Aiutaci. Grazie.

Inizio > Indice Recensioni > Recensione: Ivanhoe di Walter Scott

"Ivanhoe" di Walter Scott
Titolo:Ivanhoe
Titolo originale:Ivanhoe
Autore:Walter Scott
Editore:Newton Compton
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1819
Pagine:315
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Inglese
Genere:Romanzo
Prezzo :4000
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
Recensione vocale: Ivanhoe.opus, 91948 bytes
:

1847 visualizzazioni

L'autore
Walter Scott è nato in Scozia, ad Edimburgo, nel 1771. È morto ad Abbotsford, nel 1832.

In origine, il suo nome era Sir Walter Scott, I Barone Scott.

Si è dedicato principalmente a questi ambiti: romanzo storico.

Cavalieri e dame? Candidi eroi contro malvagi nemici? Questo, e molto di più in Ivanhoe.

Questo romanzo potrebbe essere considerato come uno dei capisaldi del romanticismo, ma il significato di quest’opera va oltre una mero valore commerciale dell’epoca in cui è stata prodotta. Pieno di citazioni, trasposizioni e reinterpretazioni di scritti precedenti, è un libro ricco di intensità. L’erudizione dell’autore traspare in ogni momento della lettura, e possono essere perdonate alcune ingenuità, la scarsa aderenza storica, le iperboli narrative e il finale quasi melenso e decisamente scontato.
Di questo libro rimangono impressi alcuni personaggi ben caratterizzati, come frate Tuck o Ivanhoe stesso, e le atmosfere eroiche e cavalleresche che permeano la narrazione in vicende sentimentali e a volte stucchevoli, ma anche fantasiose e ricche di fascino cortese.

PAGELLA
Scorrevolezza:8
Valore artistico:8
Contenuti:7
Globale:8

Consigliato a:

Chi è alla ricerca di un romanzo che opponga nettamente buoni e cattivi, in cui il lato celebrativo e avventuroso la facciano da padrone, troverà in quest’opera quanto desidera. Gli altri potranno appassionarsi alle vicende e interessarsi ai fatti, ma probabilmente rimarranno delusi dal tono ingenuo e semplicistico del libro. Comunque un’opera che ha segnato la storia letteraria e che ha generato centinaia di scrittore che tentavano di emularne lo spirito e la prosa.

TRAMA

La vicenda si articola in quattro sezioni, corrispondenti a quattro luoghi.


Nel palazzo di Cedric

Una sera a Rotherwood, il castello di Cedric, un nobile sassone, si presentano alcuni ospiti che cercano rifugio da una tempesta. Si tratta del priore Aymer e del cavaliere templare Brian de Bois-Guilbert, entrambi normanni, in viaggio verso Ashby, dove si sarebbe tenuto un importante torneo. Essi si erano precedentemente imbattuti nel porcaro Gurth e nel buffone Wamba, servi di Cedric, i quali avevano dato loro indicazioni sbagliate, ma a guidarli sulla strada giusta era poi stato un pellegrino di ritorno dalla Terra Santa, in realtà Ivanhoe. Durante il banchetto con il quale il padrone di casa accoglie gli ospiti, si presenta a chiedere ospitalità per la notte anche Isaac di York, un ebreo famoso per la sua ricchezza e la sua avarizia. Ad un certo punto si unisce al banchetto anche la splendida Lady Rowena, un'orfana adottata da Cedric, sulla quale il priore Aymer, evidentemente esperto in materia, aveva scommesso con Bois-Guilbert che quest'ultimo l'avrebbe giudicata la più bella donna che avesse mai visto, mettendo in palio una collana d'oro contro alcune botti di vino di Chio: appena vista la donna, Bois-Guilbert si dichiara perdente. Durante la cena, il discorso cade sulla guerra in Palestina, e il pellegrino racconta dello scontro vittorioso, in un torneo, di re Riccardo e di alcuni cavalieri del suo seguito contro dei cavalieri templari; egli ricorda i nomi di tutti i vincitori tranne uno, Ivanhoe, che è però pronunciato da Bois-Guilbert, che da quel cavaliere era stato sconfitto. Bois-Guilbert, ancora furioso per quella sconfitta, sfida Ivanhoe, “assente” ad un nuovo scontro: sia il pellegrino sia Rowena, chiaramente innamorata di Ivanhoe, si rendono garanti che il cavaliere “assente” non sfuggirà allo scontro. Quando, finita la cena, gli ospiti si ritirano nelle stanze loro assegnate, Lady Rowena chiede al pellegrino ulteriori notizie di Ivanhoe e questi le fa comprendere che il giovane sarebbe presto tornato in Inghilterra. All’alba del giorno seguente il pellegrino salva Isaac di York dall'agguato che gli era stato organizzato da Bois-Guilbert e dai suoi servi saraceni, e l’ebreo decide a sua volta di aiutare il pellegrino, nel quale ha riconosciuto un cavaliere, a procurarsi un cavallo ed un’armatura per il torneo di Ashby-de-la-Zouche.


