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"Siddharta" di Hermann Hesse
Titolo:Siddharta
Titolo originale:Siddhartha
Autore:Hermann Hesse
Editore:Adelphi
Collana editoriale:Piccola Biblioteca
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1922
Pagine:197
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Tedesco
Genere:Romanzo
Traduttore:Massimo Mila
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
Recensione vocale:Siddharta.opus, 185496 bytes
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L'autore
Hermann Hesse nacque in Germania, a Calw, nel 1877. È morto a Montagnola, nel 1962.

Il suo nome originario è Hermann Karl Hesse. Nella sua carriera, Hermann Hesse ha usato anche questi soprannomi: Emil Sinclair.

Si è dedicato principalmente a queste aree: romanticismo.

Perché questo romanzo di Hermann Hesse piace tanto ai giovani di ogni nazione?

Perché questo romanzo piace tanto ai giovani di ogni nazione? Io stesso lo lessi tanti e tanti anni fa, quando ancora per me la lettura era un mondo quasi magicamente nuovo.
Siddharta affascina perché è una parabola di vita, che valica i propri limiti spaziotemporali, immergendo il lettore in un continuo divenire di esperienze, capaci di accomunare genti di tutto il mondo.
Un ragazzo, un uomo che va alla ricerca del proprio credo, dei propri valori, non soffermandosi mai in uno stato, in un frammento di conoscenza, in un obiettivo di esperienza ben definita ma limitata; al contrario egli diventa continuo pellegrino spaziale, e ancor più emozionale: un pendolare dell'Io, che strenuamente vive nuove esperienze, raggiunge una migliore comprensione della realtà, della vita, della morte. È veramente un cercatore, Siddharta, e la sua vita romanzesca intriga il lettore e lo richiama ai suoi pensieri più profondi, alle sue più intime percezioni, ad un'oggettività mediata dalla soggettività dell'Ego.
Come non ricordare le parole del protagonista? "So pensare, attendere, digiunare": questa una delle chiavi del suo pensiero.
Ed è proprio nel Sé, che l'uomo deve trovare non solo la propria essenza, ma anche la propria forza e il proprio stimolo a vivere. Questo sembra suggerirci l'autore. Mai fermarsi, continuamente sperimentare, in un perpetuo divenire di noi stessi, un panta rei che si riassume nell'episodio del fiume, un'eterna ricerca del nirvana in vita, che deve continuamente passare attraverso il samsara delle trasmigrazioni, dei cambiamenti, dei passaggi obbligati dell'esistenza.
Ma è un cammino fecondo, che non potrà che farci crescere come persone, e i cui frutti raccoglieremo in ogni epoca della nostra vita.
Questa, la grandezza di Siddharta.

PAGELLA
Scorrevolezza:9
Valore artistico:8
Contenuti:9
Globale:9

Consigliato a:

Consiglio quest'opera a tutti i giovani, che potranno individuare in questo libro alcune chiavi per i problemi esistenziali, ma anche una comunanza di conoscenza ed esperienza che travalica il tempo, avvicinando le generazioni.
Se vi è piaciuta quest'opera, vi consiglio di leggere gli altri grandi romanzi di Hermann Hesse, come "Il lupo della steppa", "Il giuoco delle perle di vetro", "La cura".
Se vi piace il misticismo orientale dell'India, leggete anche il diario di viaggio che tenne Hesse della sua esperienza indiana: "Dall'India - Annotazioni, diari, poesie, considerazioni e racconti".
Se vi piace il romanticismo, limpido e puro, che caratterizza i capolavori di Hermann Hesse, leggete anche "Vita di un perdigiorno", di Joseph Freiherr von Eichendorff, oppure le "Poesie romantiche", sempre di Hesse.

TRAMA

Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati modi. Fin dall'inizio il narratore si dimostra esterno, benché faccia intuire che la storia di Siddharta sia tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione sia quella del giovane.

Siddharta inizia il suo viaggio affiancato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i "Samana", pensatori che vivono di poco o nulla, che imparano a immedesimarsi con tutto ciò che incontrano. Così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva in una città, dove conosce la bella Kamala. Il personaggio dell’autore che dapprima sembrava “immacolato” si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore.

Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l'autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio.

Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: incontra Govinda. L’amico subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno.

Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. A quel punto si imbatte in un barcaiolo che insegna al ragazzo l’essenza dell’acqua, mostrandogli il proprio spirito, come se il fiume fosse un’entità viva. Vasudeva, questo il suo nome, ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con Vasudeva da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi.

Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile. Ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Un giorno anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta, alla ricerca anche lui di altre conoscenze.

E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo a dir poco affascinante.

Ciò che trasmette questo libro non è solo un insegnamento morale, ma una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato.

Incipit del libro Siddharta di Hermann Hesse:

Nell'ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell'ombra del bosco di Sal, all'ombra del fico crebbe Siddharta, il bel figlio del Brahmino, il giovane falco, insieme all'amico suo, Govinda, anch'egli figlio di Brahmino. Sulla riva del fiume, nei bagni, nelle sacre abluzioni, nei sacrifici votivi il sole bruniva le sue spalle lucenti. Ombre attraversavano i suoi occhi neri nel boschetto di mango, durante i giochi infantili, al canto di sua madre, durante i santi sacrifici, alle lezioni di suo padre, così dotto, durante le conversazioni dei saggi. Già da tempo Siddharta prendeva parte alle conversazioni dei saggi, si esercitava con Govinda nell'arte oratoria, nonché nell'esercizio delle facoltà di osservazione e nella pratica della concentrazione interiore.


[...]
I libri catalogati di Hermann Hesse:
Animo infantile
Dall'India - Annotazioni, diari, poesie, considerazioni e racconti (Aus Indien) (1980)
Demian (1919)
Demian
Fantasma di mezzogiorno e altri racconti (1900-1909)
Farfalle
Gertrud (1910)
Giorni di Luglio (Heumond) (1905)
Il Coraggio Di Ogni Giorno
Il giuoco delle perle di vetro (Das Glasperlenspiel) (1943)
Il Giuoco Delle Perle Di Vetro
Il lupo della steppa (Der Steppenwolf) (1927)
Il lupo della steppa (Der Steppenwolf) (1927)
Il lupo della steppa
Il miglioratore del mondo e Emil Kolb (1928)
Il pellegrinaggio in oriente
Il piacere dell'ozio
Il vagabondo
Klein e Wagner (Klein und Wagner) (1919)
Knulp - Klein e Wagner - L'ultima estate di Klingsor
Citazioni di Hermann Hesse:
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