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"I Lusiadi" di Luís de Camões
Titolo:I Lusiadi
Titolo originale:Os Lusíadas
Autore:Luís de Camões
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1572
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Portoghese
Genere:Poema
Traduttore:Antonio Nervi
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
eBook:Leggi l'eBook
Pubblicato il:2013-08-25
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L'autore
Luís de Camões nacque in Portogallo, a Lisbona, nel 1524 circa. È morto a Lisbona, nel 1580.

Il suo nome originario è Luís Vaz de Camões.

"I Lusiadi" (titolo in lingua originale: Os Lusíadas) è un poema di Luís de Camões, pubblicato inizialmente nel 1572 in portoghese.

Questa edizione in italiano, tradotta da Antonio Nervi, è stata pubblicata da Liber Liber.

TRAMA

Scritto seguendo il classico stile omerico, il poema epico narra principalmente il periodo storico delle grandi scoperte geografiche avvenute tra il XV e XVI secolo, dando una rilettura leggendaria e fantastica della storia, come fece Virgilio in relazione alla storia di Roma.

L'azione centrale è la scoperta della via marittima per l'India realizzata da Vasco de Gama, ma il racconto descrive anche altri episodi della storia del Portogallo, esaltando il popolo portoghese.


I Lusiadi, frontespizio originale in
portoghese della prima edizione.
Incipit del libro I Lusiadi di Luís de Camões:

Vasco di Gama, nel recarsi vicerè alle Indie, salpava, nel 1524, per l'ultima volta da Lisbona; in quell'anno stesso e nella medesima città, nasceva Luigi Camoens che doveva essere il poeta degli argonauti portoghesi. Suo padre, disceso da illustre famiglia, che per essere vissuta alla Corte aveva provato i favori e le disgrazie che il capriccio dei sovrani dispensa, viveva in mediocre stato.
Camoens non appartiene ai piccoli prodigi di precocità: studiò alla celebre università di Coimbra; poscia tornò a Lisbona, dove frequentò alquanto la Corte, per quello che lo comportava la modestia dei suoi averi; e scrisse le sue prime poesie per gli amici.
Quest'anima ardente, già aperta ai più nobili affetti, concepì in quel tempo una violenta passione per una dama di Corte; e la tradizione vuole che fosse Caterina d'Atayde, sorella di don Antonio d'Atayde, favorito del re Giovanni III. La scoperta di importanti documenti, provò che questa tradizione non può oramai essere posta in dubbio. Coloro che vorrebbero negare l'esistenza di Laura e quella di Eleonora, vorrebbero mettere questa fervida passione fra gli amori immaginari di cui gli ammiratori d'un gran poeta si piacciono di esagerare l'influenza. Ma perfino un prelato che avrebbe desiderato un Camoens austero di costumi, confessò che il poeta amò una gran dama, e che questo amore fu causa del suo esiglio al Poibatejo: questo avvenimento, ch'è il principio d'una lunga catena di sventure, ebbe luogo fra gli anni 1545 e 1550.
Uno storico, che commentò il poeta colla più appassionata ammirazione, Faria y Souza, pare persuaso che un matrimonio fosse fissato fra i due amanti, e che solo l'infedeltà di Caterina d'Atayde abbia ricompensato l'amore del poeta: egli aggiunge, come prova di ciò che narra, i versi di Camoens, il cui senso è abbastanza significante per dar fede alla sua opinione.
L'esiglio si prolungò fino al 1550: tornato a Lisbona il poeta si trovava isolato in mezzo alla folla, e deciso di salpare per l'Africa, a combattere sotto Don Alfonso di Noronha. "Marte mi fece provare i suoi amari frutti" scrisse più tardi Camoens; e infatti, nel combattere da valoroso davanti Ceuta, contro i Mori, perdette l'occhio destro.
Nel 1552 è di nuovo a Lisbona, di nuovo solo. Nessuno l'aveva per anco indovinato: e nel 1553, quando mise in atto un antico suo progetto di recarsi nelle Indie Orientali, fu sotto il semplice titolo di scudiero ch'egli venne accolto sulla flotta di Fernando Alvarez Cabral, al posto di un altro giovane, che non aveva potuto imbarcarsi. Alcuni scrittori pretendono ch'egli portò seco dalla patria quel sentimento di amaro dolore di cui i suoi versi elegiaci racchiudono tante prove, e si suppone che Caterina d'Atayde, celebrata sotto il nome di Natercia, non fosse già più tra i viventi.
È impossibile di chiarire oggi questo punto della biografia di Camoens; ma la necessità di lasciare il suo paese, l'isolamento nel quale si trovava, il sentimento delle grandi cose che poteva compiere, e che giammai forse si realizzerebbero, tutto ciò bastava, senza dubbio, per imprimere a' suoi addii quel carattere d'amarezza profonda che traspare in una delle sue lettere che ci fu conservata. Come il Romano, egli esclamò: Ingrata patria, non possidebis ossa mea.
Ma il vento che gonfiava le vele, si portò via le imprecazioni del poeta, ed alcune ore appena erano trascorse dall'uscita del porto che già i suoi occhi cercavano nell'orizzonte le ombre fuggevoli delle montagne della patria e le fresche colline di Cintra.
Camoens fu sempre il pittore più fedele e più entusiasta degli imponenti fenomeni che si manifestano giganti sul mare. Fin dal principio del suo viaggio poco mancò rimanesse vittima di una tempesta spaventevole che assalì la squadra e la disperse: il San Benito, la nave sulla quale s'era imbarcato, fu anzi l'unica nave che giunse quell'anno alle Indie.
A poca distanza del capo Comorin, v'ha una terra verdeggiante, che gli Indiani chiamano l'isola di Chembé ed i Portoghesi l'isola di Pimenta: il rajah di questo piccolo Stato aveva insidiato i principi di Cochin e di Porca, alleati dei Portoghesi; due mesi dopo il suo arrivo, la nave di Camoens fece parte della flotta comandata da Alfonso Noronha, e alcune parole che ci furono lasciate da lui stesso, fanno comprendere, nella loro semplicità, la parte che prese il poeta a quella avventurosa spedizione.