Il torneo di Ashby-de-la-Zouche


Esso si svolge alla presenza del principe Giovanni, che sta esercitando il potere in assenza di re Riccardo, ma che sta anche progettando di usurpare il trono. La prima giornata prevede lo scontro tra alcuni campioni e tutti i cavalieri che intenderanno sfidarli, a loro scelta con armi letali o con armi dette “di cortesia”, le cui punte sono protette, onde evitare gravi danni ai contendenti. Tra i campioni, oltre a Bois-Guilbert, spiccano in particolar modo Reginaldo Front-de-Boeuf e Filippo de Malvoisin.

Prima dell'inizio dei giochi il principe Giovanni rimane colpito dalla bellezza di Rebecca, figlia di Isaac di York, il quale viene insultato da un altro spettatore per la sua origine ebrea. L'insulto rischia di creare una situazione imbarazzante, visto che Giovanni intende sostenere Isac, dai cui prestiti dipendono le sue ambizioni di potere, mentre la folla è ovviamente ostile tanto all'ebreo quanto a sua figlia; la situazione viene risolta da Wamba, il giullare, che allontana Isaac minacciandolo con un prosciutto che teneva sotto la veste.

Il torneo inizia e Bois de-Guilbert, Malvoisin e Front-de-Boeuf sconfiggono tutti i cavalieri che li sfidano ad un combattimento con le armi di cortesia.

Intanto il principe Giovanni chiede ai suoi consiglieri di scegliere come dama del giorno la bellissima Rebecca. Sia i consiglieri sia gli spettatori non sono d'accordo con l'idea del principe Giovanni perché si tratta di un'ebrea. Allora si decide che sarà il vincitore del torneo ad avere l'onore di scegliere la dama.

Poiché non vi sono più cavalieri che osino affrontare i campioni, il principe sta per concedere la vittoria a Bois-Guilbert, quando sopraggiunge Ivanhoe, con il volto coperto dall'elmo e quindi irriconoscibile. Il cavaliere misterioso decide di rimanere nell'anonimato e gli spettatori gli attribuiscono il nome di “Diseredato”, visto che sullo scudo vi è l'effigie spagnola “Desdichado”. Questi con la punta della lancia, simbolo di una sfida con armi mortali, tocca lo scudo di Bois-Guilbert; con somma meraviglia degli spettatori, il cavaliere Diseredato riesce a disarcionare Bois-Guilbert; il templare, furibondo, vuole proseguire lo scontro, che però viene interrotto dai giudici di gara, che dichiarano come vincitore il cavaliere Diseredato. Egli poi sfida e sconfigge, con armi di cortesia, tutti gli altri campioni.

Come vincitore, il cavaliere Diseredato sceglie come dama del torneo lady Rowena. Tutti gli scudieri dei cavalieri sconfitti si presentano poi da lui offrendogli l'armatura e il destriero dei loro padroni. Il cavaliere Diseredato si accontenta di un riscatto in denaro, ma rifiuta l'offerta di Bois-Guilbert, affermando che il loro scontro mortale, non ancora concluso, impedisce questi gesti di cortesia.

