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"Pericle, principe di Tiro" di William Shakespeare
Titolo:Pericle, principe di Tiro
Titolo originale:Pericles, Prince of Tyre
Autore:William Shakespeare
Editore:Garzanti
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1608
Pagine:218
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Inglese
Genere:Opera teatrale
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
Recensione vocale:Pericle_principe_di_Tiro_rece_Noemi.opus, 86809 bytes
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L'autore
William Shakespeare è nato nel Regno Unito, a Stratford-upon-Avon, nel 1564. È morto a Stratford-upon-Avon, nel 1616.

Shakespeare non è solo Amleto, Otello e Romeo e Giulietta: esistono molte sue splendide opere, come questa!

Questa tragedia di William Shakespeare è una delle meno conosciute, ma non certo fra le meno belle. Comunque, al di là della maggiore o minore notorietà dell'opera, anche qui si ritrova il tocco del genio inglese, con vicende affascinanti e con la sua eccezionale competenza sia linguistica che espressiva.
Lessi questo volume tempo fa, ma ancora in me è vivo il ricordo di intreccio della trama molto interessante, con epiche lotte contro le procelle marine, e amori, rapporti sentimentali puri e cristallini, figli creduti dispersi, situazioni sbalorditive e arguzie dialogiche.
Shakespeare è un autore talmente complesso che non esistono esperti de facto di tutta la sua opera completa, ma solo persone che conoscono singoli aspetti della sua vasta produzione. È un autore ampio molto più nel campo dei significanti e significati, che in quello della mera lunghezza dei brani: per tematiche, innovazioni, felicità terminologica, intrecci ricreati con sapiente maestria, Shakespeare riesce sempre a svettare su tutti i maggiori artisti teatrali.

PAGELLA
Scorrevolezza:8
Valore artistico:8
Contenuti:8
Globale:8

Consigliato a:

Se non avete letto nulla di William Shakespeare, vi consiglio di partire dalle sue opere più famose, come "Amleto", "Otello", "Romeo e Giulietta", "Re Lear". Se vi piacciono più le commedie, leggete "Molto rumore per nulla", "Sogno di una notte di mezza estate", "Come vi piace".
Per gli altri autori, provate a dare un'occhiata a Edmond Rostand con "Cyrano di Bergerac", oppure a Luigi Pirandello ("Sei personaggi in cerca di autore", "Ciascuno a suo modo").

TRAMA

Atto I

In Siria il re Antioco annuncia lo sposalizio della bella figlia con chi riuscirà a risolvere un enigma che gli verrà posto dal re stesso. Chi fallirà verrà mandato a morte.
L'indovinello si rivela essere proprio un fatto veramente avvenuto: l'unione incestuosa fra Antioco e la figlia: se rivela ciò verrà ucciso, ma soccomberà anche se mentisse.
Tutti i pretendenti sono in preda allo sconforto, tranne uno: il giovane Pericle, che trova subito la soluzione. Si presenta a corte, ma ha un dubbio e chiede ad Antioco tempo per riflettere.
Il crudele sovrano gli concede quaranta giorni di tempo, ma dopo qualche settimana manda dei sicari ad ucciderlo. Pericle viene avvisato appena in tempo e fugge a Tiro, dall'amico Elicano.
Dopo averlo nominato reggente provvisorio della città, Pericle si reca a Tarso per dare aiuto alla popolazione e ai sovrani Cleone e Dionisia. Infine si rimette in viaggi per Tiro.

Atto II

Durante la traversata una violenta tempesta fa naufragare la nave di Pericle, e il giovane si ritrova sulla spiaggia di Pentapoli. Qui scopre che il re Simonide sta organizzando una serie di tornei per dare in sposa la figlia la vincitore. Pericle ne approfitta immediatamente, dimenticando il re Antioco, e vince mirabilmente tutti i tornei. Così a lui viene concessa la mano di Taisa e si celebrano le nozze. Intanto a Tiro si viene a sapere della morte di Antioco e di sua figlia, avvenuta per mano divina, e il popolo pensa di affidare la corona al reggente Elicano. Ma questi, ricordandosi del patto con Pericle, dichiara di accettare solo se saprà della morte dell'amico; e manda una pattuglia a cercarlo.

