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"Vita scritta da esso" di Vittorio Amedeo Alfieri
Titolo:Vita scritta da esso
Titolo originale:Vita scritta da esso
Titoli alternativi:Vita
Autore:Vittorio Amedeo Alfieri
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1804
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Autobiografia
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
eBook:Leggi l'eBook
Pubblicato il:2013-04-01
:

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L'autore
Vittorio Amedeo Alfieri è nato in Italia, ad Asti, nel 1749. Morì a Firenze, nel 1803.

Nella sua vita si è dedicato a queste aree: illuminismo, romanticismo.

Il libro che appassionò anche madame de Staël.

"La vita" è universalmente considerata un capolavoro letterario, se non il più importante, sicuramente il più conosciuto, infatti, secondo M. Fubini, Vittorio Alfieri fu per molto tempo l'autore della "Vita", che ancora inedita, Madame de Staël leggeva rapita in casa della contessa d'Albany e ne scriveva entusiasta al Monti. Non a caso l'opera all'inizio del XIX secolo venne tradotta in francese (1809), inglese (1810) tedesco (1812), e parzialmente in svedese (1820).

In quest'opera analizza la sua vita come per analizzare la vita dell'uomo in generale, si prende come esempio. A differenza di altre autobiografie (come ad esempio le "Mémoires" di Carlo Goldoni) Vittorio Alfieri risulta molto autocritico. In maniera cruda e razionale, egli non si risparmia neppure quando deve accusare il suo modo di fare, il suo carattere e soprattutto il suo passato; tuttavia, Alfieri non ha né rimorsi né rimpianti per quest'ultimo.

Incipit del libro Vita scritta da esso di Vittorio Amedeo Alfieri:

VITA DI VITTORIO ALFIERI DA ASTI SCRITTA DA ESSO

Pianta effimera noi, cos'è il vivente?
Cos'è l'estinto? - Un sogno d'ombra è l'uomo.
PINDARO, Pizia VII, V. 135


Parte prima

INTRODUZIONE

Plerique suam ipsi vitam narrare, fiduciam
potius morum, quam arrogantiam, arbitrati sunt.
Tacito, Vita di Agricola

