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"Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo
Titolo:Notre-Dame de Paris
Titolo originale:Notre-Dame de Paris
Autore:Victor Hugo
Editore:Newton Compton
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1831
Pagine:347
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Francese
Genere:Romanzo
Prezzo :4000
DRM:
Recensione di:Giulia
:

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L'autore
Victor Hugo è nato in Francia, a Besançon, nel 1802. È morto a Parigi, nel 1885.

In origine, il suo nome era Victor-Marie Hugo.

Le principali aree in cui Victor Hugo si è impegnato sono: romanticismo.

Avete sentito parlare del gobbo di Notre-Dame? Se avete risposto sì oppure no, comunque in questo libro trovate tutto e molto di più su di lui!

Victor Hugo (Besançon 1802- Parigi 1885) poeta, romanziere e drammaturgo francese, la cui opera diede grande impulso al movimento romantico in Francia; è autore di testi poetici dove si intrecciano tematiche personali e politiche, di opere teatrali a sfondo storico e di romanzi, fra cui i più celebri: "I miserabili" e "Notre-Dame di Parigi".
Il romanzo è ambientato nella Parigi gotica e vede come sua principale protagonista la maestosa ed imponente cattedrale di Notre-Dame, a cui l'autore dedica diversi capitoli in cui parla dell'architettura.
La trama è stata composta su una parola, scoperta dall'autore nello scuro recesso di una delle torri: FATALITÀ.
Questa parola di maiuscole greche profondamente incisa nel sasso, colpì vivamente l'autore, spingendolo ad indovinare quale poteva essere stata la lugubre mano medioevale che l'aveva tracciata. "L'uomo che la tracciò su quella parete è da vari secoli scomparso dal flusso delle generazioni; la parola è, a sua volta, scomparsa dal muro della chiesa; la chiesa stessa scomparirà forse, fra non molto, dalla faccia della terra".
Il romanzo presenta tre protagonisti principali, le cui vite sono legate fra loro dalla sola fatalità che possiede i loro destini: un arcidiacono fanatico e integralista, una graziosa zingarella, gaia e spensierata e il giovane campanaro deforme di Notre-Dame.
Attorno ad essi ruotano altri personaggi minori, che però giocano un ruolo fondamentale per l'esito della vicenda e comunque sono tutti ben caratterizzati e presenti fin dalle prime pagine; fra questi: il mediocre e aspirante artista intellettuale Gringoire, che l'autore si diverte a demolire fin dalle prime pagine, il viziato e incosciente Giovanni Frollo, fratello dell'arcidiacono, la reclusa e penitente della Torre d'Orlando, e, infine la paltoneria e le comari.
Il romanzo ha inizio con una data: 6 Gennaio 1482, che segna l'inizio del tempo del racconto: la festa dei matti. Nel centro della vecchia Parigi, il popolino si preparava ad eleggere "il papa dei matti": per un solo giorno, la faccia più brutta di Parigi sarebbe diventata il re della folla. A questo punto fanno il loro ingresso i protagonisti; paltonieri, storpi e mendicanti si ammassavano per inventare la smorfia più brutta, ma, nel 1482, fu la faccia di Quasimodo, che non era affatto una smorfia, a diventare la faccia de "papa dei matti" e mentre tutti acclamavano il nuovo re, l'attenzione venne distolta dalla musica di un tamburello e dalla danza di una giovane zingarella in compagnia della sua capretta. A partire da questo momento ha inizio la vicenda, che avrà come sue vittime predestinate Quasimodo ed Esmeralda, che interpretano il bene. Ed è appunto sul rapporto tra il bene e il male che si concentra il fitto intreccio fra i personaggi: il male viene descritto in modo consapevole e inconsapevole dai diversi punti di vista dei personaggi; la storia si svela pian piano, ed è solo verso la fine del romanzo che tutto si compone in modo chiarissimo. Particolarmente importanti sono i titoli dei capitoli, delle vere e proprie "frasi chiave" per il lettore; che, messe insieme, possono costituire la trama.
Il romanzo sembra quasi essere diviso in due parti: una costituisce la vicenda, in cui Hugo si concentra molto sul carattere dei personaggi, così la storia assume un aspetto quasi filosofico e diventa un occasione per far riflettere su come si comporta l'uomo; l'altra è una sorta di trattato descrittivo sull'architettura; particolarmente interessante è il capitolo "Questo ucciderà quello"; "Il libro ucciderà l'edificio"; Hugo vedeva nell'architettura, nelle grandi costruzioni del passato, il primo linguaggio dell'uomo, e ne vedeva la fine, con l'avvento della stampa, poiché ovviamente il libro sarebbe diventata la forma espressiva degli uomini moderni.

