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"Processo e morte di Socrate (Apologia-Fedone)" di Platone
Titolo:Processo e morte di Socrate (Apologia-Fedone)
Titolo originale:Πλάτωνος Ἀπολογία Σωκράτους, Φαίδων
Titoli originali alternativi:Apologia di Socrate, Fedone
Autore:Platone
Editore:Newton Compton
Collana editoriale:100 pagine 1000 lire
Tipologia del supporto:Cartaceo
Pagine:97
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Greco antico
Genere:Saggio
Argomento:Filosofia
Prezzo :1000
DRM:
:

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L'autore
Platone nacque nell'Antica Grecia, ad Atene, nel 428 a.C./427 a.C.. È morto ad Atene, nel 348 a.C./347 a.C..

Il suo nome originario è Πλάτων.

Nella sua vita si è dedicato a queste aree: filosofia.

Opere contenute

1) Apologia di Socrate
2) Fedone

Incipit del libro Processo e morte di Socrate (Apologia-Fedone) di Platone:

Capitolo primo

Quello che è avvenuto a voi, Ateniesi, in udire i miei accusatori, non so; ma io, per cagion loro, poco meno mi dimenticai di me stesso, cosí parlarono persuasivamente: benché, se ho a dire, essi non han detto nulla di vero. Ma delle molte loro menzogne ne ammirai massimamente una, questa: dissero che a voi bene conveniva guardarvi non foste tratti da me in inganno, perciò che sono terribile dicitore. Imperocché a non vergognarsi che tosto li avrei smentiti, mostrando in fatto non essere niente terribile dicitore, questa mi parve la lor maggiore impudenza: salvo che non chiamino terribile dicitore uno che dice il vero; ché, se intendono cosí, ben consentirei che sono oratore io: ma non a lor modo. Essi dunque han detto poco o nulla di vero, come io dico; ma da me voi udirete tutta la verità. Non, per Giove, orazioni ornate, come le loro, di frasi e parole belle; ma sí udirete cose dette senza niuno studio, con quelle parole che vengono, ma giuste, io credo; e niun di voi si aspetti altro da me. Perché non istarebbe bene, che io, o cittadini, venissi innanzi a voi come un giovinetto che modelli sue orazioni; io, a questa età. Anzi, o Ateniesi, di questo prego voi, e voi supplico, che se udite me con quelle parole difender me stesso con le quali son solito parlare e in mercato ai banchi, dove mi hanno udito molti di voi, e altrove, non vi maravigliate né facciate rumore. La cosa va cosí: io, la prima volta ora, vengo su in tribunale e ho settant’anni; onde alla dicitura di qui sono proprio forestiero. E dacché, se fossi veramente forestiero, voi mi perdonereste se io vi parlassi in quella voce e quel modo ne’ quali fossi allevato, prego voi ora (e mi par che a ragione) che non badiate alla maniera di dire (forse potrebb’ella esser peggio, forse meglio), e guardiate solo e consideriate se dico cose giuste, o no. Imperocché questa è la virtú del giudice; quella dell’oratore poi, è dire il vero.


[...]
I libri catalogati di Platone:
Alcibiade maggiore
Alcibiade minore
Amanti
Apologia di Socrate
Carmide
Clitofonte
Cratilo
Critone
Crizia
Epinomide
Eutidemo
Eutifrone
Fedone
Fedro
Filebo
Gorgia
Il Menone
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Ippia maggiore
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