Cala la notte e Gurth, che funge da scudiero di Ivanhoe, si reca da Isaac per restituirgli il cavallo e pagare l'armatura. Gurth riesce a risparmiare una parte della somma datagli da Ivanhoe, ma non riceve da Isaac neppure una moneta per ricompensa. Tuttavia Rebecca, che era a conoscenza di tutto, restituisce a Gurth la somma versata ad Isaac, a cui ne aggiunge un'altra per lui. Purtroppo sulla via del ritorno Gurth viene assalito da un gruppo di banditi che vogliono rubargli tutto il denaro che porta con sé. Gurth tenta di liberarsi e potrebbe fuggire, se non cercasse di recuperare il denaro del suo padrone. Ammirato del suo coraggio, il capo dei banditi gli concede un duello con uno dei suoi compagni: se vincerà, potrà andarsene con il denaro. Armato di bastone, Gurth riesce a battere il brigante e a tornare dal suo padrone per raccontargli la sua avventura notturna.

Il giorno successivo, tutti i cavalieri si dividono in due gruppi: uno è capeggiato da Brian de Bois-Guilbert, fiancheggiato da Athelstane e da Front-de-Boeuf, l'altro è guidato da Diseredato assieme ad un gigantesco guerriero in armatura nera che il popolo chiama “Cavaliere Nero”. Lo scontro è assai violento; alla fine, il cavaliere Diseredato viene attaccato contemporaneamente da Front-de-Boeuf, Bois-Guilbert e Athelstane. Questi stanno per avere la meglio, quando il Cavaliere Nero, che per tutta la durata dello sconto era rimasto in disparte, tanto che gli spettatori gli avevano attribuito il soprannome di “Noir Fainéant” (Nero Fannullone), si scaglia su Athelstane e Front de Boeuf, disarcionandoli ambedue; allora il templare non riesce a resistere all'ultima carica di Diseredato, che lo disarciona. Il principe vuole dichiarare vincitore del torneo il Cavaliere Nero, che però si è già allontanato, così il premio viene consegnato da lady Rowena al cavaliere Diseredato che, ferito, non riesce a evitare che gli venga tolto l'elmo, rivelandosi essere Wilfred di Ivanhoe. La cosa suscita l'ammirazione degli spettatori ma non del padre Cedric, che prova disprezzo per il figlio. Ivanhoe, che ha subito diverse ferite durante lo scontro, sviene ai piedi di Rowena e successivamente viene portato in una tenda per ricevere cure mediche. Poco dopo la fine del torneo, il principe Giovanni riceve un messaggio che gli comunica che suo fratello era stato liberato dalla sua prigionia. Terrorizzato, Giovanni decide di anticipare la gara di tiro con l'arco in cui egli spera che Loksley, un arciere che gli ha tenuto testa già prima, sia sconfitto dal suo guardiacaccia Hubert. Loksley però ha la meglio, ma cavallerescamente lascia al suo avversario il premio che Giovanni è costretto a dargli. Dopo il torneo Giovanni dà una festa al castello di Ashby, dove invita sia nobili sassoni sia nobili normanni. Durante il banchetto i partecipanti discutono vivamente toccando diversi temi, tra cui la grande vittoria di Ivanhoe che viene disprezzato dal padre Cedric ospite di Giovanni. Il nobile sassone ritiene che suo figlio avrebbe dovuto restare in Inghilterra per mantenere salda la stirpe, invece di seguire Riccardo per le crociate. Nel corso del banchetto la tensione tra normanni e sassoni cresce, tanto che sia Cedric sia Athelstane (quest'ultimo felice per la quantità di cibo offerta), decidono di abbandonare la festa, offesi dagli insulti dei normanni, tra cui primeggia il principe Giovanni.


