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"La fattoria degli animali" di George Orwell
Titolo:La fattoria degli animali
Titolo originale:Animal Farm
Autore:George Orwell
Editore:Arnoldo Mondadori Editore
Collana editoriale:Oscar classici moderni
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1944
Pagine:142
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Inglese
Genere:Romanzo
Traduttore:Bruno Tasso
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
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L'autore
George Orwell è nato nel Regno Unito, a Motihari, nel 1903. Morì a Londra, nel 1950.

Il suo nome originale è Eric Arthur Blair.

Una favola innocente rappresenta la critica più aspra fatta da George Orwell.

Questo è un libro di grandissimo spessore (e non parlo certo di quello fisico :-)
Questo romanzo, breve, conciso, dal linguaggio semplice e scorrevole, costituisce un monito alle nefandezze del totalitarismo, dell’incomprensione, dell’intolleranza. È stato riconosciuto come una denigrazione del regime totalitario sovietico, ma per l'accuratezza e la precisione con cui descrive l'arroganza dell'uomo, va decisamente oltre rispetto alle sue premesse iniziali.
"La fattoria degli animali" parla delle illusioni di libertà, di utopia, di comprensione, e di come queste siano distrutte dalla brama di potere, di comodità, di agi e di denaro. È una favola, una favola che è anche allegoria, metafora dell’utopia che si traduce in tragica realtà, quando è realizzata da uomini, che per natura sono gretti e materialisti.
È un romanzo che raggiunge il cuore delle persone, dal forte significato allusivo, che unisce ricchezza di tematiche ad uno stile ponderato nella sua semplicità, e fluente nella proposizione.

PAGELLA
Scorrevolezza:10
Valore artistico:9
Contenuti:9
Globale:9

Consigliato a:

Un libro che consiglio a tutti, senza riserve, forse inferiore a “1984” per lo sviluppo narrativo, ma sicuramente dal grande significato allegorico. Se vi è piaciuto questo libro di George Orwell, potete leggere, oltre al summenzionato “1984”, anche lo splendido “Omaggio alla Catalogna”.

Breve sintesi:

Un gruppo di animali domestici si sono stancati di essere al servizio dei padroni, di essere sfruttati, massacrati di lavoro, e infine mangiati dagli umani. Cosa fanno? Semplice, decidono di diventare loro i capi della fattoria. La prima fattoria gestita da animali :-) Sembra che tutti gli animali vadano così d'amore e d'accordo, in fraterna collaborazione, senonché, purtroppo, i maiali incominciano a fare i capi. E se le leggi della fattoria erano prima: Tutti gli animali sono uguali, ora diventano: Tutti gli animali sono uguali, ma ce ne sono di più uguali degli altri (e questi sono i maiali). Alla fine, i maiali affermano il loro dominio e non fanno altro che essere come i vecchi padroni umani, che mangiano gli animali, combattono l'affermazione dei singoli, sopprimono nel sangue i dissenzienti.

TRAMA

Gli animali della "Fattoria padronale" (Manor Farm in lingua originale), maltrattati e sfruttati dal loro padrone, il signor Jones, vengono a conoscenza del sogno di un vecchio e saggio verro della fattoria, chiamato Vecchio Maggiore e rispettato da tutti. In questo sogno, gli animali sono liberi dal giogo dell'uomo, i soli artefici del proprio destino. Infatti Vecchio Maggiore, oltre a riferire il suo sogno, fa notare a tutti gli animali della fattoria come il loro unico nemico sia l'uomo, l'unico animale che consumi senza produrre, arrivando a formulare questa massima: «Tutto ciò che ha quattro gambe o ali è buono, tutto ciò che ha due gambe è cattivo», sintetizzato dalle pecore in «Quattro gambe buono, due gambe cattivo». Per concludere il suo insegnamento, Vecchio Maggiore insegna agli altri animali un canto intitolato Animali d'Inghilterra, o Bestie d'Inghilterra in altre edizioni (Beasts of England in lingua originale), che aveva appreso da piccolo e che profetizzava la liberazione degli animali in un tempo futuro.