Tornato a Goa col vicerè, vi si fermò poco tempo: un'altra flotta l'aspettava per inseguire un corsaro che desolava quei mari. Dopo quella caccia, ebbe la sventura di scrivere una satira contro l'orgoglio, la venalità e le bassezze degli abitanti di Goa, nella quale il nuovo governatore Barreto trovò allusioni a lui dirette; e senz'altro lo esigliò a Macao, che allora era un borgo da poco tempo fondato sulle coste della Chinea. Camoens pare abbia in quella città nascente condotta una vita solitaria, e nondimeno in miglior pace che non avesse fin'allora goduto. La tradizione ce lo mostra arrampicantesi ogni giorno su per le rocce di granito che si trovano a qualche distanza dalla città, per andare a rifuggirsi nella grotta di Patane: di là si compiaceva a contemplare l'oceano, e poteva raccogliere piamente i suoi grandi ricordi. I tre anni in cui il poeta dimorò in China pajono essere stati i più fecondi della sua vita; e se, come lo suppone Faria y Souza, I Lusiadi erano cominciati già nel 1547, si può credere che fu nella grotta di Patane ch'egli diede gli ultimi tocchi a questo grande poema. Ma, poichè ebbe finito tale lavoro, l'esiglio divenne più amaro al cuore del portoghese.
Reso alla libertà dal nuovo vicerè Costantino di Braganza, ch'egli aveva conosciuto giovinetto, s'imbarcò, nel 1558, a Macao per le Indie con tutto ciò che aveva guadagnato negli impieghi da lui coperti nell'esiglio, e perfino, se si deve credere a Pedro de Mariz, con danaro confidato nelle sue mani dalla compagnia dei negozianti. Si può agevolmente comprendere che questo fu di tutti i suoi viaggi quello che intraprese con maggior piacere; andava a rivedere i suoi fratelli d'arme ed a godersi fra' suoi amici una fortuna acquistata lavorando; ma tutto non fu che un breve sogno. Le terre della Cocincina erano già oltrepassate e stavasi per entrare nel golfo di Siam, allorchè una terribile tempesta trascinò la sua nave verso la costa e la mandò in frantumi. Camoens si salvò ancora nuotando: e tenendo alto sul capo il manoscritto dei Lusiadi, salvò pure il poema delle sue speranze. Egli narrò con una semplicità ammiranda quest'episodio del suo viaggio, e quando s'accertò che per lui non v'era ormai nè riposo, nè fortuna, ma che il suo poema così coraggiosamente salvato, gli varrebbe una fama durevole, egli indirizzò al bel fiume, le cui rive lo avevano ricevuto, alcuni versi affettuosi, ne' quali accenna riconoscente alla sua tarda gloria.
I nemici che s'era fatti colla satira Disparates na India, che già lo avevano cacciato in esiglio, sollevarono contro di lui una nuova accusa: dissero che avea abusato del suo impiego a Macao e lo fecero imprigionare. Camoens si scolpò facilmente; ma un suo creditore lo fece tenere rinchiuso in prigione. Liberato dopo qualche tempo, andò vagando, mantenuto dalla pietà degli amici, finchè uno di questi, Ettore di Sylveira, lo trasse seco in patria. Ma nel viaggio morì, e Camoens sbarcò a Lisbona. senza appoggio d'amici.
I Lusiadi vennero in luce nel 1572 e furono stampati due volte nel primo anno, ciò che prova l'immenso successo che ottenne il poema fino dal suo primo apparire. Al pari della Divina Commedia, divenne subito popolare; Camoens veniva seguito nelle strade quando vi si mostrava e salutato col nome di poeta. Eslacio de Fariache, che trasmise questi gloriosi ricordi al nipote, si mostrò molto più discreto sulla vita intima dell'amico suo, e nondimeno è a lui senza dubbio che si devono i particolari strazianti che ci mostrano Camoens afflitto da una desolante miseria, vivente colle elemosine raccattate dal suo schiavo. Però la storia d'Antonio il Giavanese, la cui abnegazione ha dato origine a tanti pietosi racconti, si giudica alquanto esagerata; ma nessuna scoperta di critici, può soffocare il grido d'angoscia che s'innalza dal letto di dolore sul quale Camoens scriveva e piangeva.
Ma i suoi dolori tacevano davanti a quelli della patria, funestata da guerre fatali; e quando udì della disfatta di Alcazar Kebir, che doveva provocare la ruina della patria:
- Almeno io spiro con lei! esclamò il gran morente, e chiuse gli occhi per sempre.
Correva l'anno 1579 e Camoens aveva cinquantacinque anni.


I LUSIADI

CANTO PRIMO

ARGOMENTO.

Giove raccoglie i numi a consiglio. Bacco si mostra avverso a' Portoghesi. Venere e Marte li proteggono. I Portoghesi approdano a Mozambico. Assalto de' Mori, e lor rotta. I Portoghesi salpano di nuovo verso oriente ed arrivano a Mombaza.

Canto l'arme e i famosi cavalieri
Che sciolsero dal Tago armati legni,
E soldati magnanimi e nocchieri
Solcaro novi mar, fondaro regni,
E sott'astri d'incogniti emisferi,
Ciò che non era ardir d'umani ingegni,
Vinser nembi e procelle, e vider lieti
Correre l'aureo Gange in seno a Teti.


[...]
I libri catalogati di Luís de Camões:
I Lusiadi (Os Lusíadas) (1572)

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