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"Elegia di Madonna Fiammetta" di Giovanni Boccaccio
Titolo:Elegia di Madonna Fiammetta
Titolo originale:Elegia di Madonna Fiammetta
Autore:Giovanni Boccaccio
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1343-1344
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Romanzo
Argomento:Psicologia
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
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Pubblicato il:2013-03-15
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L'autore
Giovanni Boccaccio nacque in Italia, a Certaldo, nel 1313. È morto a Certaldo, nel 1375.

"Elegia di Madonna Fiammetta" è un romanzo di Giovanni Boccaccio che è stato inizialmente pubblicato in lingua italiano nel 1343-1344.

Questa versione in italiano è stata stampata da Liber Liber.

TRAMA

La protagonista voce narrante racconta la sua vicenda sentimentale: innamoratasi al primo sguardo di Panfilo, mercante fiorentino, vive una stagione di felicità interrotta però dalla partenza dell'amante per Firenze.

La promessa infranta di Panfilo di un successivo ritorno a Napoli è il primo evento di una serie di peripezie: la donna apprende prima che Panfilo si è sposato, ma quando è in procinto di riconquistare una rassegnata serenità, viene a sapere che quella notizia era falsa e che l'amato ha invece una relazione con una donna fiorentina. Folle di gelosia, Fiammetta vuol darsi la morte ma ciò le viene impedito dalla vecchia nutrice.

Arriva infine la notizia di un prossimo ritorno a Napoli dell'amato e Fiammetta torna nuovamente a sperare.

Incipit del libro Elegia di Madonna Fiammetta di Giovanni Boccaccio:

Incomincia il libro chiamato Elegia di Madonna Fiammetta,
da lei alle innamorate donne mandato.

Prologo

Suole a' miseri crescere di dolersi vaghezza, quando di sé discernono o sentono compassione in alcuno. Adunque, acciò che in me, volonterosa più che altra a dolermi, di ciò per lunga usanza non menomi la cagione, ma s'avanzi, mi piace, o nobili donne, ne' cuori delle quali amore più che nel mio forse felicemente dimora, narrando i casi miei, di farvi, s'io posso, pietose. Né m'è cura perché il mio parlare agli uomini non pervenga, anzi, in quanto io posso, del tutto il niego loro, però che sì miseramente in me l'acerbità d'alcuno si discuopre, che gli altri simili imaginando, piuttosto schernevole riso che pietose lagrime ne vedrei. Voi sole, le quali io per me medesima conosco pieghevoli e agl'infortunii pie, priego che leggiate; voi, leggendo, non troverete favole greche ornate di molte bugie, né troiane battaglie sozze per molto sangue, ma amorose, stimolate da molti disiri, nelle quali davanti agli occhi vostri appariranno le misere lagrime, gl'impetuosi sospiri, le dolenti voci e li tempestosi pensieri, li quali, con istimolo continuo molestandomi, insieme il cibo, il sonno, i lieti tempi e l'amata bellezza hanno da me tolta via. Le quali cose, se con quel cuore che sogliono essere le donne vederete, ciascuna per sé e tutte insieme adunate, sono certa che li dilicati visi con lagrime bagnerete, le quali a me, che altro non cerco, di dolore perpetuo fieno cagione. Priegovi che d'averle non rifiutate, pensando che, sì come li miei, così poco sono stabili li vostri casi, li quali se a' miei simili ritornassero, il che cessilo Iddio, care vi sarebbero rendendolevi. E acciò che il tempo più nel parlare che nel piagnere non trascorra, brievemente allo impromesso mi sforzerò di venire, da' miei amori più felici che stabili cominciando, acciò che da quella felicità allo stato presente argomento prendendo, me più che altra conosciate infelice; e quindi a' casi infelici, onde io con ragione piango, con lagrimevole stilo seguirò come io posso. Ma primieramente, se de' miseri sono li prieghi ascoltati, afflitta sì come io sono, bagnata delle mie lagrime, priego, se alcuna deità è nel cielo la cui santa mente per me sia da pietà tocca, che la dolente memoria aiuti, e sostenga la tremante mano alla presente opera, e così le faccia possenti, che quali nella mente io ho sentite e sento l'angoscie, cotali l'una profferi le parole, l'altra, più a tale oficio volonterosa che forte, le scriva.


[...]
I libri catalogati di Giovanni Boccaccio:
Comedia delle ninfe fiorentine
Corbaccio
Decameron (1349-1351 circa)
Della Canaria e delle altre isole oltre Ispania nell'oceano nuovamente ritrovate
Della geneologia de gli Dei di m. Giovanni Boccaccio libri quindeci. Ne' quali si tratta dell'origine, & discendenza di tutti gli Dei de' gentili. Tradotta già per m. Gioseppe Betussi (Genealogie deorum gentilium) (1360)
Elegia di Madonna Fiammetta (1343-1344)
Elegia di Madonna Fiammetta
Filocolo (1336)
Il comento alla Divina Commedia e gli altri scritti intorno a Dante (1918)
Il Decamerone
Il Filostrato
Opere volgari
Trattatello in laude di Dante (1357-1361)
Citazioni di Giovanni Boccaccio:
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