Atto III

Nel frattempo a Pentapoli, Pericle viene informato della spedizione di Elicano e così si reca subito a Tiro con la moglie incinta. Ma durante il viaggio l'eroe fa naufragio di nuovo e Taisa muore di parto. Pericle, affranto, è costretto a gettare il corpo di Taisa, dentro una cassa, in mare per placare la furia degli dei. Poi fa sosta a Tarso per la salute dell'infante Marina, mentre un vecchio mago trova la bare di Taisa e la fa resuscitare. Ella credendo che il marito sia morto, si fa sacerdotessa al tempio di Diana.
Dopo aver affidato la piccola Marina ai sovrani di Tarso, Pericle si rimette in viaggio per Tiro.

Atto IV

Passano una ventina di anni e Marina, fattasi più bella della figlia di Cleone e Dionisia, che medita di ucciderla, viene rapita da dei pirati e condotta a Mitilene. Lì la ragazza riuscirà a conservare la sua verginità dimostrandosi molto abile nel cantare e suonare.
Pericle, compiuti tutti i suoi viaggi, torna a Tarso per riprendersi Marina, ma i sovrani, in accordo con la figlia, gli mentono dicendo che è morta. Disperato, Pericle riprende i suoi viaggi in cerca della figlia.

Atto V

Dopo varie traversate, l'anziano Pericle giunge per caso a Mitilene, dove il sovrano Lisimaco gli presenta casualmente Marina, con la speranza che lei possa divertirlo e rincuorarlo.
Pericle non vuole avere rapporti sessuali con la ragazza e decide di raccontarle la sua triste storia. Solo così i due scopriranno di esser padre e figlia. Dopo ciò Pericle viene avvertito da Diana che lo invita a recarsi al suo tempio, dove incontra, con suo grande stupore, la moglie Taisa.
Così riunitasi la famiglia, Pericle fa giustiziare i sovrani Cleone, Dionisia e la loro figlia.

Incipit del libro Pericle, principe di Tiro di William Shakespeare:

Antiochia, davanti al palazzo di re Antioco.
Entra JOHN GOWER


Gower – Per ricantare un canto
nell'antico cantato, il vecchio Gower
per voi dalle sue ceneri è rinato
riprendendo le umane infermità,
a deliziar con esso occhi ed orecchi
d'uomini e donne della vostra età;
un canto che s'udì spesso cantare
cento e cent'anni fa
in pubblico alle feste e alle fiere,
in tempi di digiuni e di preghiere,
e dame e cavalieri, ai tempi loro,
ne trassero dell'animo ristoro
a leggerlo a cantarlo; ché vantaggio
fu sempre all'uomo ciò che è buono e saggio.


[...]
I libri catalogati di William Shakespeare:
Amleto (Hamlet) (1601)
Amleto
Antonio e Cleopatra (Antony and Cleopatra) (1606)
Antonio e Cleopatra
Cimbelino (Cymbeline) (1609)
Cimbelino
Come vi piace (As You Like It) (1599)
Coriolano (The Tragedy of Coriolanus) (1608)
Coriolano
Enrico IV - parte 1
Enrico IV - parte 2
Enrico IV, parte prima (King Henry the Fourth, First part) (1597)
Enrico IV, parte seconda (King Henry Fourth, Second part) (1598)
Enrico V (The Life of King Henry the Fifth) (1600)
Enrico VI (King Henry the Sixth)
Enrico VI-I (King Henry VI, Part I) (1588-1592)
Enrico VI-III (Henry VI, Part 3) (1588 - 1592)
Enrico VIII (The Life of King Henry the Eighth) (1612 - 1613)
Giulio Cesare (Julius Caesar) (1599)
Giulio Cesare
Citazioni di William Shakespeare:
(pag. 39) Albany: Non posso dire fin do...
(pag. 40) Buffone: Zio, se tu fossi sta...
(pag. 57-58) Buffone (cantando): Chi...
(pag. 59) Lear: Tu credi gran cosa ques...
(pag. 66) Edgardo: Quando vediamo uomin...
(pag. 28) Iago: Che eresia! Sono sette...
(pag. 38) Iago: [...] La chiarezza non...
(pag. 53) Iago: Perdonatemi, mio buon s...
(pag. 97) Nutrice: Ditemi, di grazia, s...
(pag. 101) Nutrice: È fidato il vostro...

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