Il signor Jones, diventato ormai un alcolista, trascura sempre più la fattoria fino a quando un giorno agli animali non viene data la razione di cibo e le mucche non vengono munte; non resistendo più, gli animali sfondano i recinti per andare a cibarsi da soli, mentre Jones e gli altri uomini si scagliano contro di loro. Spontaneamente, gli animali iniziano a combattere contro gli umani e riescono a cacciare questi dalla fattoria, che diventa di loro esclusiva proprietà ed è ribattezzata "Fattoria degli Animali" (Animal Farm in lingua originale).

Ben presto, tuttavia, emerge tra loro una nuova classe di burocrati sfruttatori, formata dai maiali, gli stessi che avevano incitato il "popolo" a ribellarsi dall'oppressore. Essi, con la loro astuzia, il loro egoismo e la loro cupidigia si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più ingenui e semplici.

Tra questi i più potenti sono Napoleon (Napoleone in alcune traduzioni) e Palla di Neve (o Palladineve), i quali aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani.

Napoleon si circonda di un gruppo di cani come sue milizie personali. Essi scacciano Palla di Neve e uccidono chi non si mostra d'accordo con le idee del capo.

Il dittatore, furbescamente, fa ricadere tutte le colpe sull'esiliato Palla di Neve e attribuisce a sé tutti i meriti, come accade per il fallimentare progetto di costruzione del mulino: il crollo dell'edificio viene fatto passare come un atto terroristico di Palla di Neve. Napoleon tradisce anche i suoi sostenitori come il cavallo Gondrano (Boxer nell'originale e in alcune traduzioni), che conduce al macello quando non è più utile ai suoi progetti.

Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione sono traditi da un unico comandamento che si sostituisce agli altri sette: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».

La frase che conclude il racconto («[...] le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due») è un modo ironico di Orwell per sottolineare l'utopia del comunismo: nessun uomo riuscirà mai a debellare il desiderio di potere.

Incipit del libro La fattoria degli animali di George Orwell:

Il signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com'era, scordò di chiudere le finestrelle. Nel cerchio di luce della sua lanterna che danzava da una parte all'altra attraversò barcollando il cortile, diede un calcio alla porta retrostante la casa, da un bariletto nel retrocucina spillò un ultimo bicchiere di birra, poi si avviò su, verso il letto, dove la signora Jones già stava russando.
Non appena la luce nella stanza da letto si spense, tutta la fattoria fu un brusio, un'agitazione, uno sbatter d'ali. Durante il giorno era corsa voce che il Vecchio Maggiore, il verro Biancocostato premiato a tutte le esposizioni, aveva fatto la notte precedente un sogno strano che desiderava riferire a tutti gli animali. Era stato convenuto che si sarebbero riuniti nel grande granaio, non appena il signor Jones se ne fosse andato sicuramente a dormire. Il Vecchio Maggiore (così era chiamato, benché fosse stato esposto con il nome di Orgoglio di Willingdon) godeva di così alta considerazione nella fattoria che ognuno era pronto a perdere un'ora di sonno per sentire quello che egli aveva da dire.


[...]
Explicit: La fattoria degli animali di George Orwell:

Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.


[...]
I libri catalogati di George Orwell:
1984 (1949)
1984
Charles Dickens
Cronache di guerra
Fiorirà l'aspidistra (Keep the aspidistra flying) (1936)
Giorni in Birmania
La fattoria degli animali (Animal Farm) (1944)
La Fattoria Degli Animali
La figlia del reverendo
La strada di Wigan Pier
Nel ventre della balena e altri saggi
Omaggio alla Catalogna (Homage to Catalonia) (1938)
Tra sdegno e passione
Citazioni di George Orwell:
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