Il parlare, e molto piú lo scrivere di sé stesso, nasce senza alcun dubbio dal molto amor di sé stesso. Io dunque non voglio a questa mia Vita far precedere né deboli scuse, né false o illusorie ragioni, le quali non mi verrebbero a ogni modo punto credute da altri; e della mia futura veracità in questo mio scritto assai mal saggio darebbero. Io perciò ingenuamente confesso, che allo stendere la mia propria vita inducevami, misto forse ad alcune altre ragioni, ma vie piú gagliardo d'ogni altra, l'amore di me medesimo: quel dono cioè, che la natura in maggiore o minor dose concede agli uomini tutti, ed in soverchia dose agli scrittori, principalissimamente poi ai poeti, od a quelli che tali si tengono. Ed è questo dono una preziosissima cosa; poiché da esso ogni alto operare dell'uomo proviene, allor quando all'amor di sé stesso congiunge una ragionata cognizione dei propri suoi mezzi, ed un illuminato trasporto pel vero ed bello, che non son se non uno.
Senza proemizzare dunque piú a lungo sui generali, io passo ad assegnare le ragioni per cui questo mio amor di me stesso mi trasse a ciò fare: e accennerò quindi il modo con cui mi propongo di eseguir questo assunto.
Avendo io oramai scritto molto, e troppo piú forse che non avrei dovuto, è cosa assai naturale che alcuni di quei pochi a chi non saranno dispiaciute le mie opere (se non tra' miei contemporanei tra quelli almeno che vivran dopo) avranno qualche curiosità di sapere qual io mi fossi. Io ben posso ciò credere, senza neppur troppo lusingarmi, poichè, di ogni altro autore anche minimo quanto al valore, ma voluminoso quanto all'opere, si vede ogni giorno e scrivere e leggere, o vendere almeno la vita. Onde quand'anche nessun'altra ragione vi fosse, è certo pur sempre che, morto io, un qualche libraio per cavare alcuni piú soldi da una nuova edizione delle mie opere, ci farà premettere una qualunque mia vita. E quella, verrà verisimilmente scritta da uno che non mi aveva o niente o mal conosciuto, e che avrà radunato le materie di essa da fonti o dubbi o parziali; onde codesta vita per certo verrà ad essere, se non altro, alquanto meno verace di quella che posso dar io stesso. E ciò tanto piú, perché lo scrittore a soldo dell'editore suol sempre fare uno stolto panegirico dell'autore che si ristampa, stimando amendue di dare cosí piú ampio smercio alla loro comune mercanzia. Affinchè questa mia vita venga dunque tenuta per meno cattiva e alquanto piú vera, e non meno imparziale di qualunque altra, verrebbe scritta da altri dopo di me; io, che assai piú largo mantenitore che non promettitore fui sempre, m'impegno qui con me stesso, e con chi vorrà leggermi, di disappassionarmi per quanto all'uomo sia dato; e mi vi impegno, perché esaminatomi e conosciutomi bene, ho ritrovato, o mi pare, essere in me di alcun poco maggiore la somma del bene a quella del male. Onde, se io non avrò forse il coraggio o l'indiscrezione di dir di me tutto il vero, non avrò certamente la viltà di dir cosa che vera non sia.
Quanto poi al metodo, affine di tediar meno il lettore, e dargli qualche riposo e anche i mezzi di abbreviarsela col tralasciare quegli anni di essa che gli parranno meno curiosi; io mi propongo di ripartirla in cinque Epoche, corrispondenti alle cinque età dell'uomo e da esse intitolarne le divisioni: puerizia, adolescenza, giovinezza, virilità e vecchiaia. Ma già dal modo con cui le tre prime parti e piú che mezza la quarta mi son venute scritte, non mi lusingo piú oramai di venire a capo di tutta l'opera con quella brevità, che piú d'ogni altra cosa ho sempre nelle altre mie opere adottata o tentata; e che tanto piú lodevole e necessaria forse sarebbe stata nell'atto, di parlar di me stesso. Onde tanto piú, temo che nella quinta parte (ove pure il mio destino mi voglia lasciar invecchiare) io non abbia di soverchio a cader nelle chiacchiere, che sono l'ultimo patrimonio di quella debole età. Se dunque, pagando io in ciò, come tutti, il suo diritto a natura, venissi nel fine a dilungarmi indiscretamente, prego anticipatamente il lettore di perdonarmelo, sí; ma, di castigarmene a un tempo stesso, col non leggere quell'ultima parte.
Aggiungerò, nondimeno, che nel dire io che non mi lusingo di essere breve anche nelle quattro prime parti, quanto il dovrei e vorrei, non intendo perciò di permettermi delle risibili lungaggini accennando ogni minuzia; ma intendo di estendermi su molte di quelle particolarità, che, sapute, contribuir potranno allo studio dell'uomo in genere; della qual pianta non possiamo mai individuare meglio i segreti che osservando ciascuno sé stesso.
Non ho intenzione di dar luogo a nessuna di quelle altre particolarità che potranno risguandare altre persone, le di cui peripezie si ritrovassero, per cosí dire, intarsiate con le mie: stante che i fatti miei bensí, ma non già gli altrui, mi propongo di scrivere. Non nominerò dunque quasi mai nessuno individuandone il nome, se non se nelle cose indifferenti o lodevoli.
Allo studio dunque dell'uomo in genere è principalmente diretto lo scopo di quest'opera. E di qual uomo si può egli meglio e piú dottamente parlare, che di sé stesso? quale altro ci vien egli venuto fatto di maggiormente studiare? di piú addentro conoscere? di piú esattamente pesare? essendo, per cosí dire, nelle piú intime di lui viscere vissuto tanti anni?
Quanto poi allo stile, io penso di lasciar fare alla penna, e di pochissimo lasciarlo scostarsi da quella triviale e spontanea naturalezza, con cui ho scritto questa opera, dettata dal cuore e non dall'ingegno; e che sola può convenire a cosí umile tema.



Epoca Prima

PUERIZIA

ABBRACCIA i primi nove anni nella casa materna


CAPITOLO PRIMO
Nascita e parenti.

Nella città d'Asti in Piemonte, il dí 17 di gennaio dell'anno 1749, io nacqui di nobili, agiati ed onesti parenti. E queste tre loro qualità ho espressamente individuate, e a gran ventura mia le ascrivo per le seguenti ragioni. Il nascere della classe dei nobili, mi giovò appunto moltissimo per poter poi, senza la taccia di invidioso e di vile, dispregiare la nobiltà di per sé sola, svelarne le ridicolezze, gli abusi ed i vizi; ma nel tempo stesso mi giovò non poco la utile e sana influenza di essa, per non contaminare mai in nulla la nobiltà dell'arte ch'io professava. Il nascere agiato, mi fece libero e puro; né mi lasciò servire ad altri che al vero. L'onestà, dei parenti fece sí, che non ho dovuto mai arrossire dell'esser io nobile. Onde, qualunque di queste tre cose fosse mancata ai miei natali, ne sarebbe di necessità venuto assai minoramento alle diverse mie opere; a sarei quindi stato per avventura o peggior filosofo, o peggior uomo, di quello che forse non sarò stato.


[...]
Audiolibri di:Vittorio Amedeo Alfieri
La virtù sconosciuta
Dialogo (in metrica)
Audiolibro del Dialogo (in metrica) "La virtù sconosciuta" di Vittorio Amedeo Alfieri.
I libri catalogati di Vittorio Amedeo Alfieri:
Agide (1786)
Bruto primo (1786-1787)
Bruto Secondo (1789)
Del Principe e delle lettere (1778-1786)
Della Tirannide (1777)
Filippo (1775)
La virtù sconosciuta (1789)
Mirra (1784-1786)
Oreste (1783)
Ottavia (1783)
Saul (1782)
Sofonisba (1789)
Vita scritta da esso (1804)
Citazioni di Vittorio Amedeo Alfieri:
Mi trovan duro? Anch’io lo so: pensar li...

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