntoni si fa sconnesso e i suoi proverbi (che accompagnano tutta la narrazione) iniziano a venire pronunciati senza cognizione di causa; per motivi anche di sopravvivenza (non è più in grado di lavorare), si decide di ricoverarlo in ospedale. Lia, la sorella minore, vittima delle malelingue e del disonore, lascia il paese e finisce prostituta a Catania. Mena, a causa della vergognosa situazione della sorella, sceglie di rinunciare a sposarsi con compare Alfio, di cui è innamorata, e rimane in casa ad accudire i figli di Nunziata e di Alessi, il minore dei fratelli, che nel frattempo si era sposato con la Nunziata e che, continuando a fare il pescatore, ricostruisce alla fine il nucleo familiare e ricompra la "casa del nespolo".

Acquistata la casa, ciò che resta della famiglia farà visita all'ospedale al vecchio Padron 'Ntoni, per informarlo della compravendita e annunciargli un suo imminente ritorno a casa. È questa l'ultima gioia per il vecchio, che muore proprio nel giorno del suo agognato ritorno: neanche il desiderio di morire nella casa dov'era nato viene dunque esaudito. Quando 'Ntoni, uscito di prigione, ritorna al paese e alla casa del nespolo, si rende conto di non poter restare a causa del suo passato, per quanto Alessi lo inviti a farlo: con il suo comportamento egli si è auto-escluso dal nucleo familiare, rinnegando sistematicamente i suoi valori; è costretto ad abbandonare la sua casa proprio quando ha preso consapevolezza che era l'unico luogo in cui era possibile vivere degnamente.

Incipit del libro I Malavoglia di Giovanni Verga:

Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. Veramente nel libro della parrocchia, si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua, e delle tegole al sole.


[...]
Explicit: I Malavoglia di Giovanni Verga:

Così stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero, e ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto. E ci stette fin quando cominciarono ad udirsi certi rumori ch'ei conosceva, e delle voci che si chiamavano dietro gli usci, e sbatter d'imposte, e dei passi per le strade buie. Sulla riva, in fondo alla piazza, cominciavano a formicolare dei lumi. Egli levò il capo a guardare i ''Tre Re'' che luccicavano, e la ''Puddara'' che annunziava l'alba, come l'aveva vista tante volte. Allora tornò a chinare il capo sul petto, e a pensare a tutta la sua storia. A poco a poco il mare cominciò a farsi bianco, e i ''Tre Re'' ad impallidire, e le case spuntavano ad una ad una nelle vie scure, cogli usci chiusi, che si conoscevano tutte, e solo davanti alla bottega di Pizzuto c'era il lumicino, e Rocco Spatu colle mani nelle tasche che tossiva e sputacchiava. "Fra poco lo zio Santoro aprirà la porta" pensò 'Ntoni "e si accoccolerà sull'uscio a cominciare la sua giornata anche lui." Tornò a guardare il mare, che s'era fatto amaranto, tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro, riprese la sua sporta e disse: "Ora è tempo d'andarsene, perché fra poco comincerà a passar gente. Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Rocco Spatu.


