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"Un tenebroso affare" di Honoré de Balzac
Titolo:Un tenebroso affare
Titolo originale:Une ténébreuse affaire
Titoli alternativi:Un affare tenebroso
Autore:Honoré de Balzac
Editore:Newton Compton
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1843
Pagine:186
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Francese
Genere:Romanzo
Prezzo :4000
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
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L'autore
Honoré de Balzac nacque in Francia, a Tours, nel 1799. È morto a Parigi, nel 1850.

Si è dedicato principalmente a questi ambiti: realismo.

"Un tenebroso affare" è uno dei primi romanzi noir dell'Ottocento, scritto da Honoré de Balzac in un periodo quasi contemporaneo a quello in cui muoveva i primi passi anche Poe.

"Un tenebroso affare" è uno dei primi romanzi noir dell'Ottocento, scritto da Honoré de Balzac in un periodo quasi contemporaneo a quello in cui muoveva i primi passi anche Poe. Questo romanzo non mi ha esaltato: ne ho preferito di gran lunga altri della sua "Commedia Umana", come "Papà Goriot", o "Le illusioni perdute". Comunque risulta molto movimentato, e se vi piacciono gli intrighi politici del passato, vi potrebbe sicuramente piacere.

Consigliato a:

Se avete letto già i libri che vi ho citato, vi consiglio di aggiungere anche quelli di altri autori dell'Ottocento francese, come "Madame Bovary" e "Bouvard e Pécuchet" di Gustave Flaubert, "Pierre e Jean" e "Forte come la morte" di Guy de Maupassant, "I miserabili" e "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, e infine "Germinale", "L'assommoir - L'ammazzatoio" e "Il ventre di Parigi" di Émile Zola.

Incipit del libro Un tenebroso affare di Honoré de Balzac:

Al Signor di Margonne il suo ospite del castello di Saché riconoscente.


CAPITOLO 1

I DISPIACERI DELLA POLIZIA



L'autunno dell'anno 1803 fu uno dei più belli del primo periodo di questo secolo, periodo a cui diamo il nome d'Impero. In ottobre, le piogge avevano rinfrescato i prati, e a metà novembre, gli alberi erano ancora verdi e ricchi di foglie. Così il popolo cominciava a persuadersi che tra il cielo e Bonaparte, allora proclamato console a vita, esisteva un'intesa, e a tale persuasione egli dovette parte del suo prestigio: cosa strana! il giorno in cui, nel 1812, il sole gli mancò, cessarono le sue prosperità. Il quindici novembre del 1803, verso le quattro del pomeriggio, il sole gettava come una polvere rossa sulle cime centenarie di quattro filari d'olmi d'un lungo viale signorile; faceva brillare la sabbia e i ciuffi d'erba d'uno di quegli immensi crocicchi circolari che si trovano nelle campagne in cui la terra fu, un tempo, abbastanza a buon mercato da poter essere sacrificata all'ornamento. Il cielo era così puro, l'atmosfera così mite, che una famiglia stava a prendere il fresco come d'estate. Un uomo vestito d'una giacca da caccia di traliccio verde coi bottoni verdi, calzoni della stessa stoffa, scarpe dalla suola sottile, e con uose di traliccio che gli arrivavano al ginocchio, puliva una carabina con l'attenzione che mettono in tale operazione i cacciatori esperti, nei loro momenti d'ozio.
L'uomo non aveva carniere, né selvaggina, insomma nessuno degli arnesi che annunciano la partenza o il ritorno dalla caccia, e due donne, sedute accanto a lui, lo stavano a guardare in preda, pareva, a un mal celato terrore. Chiunque, nascosto in un cespuglio, avesse potuto contemplare quella scena, avrebbe certo rabbrividito come rabbrividivano la vecchia suocera e la moglie di quell'uomo. Evidentemente un cacciatore non prende così minute precauzioni per uccidere selvaggina, e non adopera, nel dipartimento dell'Aube, una pesante carabina rigata.
- Vuoi andare a caccia di caprioli, Michu? - gli disse la sua bella e giovane moglie sforzandosi di sorridere.
Prima di rispondere, Michu osservò il suo cane che, sdraiato al sole, colle zampe stese innanzi e il muso sulle zampe, nella graziosa positura dei cani da caccia, aveva alzato la testa e fiutava innanzi a sé nel viale lungo un quarto di lega e verso un sentiero trasversale che metteva capo a sinistra in direzione della rotonda.


[...]
I libri catalogati di Honoré de Balzac:
Addio
Addio - Il figlio maledetto - El Verdugo
All'insegna del gatto che gioca alla palla
Eugenia Grandet (Eugénie Grandet) (1833)
Eugénie Grandet
Farragus, capo dei Divoranti
Il ballo di Sceaux
Il colonnello Chabert (Le colonel Chabert) (1832)
Il colonnello Chabert (Le colonel Chabert) (1832)
Il Figlio Maledetto
Il giglio della valle
Il medico di campagna (Le médecin de campagne) (1833)
Il parroco del villaggio
L'ultima incarnazione di Vautrin
L'unica dote
La borsa
La commedia umana
La cugina Betta
La cugina Bette (La cousine Bette) (1846)
La cugina Bette
Citazioni di Honoré de Balzac:
(pag. 45-46) Se perseguiva tenac...
(pag. 48) Le sofferenze morali,...
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