PAGELLA
Scorrevolezza:7
Valore artistico:8
Contenuti:9
Globale:8

Consigliato a:

Leggendo il libro mi sono immaginata una ragazza della mia età, che lo stesse leggendo all'epoca in cui è stato scritto; così mi sono resa conto che era stato concepito anche come una grande opera di intrattenimento e che, prima dell'invenzione del cinema, i libri avevano la funzione di avvincere il lettore e probabilmente provocavano la reazione che abbiamo noi oggi, guardando un bel film. È la prima volta che mi imbatto in un libro come questo, ed è la prima volta che piango leggendo un libro; il romanzo è scritto magnificamente, e, fra le precise e minute descrizioni dei personaggi, e soprattutto dei loro caratteri, quello che mi ha colpito di più, è Quasimodo: diverso, indifeso, in balia della fatalità degli eventi e soprattutto degli altri.
Riguardo alla frase "Questo ucciderà quello", probabilmente, se Victor Hugo fosse vissuto un secolo dopo, avrebbe scritto "La televisione ucciderà il libro".

TRAMA

Una tribù di zingari (della quale fa parte Esmeralda) si è stabilita nella periferia di Parigi occupando un territorio preciso chiamato La Corte dei Miracoli. I gitani incantano la popolazione del luogo con trucchi e magie cercando contemporaneamente di guadagnarsi da vivere, spesso derubando o raggirando la gente.

Quasimodo, un giovane uomo deforme e di mostruosa bruttezza suona le campane della cattedrale di Notre Dame. Nonostante tutti provino disgusto e paura nei suoi confronti, Quasimodo (più comunemente detto Il gobbo di Notre Dame) è di animo buono ma non lo manifesta. È triste per il fatto di essere diventato sordo a causa della continua esposizione al suono delle campane. La sua sordità e l'assenza di persone con cui parlare lo rendono anche muto. Solamente il suo "padrone", l' arcidiacono Claude Frollo, comunica con lui tramite un linguaggio a gesti. Frollo lo aveva salvato da bambino, quando, abbandonato dai genitori per il suo aspetto deforme, era stato portato in chiesa per essere venduto, o nel peggiore dei casi, ucciso.

Frollo si invaghisce della zingara Esmeralda, che è solita danzare tra le vie di Parigi, in particolare davanti alla grande cattedrale. A causa della sua posizione religiosa e dei suoi princìpi morali che lo portano a detestare profondamente tutti i gitani, Frollo non può manifestare i suoi sentimenti e, per questo motivo, decide di rapire la fanciulla con l'aiuto di Quasimodo. I suoi piani tuttavia vanno a monte perché il capitano delle guardie di Parigi, Phoebus de Châteaupers, li coglie sul misfatto, salvando così la ragazza. Quest'ultima si innamora perdutamente del suo cavaliere.

Quasimodo viene invece fustigato ed Esmeralda è l'unica che provi pietà per lui e che lo disseti durante l'esecuzione. Quasimodo se ne innamora perdutamente.

In seguito al "salvataggio" della piccola zingara, il capitano Phoebus la nota fra canti e balli gitani nelle piazze di Parigi e riesce a strapparle un incontro serale. Phoebus, che appariva dapprima eroico e galante, si rivela semplicemente un uomo in cerca di dolce compagnia e privo di sentimenti. Dà infatti appuntamento alla ragazza in una squallida camera affittata ad ore e la seduce. Esmeralda, dapprima insicura ed impaurita, credendolo innamorato di lei, sta per cedere al volere dell'uomo per paura di perderlo.

In quel momento però entra in scena Frollo che si era prima inoltrato nella stanza con Phoebus stesso, dopo averlo pregato di poter assistere al suo incontro con la ragazza. L'Arcidiacono, nascosto dentro l'armadio, non riesce a trattenere la sua immensa gelosia dovuta alla passione per la zingara, esce all'improvviso dal suo nascondiglio pugnalando alle spalle il capitano e si getta dalla finestra lasciando la giovane da sola con il corpo privo di sensi di Phoebus.

