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"Amleto" di William Shakespeare
Titolo:Amleto
Titolo originale:Hamlet
Titoli originali alternativi:The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark
Autore:William Shakespeare
Editore:Longanesi & C.
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1601
Pagine:279
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Inglese
Genere:Opera teatrale
DRM:
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L'autore
William Shakespeare è nato nel Regno Unito, a Stratford-upon-Avon, nel 1564. È morto a Stratford-upon-Avon, nel 1616.

Trama, tratta da Wikipedia

Sulle torri che cingono Elsinore, capitale della Danimarca, due soldati s'interrogano sul fantasma che nelle ultime sere sta facendo la sua comparsa, aspettando il cambio di mezzanotte. Al cambio, insieme alla sentinella arriva anche Orazio, amico del principe, chiamato dalla guardia a vigilare sullo strano fenomeno.

Lo spettro compare per la prima volta poco dopo la mezzanotte e si fa subito notare da Orazio per la somiglianza con il defunto sovrano; rimane però muto, e poco dopo scompare. I due restano in attesa di altre apparizioni. Orazio spiega così a Marcello che il figlio di Fortebraccio sta riunendo un'armata ai confini della Norvegia, per riprendersi i territori che il padre ha perso in un duello con il defunto re. Prima dell'alba riappare il fantasma, ma quando è sul punto di parlare in seguito alle continue richieste di Orazio, canta il gallo e con questo suono scompare.

La scena si sposta ora nel consiglio reale da poco apertosi. Sono presenti il re Claudio, la regina Gertrude, Amleto, il ciambellano Polonio, suo figlio Laerte, i due ambasciatori Cornelio e Voltimando, e altri. Nella riunione viene per prima discussa la questione di Fortebraccio figlio, e viene deciso di mandare i due ambasciatori dal re di Norvegia suo zio per convincerlo a indurre il nipote a più miti azioni. Poi Laerte chiede al re di poter partire alla volta della Francia e questi glielo permette.

Orazio intanto va da Amleto e lo mette al corrente delle apparizioni di uno spirito con le sembianze del padre e del proprio presentimento che questi voglia parlare solamente con lui. Decidono quindi d'incontrarsi sulle mura verso le undici. Giunti sulle mura lo spirito fa la sua apparizione e chiede subito di parlare con il solo Amleto. Questi, intuendo che si tratta dello spirito del padre, accetta senza esitazioni. Quando rimangono soli, lo spettro svela ad Amleto questa tremenda verità: la moglie e il fratello di suo padre si amavano fin da prima della sua morte, e quest'ultimo, desideroso del suo trono, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, gli versò nell'orecchio un veleno mortale. Alla fine della tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, ed egli accoglie la richiesta senza indugiare.

Tornato tra i suoi amici (Orazio e la guardia Marcello), nonostante le richieste di questi di svelare loro il contenuto del colloquio, Amleto resta muto e li fa anche giurare, aiutato in questo compito dalla voce dello spettro, di non parlare con nessuno delle apparizioni. Dopo l'incontro Amleto diventa ancora più tetro, e i sovrani preoccupati mandano a chiamare Rosencrantz e Guildenstern (due amici dell'università) affinché indaghino sulla malinconia del principe. I due parlano a lungo con Amleto e, mossi dal sentimento di amicizia, gli svelano anche il motivo della loro venuta; tentano comunque di rallegrare il principe sfruttando l'occasione dell'arrivo di una compagnia teatrale.

A questo evento Amleto si dimostra molto gioioso, ma non perché contento del nuovo svago che gli si prospetta, bensì perché ha ideato un piano per vedere se le informazioni dello spettro provengano davvero dallo spirito del padre o siano una demoniaca falsità usata per indurlo all'assassinio. I due compagni vengono intanto richiamati dal re per sapere se hanno scoperto qualcosa sulla crisi di Amleto e su come si possa riportarlo ai vecchi svaghi. Presente anche Polonio, quando vede che i due non riescono a spiegare la causa dei problemi del principe, propone al re di verificare se la tristezza di Amleto derivi dal non vedere più Ofelia. Quindi, congedati Rosencrantz e Guildenstern e notando l'arrivo d'Amleto, Polonio, il re e la regina si nascondono lasciando sola Ofelia affinché si possa incontrare in modo “casuale” con Amleto. Amleto però giunge in quel momento in preda ai furori causatigli dalla rivelazione dello spettro, cosicché rifiuta ogni idea di vita coniugale e alla povera Ofelia, che gli ricorda le vecchie promesse d'amore, consiglia di farsi suora terminando il loro dialogo con la tetra frase "Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà". Lo zio sentendo questa frase sospetta che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, e comincia quindi a prospettare l'idea di esiliarlo in Inghilterra con la scusa di qualche incarico amministrativo.

