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"Dark Crystal" di A. C. H. Smith
Titolo:Dark Crystal
Autore:A. C. H. Smith
Editore:Futura Publications
Tipologia del supporto:Digitale
Lingua:Italiano
Genere:Non definito
Codice ISBN:9780708822319
DRM:Non definito
Pubblicato il:2013-03-23
:

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Autore
A. C. H. Smith è nato in una nazione non definita.

"Dark Crystal" è un libro scritto da A. C. H. Smith.

Questa edizione in italiano è edita da Futura Publications (ISBN: 9780708822319).

Incipit del libro Dark Crystal di A. C. H. Smith:




Dark Crystal





1

La fucina dei tuoni

C’era solamente Jen. Jen solo.

Il suo gioco preferito consisteva nel suonare il flauto e immaginare che altri Ghelfling, sollecitati dalla sua musica, sbucassero da dietro gli alberi vicini, strisciando silenziosi alle sue spalle, mentre lui se ne stava seduto accanto alla cascata. Li immaginava sorridenti perché convinti che le rocce li nascondessero alla sua vista. E quando lui avesse smesso di suonare e si fosse voltato di scatto cogliendoli di sorpresa mentre si muovevano, sarebbero stati costretti a restare per sempre con lui nella valle degli urRu.

Ma si trattava solamente di un gioco che giocava da solo.

Sotto la cascata c’erano pozze verdi in cui lui amava nuotare. Si tuffava sotto le alghe per poi risalire lentamente verso la superficie con la faccia rivolta verso l’alto guardando i raggi del sole danzare e poi spezzarsi, e poi tornare a danzare sul pelo dell’acqua, come i metalli roventi nelle coppe di urTih, l’Alchimista. Le creature delle pozze lo seguivano a nuoto, senza paura, perché lo conoscevano: i Myrrhie gialli e bruni, i lunghi e serpentini Krikids. Jen aveva sempre nuotato insieme a loro nelle pozze, da quando gli urRu l’avevano portato a vivere insieme ad essi nella loro valle. Jen fingeva che le creature dell’acqua, della terra e dell’aria gli fossero amiche.

E in verità lo erano, ma si trattava di amici con cui non poteva parlare.

Solamente gli urRu parlavano in Ghelfling con lui, e lo facevano sempre, perché la loro lingua era tanto difficile che Jen non era in grado di impararla. Gli urRu erano i suoi veri amici, naturalmente, anche se era difficile pensare a loro come amici: erano così immensamente vecchi e lenti ed enormi e astratti dal mondo reale.

Jen strinse le palpebre per guardare il cielo. Era così strano, quel giorno.

Gli urRu erano gentili con lui, anche se a Jen non piaceva il loro cibo.

Non ricordava com’era quello dei Ghelfling: riusciva solo a ricordare sua madre come un’ombra china sul suo corpicino, ma era convinto che in qualche posto esistevano cibi che gli sarebbero piaciuti. Quando l’aveva chiesto, gli urRu gli avevano risposto che non crescevano, nella loro valle, e quando indicava le bacche che gli sarebbe piaciuto mangiare, gli proibivano di assaggiarle nel timore che potessero essere velenose per lui.

– Saggi – diceva Jen, perché urRu voleva appunto dire vecchi sapienti –

la vostra saggezza non è in grado di dirvi se quelle bacche porporine sono velenose o no?

Allora essi scrollavano le grandi teste severe, dai sottili capelli grigi che scendevano a coprire le orecchie, e gli


[...]
I libri catalogati di A. C. H. Smith:
Dark Crystal
Labyrinth

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