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"Storie di vampiri" di AA.VV.
Titolo:Storie di vampiri
Autore:AA.VV.
Tipologia del supporto:Digitale
Lingua:Italiano
Genere:Non definito
DRM:Non definito
Pubblicato il:2013-03-23
:

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Autore
AA.VV. è nato in una nazione non definita.

"Storie di vampiri" è un libro scritto da AA.VV..

Questa versione in italiano è stata pubblicata da un editore non definito.

Incipit del libro Storie di vampiri di AA.VV.:




Storie di vampiri





Costumi alimentari dei trapassati


L’accenno al sangue salda in unico cerchio l’attività sessuale dei morti
con quella, già citata, di tipo nutritivo.

Anticamente, la fame dei trapassati veniva placata con periodiche offerte alimentari (come l’oblazione di latte, miele e farina in uso nel mondo
classico), ovvero richiudendo nelle loro tombe varie provviste di cibo reali
o simboliche, queste ultime sotto forma in genere di affreschi e figurine di
terracotta dipinta. Che il cibo reale venisse effettivamente utilizzato, risulta da varie testimonianze, anche in tempi relativamente recenti, giusta
ragguardevoli trattati quali la Dissertatio Historico-Philosophica de Masticatione Mortuorum di Philip Rohr (1679) e il più celebre De Masticatione Mortuorum in Tumulis di Michel M. Raufft (1734), nei quali sono riportati vari esempi, risalenti a diverse epoche, sull’attività manducatoria
nei sepolcri: morti (o presunti tali) che divorano ciò che era stato posto
nel cenotafio e rodono i sudari, giungendo a divorare le proprie stesse
membra. E, in effetti, secondo parecchie testimonianze, quando le riserve
alimentari funebri venivano meno, o erano giudicate insufficienti, il morto
provvedeva da solo.

Le leggende nelle quali si scopre l’inopinata presenza di un defunto fra i
convitati a un banchetto, sono numerose. Presso certe comunità era uso -

specie nelle più solenni occorrenze - far sedere a capotavola un cadavere
mummificato: si pensava che in tal modo, vedendo il posto già occupato,
un eventuale risurgente desistesse dal tentativo di assidersi anch’egli a
mensa.

Peraltro, secondo una folta serie di tradizioni, quello preferito dai trapassati è un cibo del tutto particolare, che non si ammannisce solitamente
nei banchetti tra i vivi: la carne umana. Nei miti più antichi, questa era
considerata infatti l’alimento vivificante per eccellenza, il «cibo degli dèi»

in grado di saldare la frattura tra la vita e la morte. La Lamia che, come
riferisce Filostrato nella Vita di Apollonio di Tiana , aveva sedotto un giovane filosofo con l’intenzione di suggergli il sangue e poi divorarlo, ammise di scegliere per le sue necessità alimentari sempre «giovani belli e forti,
perché essi hanno il sangue assai fresco» 4. L’amplesso che precedeva il
divoramento aveva del pari funzione vivificante, sulla base dell’intuitivo
principio secondo cui l’attività sessuale è fonte di vita (Vedi «Appendice
I».)

Il collegamento vita d’oltretomba-sesso-sangue, è presente in molte remote tradizioni e in un ampio spettro di culture. Si chiamava Lamashtu,
presso gli antichi Babilonesi, il dèmone femminile, larva di una prostituta,
che attirava gli uomini per berne il sangue, e


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