Amleto dopo ciò va dagli attori per raccomandare loro una buona interpretazione nello spettacolo della sera. Il suo piano infatti consiste nel verificare se le accuse dello spettro sono vere inscenando un dramma, "L'assassinio di Gonzago", simile a quello accaduto e osservando le reazioni del re: se il re si fosse mostrato turbato, ciò avrebbe significato che le accuse del fantasma erano fondate. L'idea riesce al meglio: quando infatti c'è la scena dell'avvelenamento, il re esce incollerito dal teatro. Dopo ciò la madre, per placare la collera del re, chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi della rappresentazione di quel dramma.

La regina intanto a colloquio con il figlio stabilisce insieme a Polonio che quest'ultimo si nasconda nella sua camera, cosicché possa riferire al re le parole di Amleto. Amleto, mentre sfoga la sua collera con la madre, scambia Polonio per il re e lo uccide al grido di "un topo, un topo", e alla fine porta senza alcun rimorso il corpo con sé per seppellirlo velocemente.

Saputo di quest'atto, il re conviene che si deve affrettare la sua partenza per la Gran Bretagna e manda Rosencrantz e Guildenstern a sollecitarlo per partire subito con la scusa del vento favorevole. Ofelia intanto giunge al palazzo in uno stato di completa pazzia perché, essendo venuta a sapere da alcune voci che il padre Polonio è stato ucciso, è stata sopraffatta dal nuovo dolore, aggiuntosi alla delusione amorosa inflittale da Amleto.

Amleto intanto, in cammino verso il porto per imbarcarsi per l'Inghilterra, incontra le armate di Fortebraccio che passano sul territorio danese per attaccare la Polonia. Informatosi presso i soldati dell'importanza del territorio, viene a sapere che è un terreno brullo e strategicamente inutile, ma che loro lo conquisteranno anche se ben difeso dai polacchi solamente per l'onore che deriva da una conquista. Ciò induce Amleto a riflettere sulla propria meschinità che gli fa lasciare invendicato l'assassinio del padre nonostante la richiesta di questo di una vendetta.

Laerte intanto, cui sono giunte delle false voci secondo le quali suo padre è stato ucciso dal re, messosi alla guida di un'accozzaglia di criminali e avventurieri giunge in Danimarca, sbaraglia l'esercito danese e si presenta davanti al re chiedendogli conto sia della morte di Polonio sia dei mancati onori funebri. Il re dopo un lungo colloquio, durante il quale compare anche Ofelia, riesce a illustrare al furente Laerte tutta la verità, omettendo naturalmente il motivo della furia del principe.

Intanto arriva a Orazio una lettera di Amleto in cui gli dice che di tutto l'equipaggio della nave lui solo è stato catturato dai pirati, e gli ordina di portare la lettera allegata a quella che sta leggendo al sovrano. Orazio manda subito un corriere al re che giunge verso la fine della sua discussione con Laerte. La missiva annuncia al sovrano l'imminente ritorno di Amleto in Danimarca.

Il re propone allora a Laerte, come mezzo di vendetta, di sfidare Amleto a duello, ma di smussare la spada dell'avversario, di intingere in un mortale veleno la propria e di riempire la coppa del vincitore di un altrettanto letale veleno nel caso vinca Amleto. Laerte acconsente.

Nel frattempo Ofelia, ormai pazza, si è uccisa gettandosi in un lago e due becchini le stanno scavando la fossa. Amleto passeggiando con Orazio passa di lì e s'interroga su quale nobildonna (perché solo una nobildonna potrebbe avere una sepoltura cristiana anche uccidendosi) debba esser seppellita lì. Quando vede il corteo funebre capisce tutto e non può fare a meno di accorrere sulla bara di Ofelia. Laerte, pieno di collera contro di lui, lo riempie d'insulti e lo sfida a duello. Il giorno seguente Amleto viene chiamato nella sala del re per la sfida che sarà all'ultimo sangue. Amleto però prima del duello si riconcilia con Laerte per mezzo di sincere scuse e dimostrazioni di stima.