Nel castello di Torquilstone

Dopo il banchetto che conclude il torneo, vari personaggi prendono strade diverse, che sono però destinate ad incrociarsi entro breve tempo:

- Rebecca trasporta Ivanhoe nella casa presso Ashby dove sta alloggiando con suo padre, si prende cura di lui con le sue capacità mediche e si innamora di lui. Il giorno dopo parte verso York insieme al padre e al ferito

- Cedric, Athelstane e Rowena appena abbandonato il banchetto di Giovanni partono per le loro dimore, ma si fermano a cenare e a pernottare in un convento lungo la strada

- Maurice De Bracy, capo di una banda di mercenari al soldo del principe Giovanni, progetta di rapire Rowena insieme agli uomini di Bois-Guilbert, tutti travestiti da fuorilegge sassoni, per poi liberarla nelle sue vesti di cavaliere, per farla così innamorare e sposarla. Waldemar Fitzurse, consigliere del principe, gli insinua però il dubbio che Bois-Guilbert possa approfittare della donna, nel momento in cui resterà in suo potere, prima della “liberazione”

- il Cavaliere Nero vaga per la foresta e chiede ospitalità ad un eremita, il "chierico di Copmanhurst", che prima gli offre acqua e legumi crudi, per poi tirar fuori selvaggina e vino con cui i due banchettano e cantano tutta la notte.

La comitiva di Cedric si riunisce poi a quella di Isaac, ed insieme vengono quindi assaliti dai falsi briganti di De Bracy e tutti catturati, tranne Wamba e Gurth. I due si imbattono in Locksley, che raduna velocemente la sua banda, compreso Fra Tuck, cioè l'eremita presso cui si trovava il Cavaliere Nero. Quest'ultimo decide quindi di collaborare con gli uomini di Locksley e con i contadini delle terre di Cedric per liberare i prigionieri, e durante la battaglia userà uno scudo che gli varrà il nuovo nome di Cavaliere del Lucchetto.

I reclusi, intanto, stanno subendo diverse vicissitudini: Cedric e Athelstane sono chiusi in una sala dove viene portato loro del cibo (poco e di cattiva qualità, secondo Athelstane) e viene annunciata la richiesta di un riscatto per la loro liberazione. Isaac viene minacciato di tortura da Front-de-Boeuf per estorcergli del denaro, ma, quando viene a sapere che sua figlia Rebecca è stata donata a Bois-Guilbert, si dichiara disposto ad affrontare la morte. Rowena e Rebecca affrontano il colloquio con i rispettivi pretendenti, De Bracy e Bois-Guilbert, e resistono ciascuna secondo il suo carattere: Rowena si mette a piangere, Rebecca minaccia di gettarsi dalla torre. A questo punto arriva la comunicazione che il castello è circondato e la richiesta di liberare i prigionieri. I rapitori rifiutano, e chiedono anzi che venga inviato un prete per confessare i prigionieri, che stanno per essere giustiziati. Loro intenzione è di affidare poi a questo prete una richiesta di rinforzi, ma il religioso che si presenta al castello è Wamba, che poi si sostituisce a Cedric nella prigionia. Uscendo dal castello, travestito da religioso, Cedric accoglie la confessione della vecchia Urfrida: essa è in realtà Ulrica, figlia dell'antico proprietario sassone del castello, Torquil Wolfganger, ucciso dal padre di Front-de-Boeuf; Ulrica, giovane e bella, era stata presa come amante dal conquistatore, ma aveva poi sedotto suo figlio e l'aveva convinto ad uccidere il padre, in seguito il giovane De Boeuf soleva violentarla, cosa che causò in lei la pazzia. Uscito Cedric dal castello, ha inizio l'assalto, che Rebecca descrive ad Ivanhoe e che ha successo anche perché Ulrica appicca un incendio. Il Cavaliere del Lucchetto cattura De Bracy e porta in salvo Ivanhoe ferito, mentre Bois-Guilbert riesce a fuggire portando con sé Rebecca ed abbattendo Athelstane che cercava di fermarlo. Ulrica muore nel rogo gettandosi da un'alta torre del castello.


