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"Fiabe cinesi e tibetane" di AA.VV.
Titolo:Fiabe cinesi e tibetane
Autore:AA.VV.
Tipologia del supporto:Digitale
Lingua:Non definita
Genere:Non definito
DRM:Non definito
Pubblicato il:2013-03-23
:

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Autore
AA.VV. è nato in una nazione non definita.

"Fiabe cinesi e tibetane" è un libro di AA.VV..

Questa versione in non definita è stata pubblicata da un editore non definito.

Incipit del libro Fiabe cinesi e tibetane di AA.VV.:










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INTRODUZIONE

 



 



La vita quotidiana dei mortali, il favoloso regno degli uccelli e degli animali, e il mondo soprannaturale degli dèi e dei fantasmi, si mescolano in questi racconti, fiabe e fantasie. Come le fiabe popolari dell’Occidente, essi sgorgano dalle profonde sorgenti della storia e dell’immaginazione di una civiltà; e i contadini, i filosofi, le vergini, i re, i giudici, le tigri e i pappagalli che v’incontriamo, ci ricordano, a volte, personaggi di leggende più familiari. Allo stesso tempo, queste storie recano l’impronta della società e delle tradizioni originali che le hanno prodotte. Esse offrono una chiara visione dell’ordine sociale cinese, attraverso le complesse relazioni che lo definiscono: imperatore e suddito, padre e figlio, marito e moglie (o mogli), funzionario e contadino, uomo e animale.



I filosofi confuciani, che prevalsero nello stato cinese, concepivano queste relazioni come un armonioso equilibrio di doveri, e numerosi scritti di questa raccolta illustrano la loro concezione dell’ordine e dell’autorità. Generalmente parlando, i confuciani erano la voce degli ordini superiori: imperatore, padre, marito. La maggior parte dei nostri racconti, tuttavia, danno voce alle altre parti sociali, poiché essi provengono dai taoisti, filosofi e critici che rappresentano gli ordini inferiori e che furono, storicamente, oppositori dei confuciani. La visione taoista trovò un vivido mezzo di espressione nella letteratura popolare: in novelle, scherzi, racconti e leggende, come quelli che possiamo leggere in questo libro. In effetti, uno degli scopi di questo genere narrativo, disprezzato e anche messo al bando dalle autorità confuciane, fu quello di dare pubblicità ai crimini dei potenti e alle ingiurie sofferte dai subordinati, inclusi i bambini, le donne, gli animali. Come il conflitto tra superiori e inferiori plasmò la storia della Cina, così la rivalità tra le due grandi filosofie plasmò la cultura cinese.



Nella dottrina di Confucio, l’imperatore siede al centro dei regni: politico, sociale e naturale. Egli governa su mandato del cielo e la sua autorità spirituale s’irradia in cerchi concentrici; in cambio, riceve l’obbedienza e la fedeltà degli esseri umani e la sottomissione delle creature e delle cose. Il suddito cinese vedeva simultaneamente in lui il Figlio del Cielo e il padre del popolo, fondendo così i ruoli occidentali del re e del papa in una sola figura di semidio. Come discendente del fondatore della propria dinastia, l’imperatore era tenuto all’adorazione filiale degli antenati e al buon governo della famiglia; in particolare, doveva aver cura della sistemazione matrimoniale e della conveniente educazione del figlio destinato a succedergli. Nel confucianesimo, il principio ereditario era fondamentale, poiché la famiglia imperiale costituiva il cuore dello


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