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Inizio > Indice Recensioni > Scheda: Del Principe e delle lettere di Vittorio Amedeo Alfieri

"Del Principe e delle lettere" di Vittorio Amedeo Alfieri
Titolo:Del Principe e delle lettere
Titolo originale:Del Principe e delle lettere
Autore:Vittorio Amedeo Alfieri
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1778-1786
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Trattato
Argomento:Politica
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
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Formati disponibili:
Pubblicato il:2013-04-01
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L'autore
Vittorio Amedeo Alfieri è nato in Italia, ad Asti, nel 1749. Morì a Firenze, nel 1803.

Nella sua vita si è dedicato a queste aree: illuminismo, romanticismo.

"Del Principe e delle lettere" è un trattato su tematiche politico-letterarie, dove Vittorio Alfieri giunge alla conclusione che il binomio monarchia e lettere sia dannoso per lo sviluppo di queste ultime. Il poeta prende in esame anche le opere di Virgilio, Orazio, Ludovico Ariosto, Jean Racine, nate con il benestare di principi o monarchi munifici e le considera il frutto di uomini "mediocri", contrapponendoli a Dante Alighieri.

Incipit del libro Del Principe e delle lettere di Vittorio Amedeo Alfieri:

..... VIRTUS, ET SUMMA POTESTAS
NON COEUNT.
LUCANO, LIBRO VII. VERSO 444.

DEL PRINCIPE
E
DELLE LETTERE
LIBRI TRE
DI VITTORIO ALFIERI

DA ASTI.

Secordiam eorum inridere libet, qui presenti potentia
credunt extingui posse etiam sequentis ævi memoriam.
TACITO, ANNALI, LIBRO IV.





DALLA TIPOGRAFIA DI KEHL
CO' CARATTERI DI BASKERVILLE.
MDCCXCV.



TAVOLA DEI CAPITOLI

LIBRO PRIMO.

Ai principi che non proteggono le lettere.

CAPITOLO PRIMO. Se il principe debba protegger le lettere.
CAPITOLO SECONDO. Cosa sia il principe.
CAPITOLO TERZO. Cosa siano le lettere.
CAPITOLO QUARTO. Qual fine si proponga il principe, e quale le lettere.
CAPITOLO QUINTO. In qual modo i letterati protetti giovino al principe.
CAPITOLO SESTO. Che i letterati negletti arrecano discredito al principe.
CAPITOLO SETTIMO. Che i letterati perseguitati riescono d'infamia e danno al principe.
CAPITOLO OTTAVO. Che il principe, quanto a se stesso, dee poco temere chi legge, e nulla chi scrive.
CAPITOLO NONO. Che gioverebbe al principe di estirpar le lettere affatto, potendo.
CAPITOLO DECIMO. Non potendo il principe estirpare affatto le lettere, gli giova parerne il rimuneratore, e l'appoggio.
CAPITOLO UNDECIMO. Quai premj giovi più al principe di dare ai letterati.
CAPITOLO DUODECIMO. Conclusione del primo libro.

LIBRO SECONDO.

Ai pochi letterati che non si lasciano proteggere.

CAPITOLO PRIMO. Se i letterati debbano lasciarsi protegger dai principi.
CAPITOLO SECONDO. Se le lettere, che sembrano inseparabili dai costumi corrotti, ne siano la cagione, o l'effetto.
CAPITOLO TERZO. Che le lettere nascono da se, ma sembrano abbisognare di protezione al perfezionarsi.
CAPITOLO QUARTO. Come, e fin dove, gli uomini sommi possano assoggettarsi agli infimi.
CAPITOLO QUINTO. Differenza totale che passa, quanto alla protezion principesca, fra i letterati e gli artisti.
CAPITOLO SESTO. Che il lustro momentaneo si può ottenere per via dei potenti; ma il vero ed eterno, dal solo valore.
CAPITOLO SETTIMO. Quanto sia importante, che il letterato stimi con ragione se stesso.
CAPITOLO OTTAVO. Qual sia maggior cosa; o un grande scrittore, o un principe grande.
CAPITOLO NONO. Se sia vero, che le lettere debbano maggiormente prosperare nel principato che nella repubblica.
CAPITOLO DECIMO. Quanto il letterato è maggiore del principe, altrettanto diviene egli minore del principe e di se stesso, lasciandosene proteggere.
CAPITOLO UNDECIMO. Che tutti i premj principeschi avviliscono i letterati,
CAPITOLO DUODECIMO. Quai premj avviliscano meno i letterati.
CAPITOLO DECIMOTERZO. Conclusione del secondo libro.

LIBRO TERZO.

All'ombre degli antichi liberi scrittori.

