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"Il meglio di "GALAXY" 2" di AA.VV.
Titolo:Il meglio di "GALAXY" 2
Autore:AA.VV.
Tipologia del supporto:Digitale
Lingua:Italiano
Genere:Non definito
DRM:Non definito
Pubblicato il:2013-03-23
:

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Autore
AA.VV. è nato in una nazione non definita.

"Il meglio di "GALAXY" 2" è un libro scritto da AA.VV..

Questa edizione in italiano è pubblicata da un editore non definito.

Incipit del libro Il meglio di "GALAXY" 2 di AA.VV.:




Il meglio di “GALAXY” 2





I

I rapporti continuarono ad arrivare regolarmente dalla Psyche XIV, fino a poco prima che si aprisse la finestra per il ritorno. E poi, senza preavviso, il comandante Rogers fece sapere via radio che avevano abbandonato la superficie, erano ritornati alla nave, e avevano incominciato le operazioni per la partenza… 82 ore e 18 minuti prima del previsto. Quelli di Houston, ovviamente, reclamarono una spiegazione, ma le risposte che arrivavano dalla Psyche erano irregolari. Il divario di 220 secondi tra la partenza e la ricezione dei messaggi non favoriva la chiarezza. La Psyche interrompeva continuamente il contatto. A un certo punto Rogers disse: «È necessario che la riportiamo subito a casa, se vogliamo sperare di farcela…». A quanto pareva, stava rispondendo alle domande trasmesse da Houston; però subito dopo si sentì Hughes che chiedeva una lettura dei dati, e poi qualcosa di poco chiaro a proposito di una dose. Le interferenze elettromagnetiche solari erano rumorose, e la ricezione era un disastro. La trasmissione a voce s’interruppe senza il rituale «passo e chiudo».

Continuò, comunque, la trasmissione automatica delle informazioni da parte dell’astronave. La partenza era stata normale. E rapporti normali arrivarono durante i ventisei giorni del volo trascorsi dagli astronauti in un sonno forzato, collegati a HKL e IV. Le missioni Psyche non avevano mo-nitor medici. Il solo collegamento con l’equipaggio era il contatto a voce.

Quando, il 27° giorno, quelli della Psyche non chiamarono, a Houston la lunga tensione diventò disperazione.

Gli apparecchi automatici di bordo, guidati da terra, avevano appena stabilito la rotta di rientro della Psyche quando gli altoparlanti ammutoliti improvvisamente dissero, con la voce di Hughes: «Houston, potete darmi le letture? Qui, interferenza ottica». Cercarono di dargli istruzioni, ma l’unica volta che lui tentò una correzione manuale ottenne effetti catastrofici, e da Terra dovettero perdere cinque ore per compensare il guaio. Gli dissero di lasciar perdere, avrebbero pensato loro a far atterrare la nave. E dopo pochissimi istanti, il contatto a voce si perse di nuovo.

I grandi paracadute chiari si schiusero sopra il Pacifico grigio, come rose che scendessero lente dal cielo. La nave, arroventata dalla velocità, si tuffò fischiando, perdendo vapore; poi risalì a galla e si dondolò tranquilla sulle onde lunghe. Il comando a terra aveva compiuto un capolavoro. La Psyche era scesa a meno di mezzo chilometro dalla California. Gli elicotteri vennero ad aleggiarle intorno, le zattere furono montate, la nave venne stabi-lizzata, il portello si aprì. Non uscì nessuno.

Allora entrarono e li tirarono fuori.

Il comandante Rogers era sul sedile di


[...]
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