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"Horroriana" di AA.VV.
Titolo:Horroriana
Autore:AA.VV.
Tipologia del supporto:Digitale
Lingua:Italiano
Genere:Non definito
DRM:Non definito
Pubblicato il:2013-03-23
:

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Autore
AA.VV. è nato in una nazione non definita.

"Horroriana" è un libro di AA.VV..

Questa versione in italiano è stata pubblicata da un editore non definito.

Incipit del libro Horroriana di AA.VV.:




Horroriana





PRESENTAZIONE


Quando si parla di narrativa dell’orrore è praticamente impossibile evitare un balzo in primo piano di elementi ormai stereotipi quali il morso di
un vampiro o l’apparizione di un fantasma, qualche mostro di natura incerta che tende agguati nel buio o qualche morto che ritorna sui suoi passi, eppure l’ horror non è un campo che possa essere così facilmente ricondotto all’uso di qualche cliché o racchiuso in una determinata cornice sto-rica. Se i toni ‘orrorifici’ sono infatti antichi almeno quanto la letteratura,
nel senso che spesso troviamo perfino presso gli assiri e gli egizi spunti e
motivi capaci di suscitare raccapriccio in chi legge, non scordiamo che
anche questo genere narrativo risente dei tempi e dei costumi. Lo stesso
Polifemo dell’Odissea, che oggi potrebbe terrorizzare in virtù delle sue
dimensioni e del suo forzato monocolo, veniva invece accettato da Ulisse
come anfitrione probabilmente cortese… fino al momento in cui il padrone
di casa non si metteva a divorare gli ospiti. Ogni tempo e ogni società di-mostrano insomma una predilezione tutta particolare per certi elementi
orrorifici e non per altri, se nel medioevo tali elementi erano riconducibili
quasi sempre alla presenza del Diavolo o ai rischi collegati, nell’età Vittoriana bastavano un vecchio spettro o un monaco maledetto (magari impegnato in crudeli opere di perdizione della propria anima) a suscitare un
tonificante raccapriccio. Si può facilmente dimostrare che il senso dell’orrore ha sempre accompagnato l’uomo lungo la propria storia come un inevitabile corollario dell’umanissima e archetipale paura dell’ignoto, dif-ferenziando i suoi temi e gli ‘oggetti’ della paura in accordo con il diverso
contesto culturale che lo ospitava. Nel nostro secolo, Freud e ancor prima
Charcot sono stati fra i primi ad infierire con vigore e con affilate teorie
sul candido e decadente lenzuolo degli spettri dell’ottocento, instillando il
dubbio che gli incubi peggiori fossero proprio quelli dentro la nostra mente, e non le tristi lamie imperversanti nei cimiteri in notti cupe. Questo non
significa che i vampiri e gli altri orrori del secolo scorso siano scomparsi
con una sola passata di spugna, ma bensì che in queste pagine non sono
presenti né Sheridan Le Fanu né Algernon Blackwood, così come sono pu-re assenti Montague Rhodes James e Lord Bulwer-Lytton, poiché la loro
personale accezione dell’orrore narrativo appartiene interamente ad un’epoca ormai lontana dal nostro modo di sentire. I racconti qui radunati
spaziano infatti su settant’anni - settantuno per l’esattezza - di narrativa
specializzata, andando dal 1906 (con H.H. Ewers) al 1977 (con Stephen
King, l’autore di Carrie ), e rappresentano a tutt’oggi l’esempio più organi-co di una raccolta che comprenda il meglio dell’orrore moderno. Suddivisi
per


[...]
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