In una situazione del genere la colpa va certo alla ragazza che viene definita un'assassina. A questa accusa si aggiunge quella di stregoneria dovuta alla testimonianza della padrona dell'alberghetto in cui si era svolta la vicenda, che afferma di aver visto entrare tre persone in quella stanza e non due. Lo scomparso (Frollo), dato anche il suo aspetto molto sinistro, viene creduto il demonio e lei la sua aiutante.

La zingara viene imprigionata ed interrogata, ma lei, convinta che il suo Phoebus sia morto, non dice niente se non qualche vaneggiamento sul suo profondo amore per il cavaliere. Si arriva dunque al punto della tortura e qui Esmeralda in preda alla disperazione confessa di aver assassinato l'uomo e di aver aiutato il demonio.

Nelle segrete della prigione Frollo la va a trovare offrendole un accordo: se Esmeralda gli si concederà egli le salverà la vita. Esmeralda, apprendendo che è Frollo ad aver tentato di uccidere Phoebus rifiuta sdegnata. Viene condannata all'impiccagione. Tuttavia quando la processione che dovrebbe portarla alla forca passa davanti alla cattedrale di Notre Dame, Quasimodo la rapisce e la porta in chiesa dove gode del diritto d'asilo.

Davanti alla chiesa si raduna una grande folla di zingari che chiede la grazia per la zingara. Tuttavia sia Quasimodo che il re (Luigi XI), fraintendono le richieste della folla, credono che essa chieda l'esecuzione. Il primo lancia pietre e sassi e il secondo invia i gendarmi per sedare la rivolta e giustiziare la "strega". Avutane notizia, Frollo, senza svelare la sua identità, la fa uscire da una porta sul retro e la fa navigare lungo la Senna. Li si svela e le rinnova le sue profferte. Esmeralda rifiuta ancora e Frollo furioso la consegna ai gendarmi. Nella fuga Esmeralda, mantenuta la sua purezza, ritrova la madre perduta nella reclusa della Tour Rouland che tanto l'odiava quando la vedeva danzare: ella odiava gli zingari in quanto gli avevano portato via anni addietro la sua bambina, non sapendo che la bella danzatrice era proprio la sua figlia perduta. Da questa inaspettata scoperta tenta di proteggerla, invano, dal suo tragico destino. Esmeralda viene impiccata, la madre tenta di impedire l'accaduto e perde la vita anche lei. Frollo assiste all'esecuzione da una delle torri della cattedrale provando un piacere sadico. Quasimodo in preda alla rabbia scaraventa Frollo dalla torre, uccidendolo. Phoebus, totalmente disinteressato alla vicenda e senza alcun senso di colpa, si sposa con Fleur-de-Lys, una ricca ragazza di città.

Esmeralda, in seguito all'impiccagione, viene portata in una sorta di cimitero e Quasimodo, innamorato, si lascia morire accanto al suo corpo senza vita. La scena (denominata significativamente "Il matrimonio di Quasimodo") è forte e ci viene presentata con queste parole dall'autore:
«Trovarono tra tutte quelle orribili carcasse due scheletri, uno dei quali abbracciava singolarmente l'altro. Uno di quegli scheletri, che era quello di una donna, era ancora coperto di qualche lembo di una veste di una stoffa che era stata bianca, ed era visibile attorno al suo collo una collana di adrézarach con un sacchettino di seta, ornato da perline verdi, che era aperto e vuoto. Quegli oggetti erano di così poco valore che di certo il boia non li aveva voluti. L'altro, abbracciava stretto questo, era lo scheletro di un uomo. Notarono che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa incassata tra le scapole e una gamba più corta dell'altra. D'altronde non aveva alcuna vertebra cervicale rotta ed era evidente che non fosse stato impiccato. L'uomo al quale era appartenuto era quindi giunto lì, e lì era morto. Quando fecero per staccarlo dallo scheletro che abbracciava, cadde in polvere.»