CAPITOLO PRIMO. Introduzione al terzo libro.
CAPITOLO SECONDO. Se le lettere possano nascere, sussistere, e perfezionarsi, senza protezione.
CAPITOLO TERZO. Differenza tra le belle lettere e le scienze, quanto al sussistere e perfezionarsi senza protezione.
CAPITOLO QUARTO. Se abbia giovato maggiormente la perfezione delle scienze ai popoli servi moderni, o la perfezione delle lettere ai liberi antichi.
CAPITOLO QUINTO. Dei capi-setta religiosi; e dei santi e martiri.
CAPITOLO SESTO. Dell'impulso naturale.
CAPITOLO SETTIMO. Dell'impulso artificiale.
CAPITOLO OTTAVO. Come, e da chi si possano coltivare le vere lettere nel principato.
CAPITOLO NONO. Quale riuscirebbe un nuovo secolo letterario, che, sfuggito non meno alla protezione che alla persecuzione di ogni principe, non venisse quindi a contaminarsi col nome di nessuno di essi.
CAPITOLO DECIMO. Che da tali nuove lettere nascerebbero a poco a poco dei nuovi popoli.
CAPITOLO UNDECIMO. Esortazione a liberar la Italia dai barbari.
CAPITOLO DUODECIMO. Ricapitolazione dei tre libri, e conclusione dell'opera.


PREFAZIONE.

PAREAMI, in sogno, al sacro monte in cima
Venir per l'aure a voi sovr'ali snelle
Fra il coro delle vergini sorelle,
Per cui l'uom tanto il viver suo sublima,

Quì t'abbiam tratto, (a me dicea la prima)
Non perchè invan del tuo volar ti abbelle,
Ma perchè appien, quanto il saprai, scancelle
Un rio volgar parer, che mal ci estima.

Sia malizia, o ignoranza, o sia viltade,
Giove per padre ognun ci da; ma tace,
Che vera madre nostra è Libertade.

Tu vanne, e dillo, espertamente audace,
In suon sì forte, che in più maschia etade
Vaglia a destar chi muto schiavo or giace.

DEL PRINCIPE
E
DELLE LETTERE
LIBRO PRIMO

AI PRINCIPI, CHE NON PROTEGGONO LE LETTERE.

La forza governa il mondo, (pur troppo!) e non il sapere: perciò chi lo regge, può e suole essere ignorante. Il principe dunque che protegge le lettere, per mera vanità e per ambizioso lusso le protegge. Si sa, che le imprese mediocri vengono a parer grandi in bocca degli eccellenti scrittori; quindi, chi grande non è per se stesso, ottimamente fa di cercare chi grande lo renda.
Ma, tutti gli uomini buoni si debbono bensì dolere, e non poco, che queste penne mendaci si trovino, ed anche a vil prezzo; e che spesso i più rari ed alti ingegni si prostituiscano a dar fama ai più infimi; e che, in somma, tentando d'ingannare i posteri, gli scrittori disonorino la loro arte e se stessi.
Principi, che non proteggete le lettere, a voi indirizzo questo primo mio libro, che specialmente tratta dell'aderenza principesca coi letterati. A dedicarvelo mi trae una vera e piena gratitudine: poichè, non corrompendo voi scrittori di specie nessuna, schiettamente pervenite a mostrarvi tali appunto quai siete, sì alle presenti, che alle future età; se quelle pur mai nominare vi udranno.



CAPITOLO PRIMO.

SE IL PRINCIPE DEBBA PROTEGGER LE LETTERE.

Protezione, onori, incoraggimenti, mercede; odo per ogni parte gridare dalla ingorda turba, che delle sacre lettere (come d'ogni più rea cosa) vuol traffico fare e guadagno. Ma, che altro per lo più da queste grida ridonda, se non la viltà del chiedere e l'obbrobrio delle ripulse?
Risponde il principe: Che i letterati sono inutili al ben pubblico (il quale da lui vien tutto riposto in se stesso); che riescono talvolta dannosi e nocivi alla perfetta obbedienza, come indagatori di cose che debbono rimanere nascoste; e che ad ogni modo sono i letterati più assai da temersi che non da pregiarsi.
Io mi propongo di trattare profondamente, per quanto il saprò, queste politiche questioni qui accennate. E da prima, investendomi io, per quanto il potrò, del pensare del principe, anderò investigando in questo primo libro le ragioni che militano in lui a favore e contro alle lettere; e se debba egli quindi proteggerle, o no.


[...]
Audiolibri di:Vittorio Amedeo Alfieri
La virtù sconosciuta
Dialogo (in metrica)
Audiolibro del Dialogo (in metrica) "La virtù sconosciuta" di Vittorio Amedeo Alfieri.
I libri catalogati di Vittorio Amedeo Alfieri:
Agide (1786)
Bruto primo (1786-1787)
Bruto Secondo (1789)
Del Principe e delle lettere (1778-1786)
Della Tirannide (1777)
Filippo (1775)
La virtù sconosciuta (1789)
Mirra (1784-1786)
Oreste (1783)
Ottavia (1783)
Saul (1782)
Sofonisba (1789)
Vita scritta da esso (1804)
Citazioni di Vittorio Amedeo Alfieri:
Mi trovan duro? Anch’io lo so: pensar li...

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