Comincia il duello e, mentre questo si svolge, la regina chiede da bere, bevendo dalla coppa di vino avvelenata. I duellanti intanto si scambiano più volte i fioretti cosicché ognuno si ferisce con quello avvelenato. La prima a soccombere è la regina. Allora Laerte, pentito di aver escogitato un così ignobile piano, rivela tutto ad Amleto e poi muore per il veleno sulla punta del fioretto. La furia del principe si abbatte allora sul re che è trafitto da Amleto con la spada avvelenata e muore.

Amleto è in fin di vita quando Orazio gli annuncia che Fortebraccio è appena tornato vittorioso dalla Polonia. Amleto allora lo propone come nuovo re e muore. Fortebraccio, giunto quindi al castello, sale sul trono in quanto quello con maggiori diritti a reclamarlo, e dispone grandi funerali per il defunto principe.


Frontespizio di un'edizione
storica.
Incipit del libro Amleto di William Shakespeare:

Notte fonda. FRANCESCO è al suo posto di guardia; BERNARDO entra e gli va incontro.

Bernardo – Chi vive là?
Francesco – Di' chi sei tu, piuttosto.
Bernardo – Viva il re!
Francesco – Sei Bernardo!
Bernardo – Lui.
Francesco – Puntuale. Mezzanotte è battuta proprio adesso.
Bernardo – Va' a letto, va'.


[...]
I libri catalogati di William Shakespeare:
Amleto (Hamlet) (1601)
Amleto
Antonio e Cleopatra (Antony and Cleopatra) (1606)
Antonio e Cleopatra
Cimbelino (Cymbeline) (1609)
Cimbelino
Come vi piace (As You Like It) (1599)
Coriolano (The Tragedy of Coriolanus) (1608)
Coriolano
Enrico IV - parte 1
Enrico IV - parte 2
Enrico IV, parte prima (King Henry the Fourth, First part) (1597)
Enrico IV, parte seconda (King Henry Fourth, Second part) (1598)
Enrico V (The Life of King Henry the Fifth) (1600)
Enrico VI (King Henry the Sixth)
Enrico VI-I (King Henry VI, Part I) (1588-1592)
Enrico VI-III (Henry VI, Part 3) (1588 - 1592)
Enrico VIII (The Life of King Henry the Eighth) (1612 - 1613)
Giulio Cesare (Julius Caesar) (1599)
Giulio Cesare
I Due Gentiluomini Di Verona
I Due Nobili Cugini
I sonetti (Sonnets) (1609)
I Sonetti
Il mercante di Venezia (The Merchant of Venice) (1596)
Il Mercante Di Venezia
Il racconto d'inverno
Il Ratto di Lucrezia (The Rape of Lucrece) (1594)
Il re Giovanni
La bisbetica domata (The taming of the shrew) (1594)
La Bisbetica Domata
La commedia degli errori
La dodicesima notte
La dodicesima notte ovvero quel che volete (Twelfth night: or, what you will) (1600)
La tempesta
Le allegre comari di Windsor (The Merry Wives of Windsor) (1599)
Le allegre comari di Windsor
Le commedie eufuistiche
Macbeth (1606)
Macbeth
Misura per misura
Molto rumore per nulla (Much ado about nothing) (1598)
Molto rumore per nulla
Otello (The tragedy of Othello, the moor of Venice) (1604)
Otello
Pene D'Amor Perdute (Love's Labour's Lost) (1593-1596 circa)
Pericle, il principe di Tiro
Pericle, principe di Tiro (Pericles, Prince of Tyre) (1608)
Pericle, principe di Tiro
Re Giovanni (The Life and Death of King John) (1590-1597)
Re Lear (The tragedy of King Lear) (1605)
Re Lear
Riccardo II
Riccardo III
Romeo e Giulietta (Romeo and Juliet) (1595)
Romeo E Giulietta
Sogno di una notte di mezza estate (A Midsummer night's dream) (1595)
Sogno di una notte di mezza estate
Timone d'Atene
Timone Di Atene
Tito Andronico (Titus Andronicus) (1593)
Tito Andronico
Troilo e Cressida
Troilo e Cressidra
Tutto è bene quel che finisce bene
Tutto E' Bene Quel Che Finisce Bene
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Citazioni di William Shakespeare:
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(pag. 57-58) Buffone (cantando): Chi...
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(pag. 28) Iago: Che eresia! Sono sette...
(pag. 38) Iago: [...] La chiarezza non...
(pag. 53) Iago: Perdonatemi, mio buon s...
(pag. 97) Nutrice: Ditemi, di grazia, s...
(pag. 101) Nutrice: È fidato il vostro...
(pag. 137-139) Leonato: [...] Fratello,...
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