Incipit del libro Notre-Dame de Paris di Victor Hugo:

Sono già oggi trascorsi trecentoquarantotto anni sei mesi e diciannove giorni da che i parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che suonavano a distesa nella tripla cerchia della Cité, dell'Université e dell'intera città.
Il 6 gennaio 1482 non è però un giorno che la storia ricordi. Nulla di rimarchevole nell'evento che così scuoteva fin dal mattino, le campane e i borghesi di Parigi. Non si trattava né di un assalto di piccardi o di borgognoni, né di un reliquario portato in processione, né di una rivolta di scolari nella vigna di Laas, né di un ingresso del nostro temutissimo signor Messere il re, nemmeno di una bella impiccagione di briganti e di brigantesse in Place dela Justice a Parigi. Non era neanche l'arrivo, così frequente nel quindicesimo secolo, di qualche ambasciata tutta pennacchi e decorazioni. Erano trascorsi soltanto due giorni da che l'ultima cavalcata del genere, quella degli ambasciatori fiamminghi incaricati di concludere il matrimonio tra il delfino e Margherita di Fiandra, aveva fatto la sua entrata a Parigi, con grande preoccupazione di Sua Eminenza il cardinale di Borbone, il quale, per far piacere al re, aveva dovuto far buon viso a tutta quella rozza ressa di borgomastri fiamminghi, e lusingarli, a Palazzo Borbone con una molto bella moralità, satira e farsa, mentre una pioggia battente inondava alla sua porta i suoi magnifici arazzi.


[...]
Explicit: Notre-Dame de Paris di Victor Hugo:

====Donata Feroldi====Circa due anni o diciotto mesi dopo gli eventi con cui si chiude questa vicenda, quando si andò a prendere nel sotterraneo di Montflaucon il cadavere di Olivier le Daim, impiccato due giorni prima, e a cui Carlo VIII accordava la grazia di essere seppellito a Saint-Laurent in compagnia migliore, si trovarono fra tutte quelle carcasse orrende due scheletri di cui l'uno teneva l'altro stranamente abbracciato. Uno dei due scheletri, che era di donna, aveva ancora qualche brandello di veste di una stoffa che era stata bianca, e gli si vedeva intorno al collo una collanina di semi di azedarach con un sacchettino di seta, ornato di pietre verdi, aperto e vuoto. Quegli oggetti erano di così scarso valore che il boia probabilmente non aveva saputo che farsene. L'altro, che teneva il primo strettamente abbracciato, era uno scheletro d'uomo. Si notò che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa incassata tra le scapole, e una gamba più corta dell'altra. Non presentava d'altronde alcuna frattura vertebrale alla nuca, ed era evidente che non era stato impiccato. L'uomo al quale era appartenuto quello scheletro era dunque venuto in quel luogo, e lì era morto. Quando si volle staccarlo dallo scheletro che stringeva, andò in polvere.
{{NDR|Victor Hugo, ''Notre-Dame de Paris'', traduzione di Donata Feroldi, Universale Economica Feltrinelli, 2002. ISBN 8807821591}}


[...]
Personaggi e concetti creati da Victor Hugo:
Cosette (Personaggio, dal libro I miserabili)
Jean Valjean (Personaggio, dal libro I miserabili)
Javert (Personaggio, dal libro I miserabili)
Fantine (Personaggio, dal libro I miserabili)
Audiolibri di:Victor Hugo
I miserabili
Romanzo
Audiolibro del celebre romanzo romantico "I miserabili" di Victor Hugo.
I libri catalogati di Victor Hugo:
Bug-Jargal (1818)
Ernani (Hernani, ou l'Honneur Castillan) (1830)
Ernani
Guerra ai demolitori! (1993)
I lavoratori del mare
I miserabili (Les Misérables) (1862)
I Miserabili
Il Fuoco Del Cielo
Il Novantatré
Il Re si diverte (Le roy s'amuse) (1832)
Il re si diverte
L'ultimo giorno di un condannato a morte
L'Uomo Che Ride
Leggenda medioevale
Lotte sociali
Napoleone il piccolo
Notre Dame de Paris
Notre-Dame de Paris (1831)
Notre-Dame de Paris (1831)
Ruy Blas (1838)
Citazioni di Victor Hugo:
Les choses ont leur terribile “non possu...
Il Settecento è ...
Chi è triste non si volta a guardare ind...
Ah! Non insultate mai la donna che cade!...
Alla zampa di ogni uccello che vola è le...
C'è una cosa più forte di tutti gli eser...
Chi dà ai poveri presta a Dio. [Qui d...
Dio è l'invisibile evidente....
Dio s'è fatto uomo. Il diavolo s'è fatto...
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