Il castello di Coningsburgh e la precettoria di Templestowe

Dopo la conquista del castello, i vincitori si rifugiano nella foresta e, sotto una grande quercia, viene spartito il bottino. Tutti sono festanti ma Cedric, ancora attonito per la morte di Athelstane, che sperava sarebbe stato il “salvatore” della dinastia sassone, si congeda rapidamente, insieme a Rowena, per recarsi a Coningsburgh, il castello di Athelstane, per organizzare i funerali. Prima della partenza De Bracy, fatto prigioniero, avvicinatosi a Rowena le chiede perdono per il suo comportamento. Poco dopo anche il Cavaliere del Lucchetto e Ivanhoe decidono di partire, dopo aver liberato con un atto di generosità De Bracy; prima però che si mettano in viaggio, Locksley dona al Cavaliere del Lucchetto il corno da caccia decorato d'argento che aveva vinto nella gara con l'arco al torneo di Ashby, e lo invita a suonarlo in caso di necessità. Intanto giunge nel luogo di ritrovo anche fra Tuck, che conduce come suo prigioniero Isaac e subito dopo arrivano anche due arcieri che conducono il priore Aymer. Gli arcieri, dopo molte discussioni sulle modalità del riscatto di entrambi i prigionieri, decidono di far stabilire a Isaac il riscatto di Aymer e viceversa. In questa circostanza i presenti vengono a conoscenza del fatto che Rebecca è stata condotta via da Bois-Guilbert; Locksley, commosso dal dolore di Isaac per la sorte della figlia, acconsente alla diminuzione del suo riscatto affinché possa pagarne un altro al Templare per la liberazione della figlia. A tale scopo viene imposto al priore di scrivere una lettera a Bois-Guilbert per indurlo a liberare, dietro compenso, la bella ebrea.

Intanto il principe Giovanni e Fitzurse vengono informati, a York, della conquista del castello di Front-de-Boeuf. I sospetti sul ritorno in Inghilterra di re Riccardo diventano certezza quando arriva De Bracy, al quale il Cavaliere del Lucchetto aveva rivelato di essere in realtà re Riccardo. Giovanni, colto impreparato, ordisce un’imboscata contro Riccardo, di cui Fitzurse decide di mettersi a capo.

Isaac, nel frattempo, ha raggiunto la sede dei Templari nella precettoria di Templestowe per recapitare a Bois-Guilbert la lettera scritta dal priore Aymer. In quel periodo però è in visita alla precettoria il Gran Maestro dei Templari, Luca De Beaumanoir, che intercetta il messaggio recato da Isaac e viene così a conoscenza dello sconveniente rapporto di Bois-Guilbert con un’infedele. Alberto de Malvoisin, precettore di Templestowe, riesce a convincere Beaumanoir a non punire Bois-Guilbert, suo grande amico, facendogli credere che sia stato stregato da qualche sortilegio di Rebecca. Viene quindi istituito un processo contro la “strega”, e Bois-Guilbert si serve di questa circostanza per tentare ancora di convincere Rebecca ad accettare il suo amore, almeno per sfuggire alla morte, ma invano. Durante il processo Rebecca riceve un foglio anonimo con cui le viene ricordato il suo diritto a appellarsi a un paladino che combatta per lei in un “giudizio di Dio”; Luca De Beaumanoir, colpito dal comportamento coraggioso e dall’aspetto della giovine, acconsente a rispettare questo diritto. Rebecca scrive una lettera da consegnare al padre, dove esplicita la necessità che le sia trovato entro tre giorni un paladino; un invalido, che lei aveva in precedenza curato, e la cui testimonianza era stata usata per provare le accuse di stregoneria, si incarica di recapitarla. Per sua fortuna, il povero messaggero non deve giungere fino a York, perché a poca distanza dalla precettoria trova proprio Isaac che, non ancora scoraggiato e venuto a sapere del processo, non si era allontanato da Templestowe. L’ebreo parte quindi a cercare l'eroe Ivanhoe.