[...]
Audiolibri di:Giovanni Verga
Storia di una capinera
Romanzo epistolare
Audiolibro del romanzo epistolare romantico "Storia di una capinera" di Giovanni Verga.
Eva
Romanzo
Audiolibro del romanzo romantico "Eva" di Giovanni Verga.
Tutte le novelle 1
Raccolta di novelle
Audiolibro delle celebri novelle veriste di Giovanni Verga.
Una peccatrice
Romanzo breve
Audiolibro del romanzo sentimentale "Una peccatrice" di Giovanni Verga.
I libri catalogati di Giovanni Verga:
Cavalleria Rusticana
Eros (1875)
Eros
Eva (1873)
Eva
I Malavoglia (1881)
I nuovi tartufi
I ricordi del capitano d'Arce
Il Marito di Elena (1882)
Il marito di Elena
La lupa
Le storie del Castello di Trezza
Mastro Don Gesualdo (1889)
Mastro don Gesualdo
Mastro-don Gesualdo
Nedda
Novelle Rusticane
Novelle sparse
Per le vie
Primavera e altri racconti
Rose caduche
Rosso Malpelo
Storia di una capinera (1871)
Storia Di Una Capinera
Tigre reale (1875)
Tigre reale
Tutte le novelle
Tutte le novelle 1
Tutto il teatro
Una peccatrice (1866)
Una peccatrice
Vagabondaggio
Vita dei campi
Citazioni di Giovanni Verga:
Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e...
Sicché quando gli dissero che era tempo...
A buon cavallo non gli manca sella....
Tu hai bisogno di vivere alla grand'aria...
A chi vuol bene, Dio manda pene....
Ad albero caduto accetta! accetta!...
Al giorno d'oggi per conoscere un uomo b...
Al servo pazienza, al padrone prudenza....
Alla casa del povero ognuno ha ragione....
Amare la vicina è un gran vantaggio, si...
Ascolta i vecchi e non la sbagli....
Augura bene al tuo vicino, ché qualche c...
Cane affamato non teme bastone....
Chi cade nell'acqua è forza che si bagni...
Chi comanda ha da dar conto....
Chi fa credenza senza pegno, perde l'ami...
Chi ha carico di casa non può dormire qu...
Chi ha roba in mare non ha nulla....
Chi non sa l'arte chiuda bottega, e chi...
Chi pratica con zoppi all'anno zoppica....
Chi va col lupo allupa....
Ciascuno deve pensare alla sua barba pri...
Così dicendo si fregava le mani e rideva...
Dove ci sono i cocci ci son feste....
Fa il mestiere che sai, che se non arric...
Fra suocera e nuora ci si sta in malora....
I vicini devono fare come le tegole del...
Il cammino fatale, incessante, spesso fa...
Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di...
Il matrimonio è come una trappola di top...
La Madonna ci ha fatto il miracolo, perc...
Maritati e muli vogliono star soli....
Né visita di morto senza riso, né sposal...
'Ntrua, 'ntrua! ciascuno a casa sua!...
Una mela fradicia guasta tutte le altre....
Uomo povero ha i giorni lunghi....
– Eh? Cos'è stato? Lo sapete voi? Adesso...
– [...] Oggi non si ha più riguardo a ne...
Ciascuno fa il suo interesse... Al giorn...
– Perché dovrei averli tutti contro?......
Don Diego non stava né peggio né meglio....
– Sapete cosa ho da dirvi? – si mise a s...
Voglio che tu sii meglio di una regina,...
Lo vedete? Comincia ad affezionarmisi. G...
Nei piccoli paesi c'è della gente che fa...
Oramai, per amore o per forza, mastro-do...
E anche lui, adesso che la roba passava...
Fra tutte quelle piccine, in tutte le fa...
Egli aveva di queste uscite buffe alle v...
Ah! La mia roba? Voglio vederli! Dopo qu...
A quelle parole don Gesualdo montò in fu...
Il mondo andava ancora pel suo verso, me...
Siamo degli umili fiorellini avezzi alla...
Monte Ilice, 3 Settembre 1854 Mia car...
Incipit di "...
Incipit di "...
Incipit de "...
Incipit di "...
Incipit di "...
Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e...
[NDR|Nella stessa casa] Su...
Tu hai bisogno di vivere alla grand'aria...
Vi siete mai trovata, dopo una pioggia d...
A buon cavallo non gli manca sella....
A chi vuol bene, Dio manda pene. ...
Ad albero caduto accetta! accetta! ...
Ad ogni uccello, suo nido è bello....
Al giorno d'oggi per conoscere un uomo b...
Al servo pazienza, al padrone prudenza....
Alla casa del povero ognuno ha ragione....
Amare la vicina è un gran vantaggio, si...
Ascolta i vecchi e non la sbagli....
Augura bene al tuo vicino, ché qualche c...
Cane affamato non teme bastone. (cap. XV...
Chi cade nell'acqua è forza che si bagni...
Chi comanda ha da dar conto....
Chi fa credenza senza pegno, perde l'ami...
Chi ha carico di casa non può dormire qu...
Chi ha roba in mare non ha nulla....
Chi non sa l'arte chiuda bottega, e chi...
Chi pratica con zoppi all'anno zoppica....
Chi va col lupo allupa....
Ciascuno deve pensare alla sua barba pri...
Così dicendo si fregava le mani e rideva...
Dove ci sono i cocci ci son feste....
Fa il mestiere che sai, che se non arric...
Fra suocera e nuora ci si sta in malora....
I vicini devono fare come le tegole del...
Il buon pilota si prova alle burrasche....
Il cammino fatale, incessante, spesso fa...
Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di...
Il matrimonio è come una trappola di top...
La Madonna ci ha fatto il miracolo, perc...
Maritati e muli vogliono star soli....
Né visita di morto senza riso, né sposal...
'Ntrua, 'ntrua! ciascuno a casa sua!...
Ogni buco ha il suo chiodo, chi l'ha vec...
Una mela fradicia guasta tutte le altre....
Uomo povero ha i giorni lunghi....
[NDR|Verga riferendosi a Mena]...
– Eh? Cos'è stato? Lo sapete voi? Adesso...
– [...] Oggi non si ha più riguardo a ne...
Ciascuno fa il suo interesse... Al giorn...
– Perché dovrei averli tutti contro?......
Don Diego non stava né peggio né meglio....
– Sapete cosa ho da dirvi? – si mise a s...
Voglio che tu sii meglio di una regina,...
Lo vedete? Comincia ad affezionarmisi. G...
Nei piccoli paesi c'è della gente che fa...
Oramai, per amore o per forza, mastro-do...
E anche lui, adesso che la roba passava...
Fra tutte quelle piccine, in tutte le fa...
Egli aveva di queste uscite buffe alle v...
Ah! La mia roba? Voglio vederli! Dopo qu...
A quelle parole don Gesualdo montò in fu...
Il mondo andava ancora pel suo verso, me...
È che la malaria v'entra nelle ossa col...
Però dov'è la malaria è terra benedetta...
La malaria non ce l'ha contro di tutti....
Sicché quando gli dissero che era tempo...
Siamo degli umili fiorellini avezzi alla...
Monte Ilice, 3 Settembre 1854 Mia...
Il colèra mieteva la povera gente colla...
Volevano morir piuttosto di una schioppe...
Dove avevano saputo far le cose bene era...

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