Intanto, lasciato Ivanhoe presso il convento di San Botolph, il Cavaliere del Lucchetto si è avviato con Wamba verso Coningsburgh per i funerali di Athelstane. Ivanhoe però, contravvenendo agli ordini del re, riprende il viaggio, animato dalla sensazione dell’incombere di un pericolo. Infatti durante il viaggio Re Riccardo e Wamba vengono assaliti da Fitzurse, ma il giullare, con il corno da caccia, chiama gli arcieri di Locksley, con l’aiuto dei quali i nemici vengono sconfitti. A quel punto, il Cavaliere del Lucchetto rivela di essere re Riccardo e Locksley confessa di essere Robin Hood, il capo dei banditi che però promettono ora di tornare ad essere onesti cittadini. Arriva poi sul luogo anche Ivanhoe che insieme a Riccardo e a Wamba riprende il viaggio verso Coningsburgh. Giunti al castello, Riccardo rivela la sua identità anche a Cedric ed ottiene che lui perdoni ed accolga di nuovo il figlio, il cui amore per Rowena non trova più ostacolo nella preferenza di Cedric per Athelstane, ormai morto. Ma ecco che proprio in quel momento appare quello che tutti ritengono essere lo spettro del morto! Si tratta invece del vero Athlestane, in carne ed ossa, il quale racconta ciò che era successo: i monaci ai quali era stato affidato, avendo visto che il colpo di Bois Guilbert non gli era stato fatale, lo avevano nascosto facendolo credere morto per garantirsi i ricchi donativi di sua madre. Reduce da questa brutta avventura, Athelstane dice chiaramente a Cedric che i suoi progetti di un suo matrimonio con Rowena e di una riscossa del popolo sassone contro i Normanni non gli interessano affatto, tant'è vero che egli giura fedeltà a Riccardo e riconosce che Rowena ama Ivanhoe, il quale però, nel frattempo, si è dileguato; infatti era giunto Isaac e Ivanhoe era subito partito per combattere, benché ancora debole, in difesa della donna che lo aveva curato ed assistito. Si svolge così finalmente lo scontro decisivo con Bois-Guilbert, dove il Templare, che ha appena tentato di convincere ancora Rebecca a fuggire con lui, soccombe non per le ferite riportate, ma per un infarto, procurato dai sentimenti troppo forti e contrastanti che provava.

Il romanzo si conclude con le nozze tra il valoroso Ivanhoe e la bella Rowena, celebrate nella cattedrale di York alla presenza della nobiltà sia sassone sia normanna. Dopo le nozze Rebecca va a salutare Rowena, le lascia i ringraziamenti per Ivanhoe e le comunica la decisione di partire con il padre per la Spagna, dove nel sultanato di Granada i sovrani musulmani rispettano gli Ebrei più di quanto facciano i re cristiani d'Inghilterra; dice inoltre di voler diventare l'equivalente ebraico di una suora cristiana, e regala a Rowena una collana e degli orecchini di diamanti.


Un disegno che ritrae Ivanhoe.
Incipit del libro Ivanhoe di Walter Scott:

In quel bel distretto della lieta Inghilterra che è bagnato dal Don, si estendeva negli antichi tempi una vasta foresta, che copriva la maggior parte delle amene colline e vallate tra Sheffield e la bella città di Doncaster. [...] Là si aggirava un tempo il famoso dragone di Wantley, là furono combattute molte delle più terribili battaglie durante le guerre civili delle Due Rose; e là ancora fiorirono anticamente quelle bande di gagliardi fuorilegge le cui gesta sono così popolari nelle canzoni inglesi.


[...]
I libri catalogati di Walter Scott:
Il racconto dello specchio misterioso (My Aunt Margaret's Mirror (?forse?)) (1828)
Ivanhoe (1819)
Ivanhoe
L'orso mannaro
La Sposa Di Lammermoor
Riccardo Cuor di Leone
Citazioni di Walter Scott:
Il genio di D...
Ave Maria! Vergine dolce,ascolta...
[NDR|Ferdinando II delle Due Sicil...

Scrivi un commento







Libro | Scrittore | Citazione
Aiutaci! Clicca qui

Donazioni BitCoin:

Aiuta ALK Libri donando Bitcoin
Sì | No