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"Conversazioni critiche" di Giosuè Carducci
Titolo:Conversazioni critiche
Titolo originale:Conversazioni critiche
Autore:Giosuè Carducci
Editore:Liber Liber
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1884
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Saggio
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
eBook:Leggi l'eBook
Pubblicato il:2013-03-30
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L'autore
Giosuè Carducci nacque in Italia, a Valdicastello, nel 1835. Morì a Bologna, nel 1907.

Originariamente, il suo nome era Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci.

"Conversazioni critiche" è un saggio di Giosuè Carducci che è stato originariamente pubblicato in lingua italiano nel 1884.

Questa versione in italiano è pubblicata da Liber Liber.

Incipit del libro Conversazioni critiche di Giosuè Carducci:

PER IL CLASSICISMO E IL RINASCIMENTO


Nella Nazione di Firenze
23 settembre 1861.




PER IL CLASSICISMO E IL RINASCIMENTO

Lodiamo di buon animo i buoni pensieri ne' due scritti del dott. C., intitolati I beni della letteratura e I mali della lingua latina, intorno agli offici delle lettere e dei letterati, intorno alle pessime condizioni dell'educazione letteraria qual fu e qual è in parte ancora fra noi e alla necessità di una educazione piú veramente civile.
Ma noi amiamo e desideriamo il vero in tutto e per tutto: noi, abborrendo dalle comode declamazioni, crediamo non si possa comprendere in un odio e uno spregio sistematico tutto intero un secolo, tutta intera una letteratura, senza dissimulare molti fatti, senza sforzare molte illazioni, senza falsare molti giudizi; e, quando procedesi con buona fede e con animo volto al bene, com'è di certo il caso del signor C., senza involgersi in contraddizioni che nocciano capitalmente all'assunto. Anche noi anteponiamo di gran lunga, almeno quanto il signor C., la letteratura di Grecia alla romana, la trecentistica nostra a quella della seconda metà del Cinquecento. Il signor C. per altro, in quel che tócca della civiltà romana e della letteratura di tutto il Cinquecento, ha fatto ne' suoi scritti uno stillato, un sublimato, per cosí dire, delle opinioni del Balbo e del Cantú, e troppo ai loro asserti si affida, troppo si abbella fin delle loro citazioni. Ma il Balbo e il Cantú, oltre che in letteratura e in filosofia non attinsero sempre alle fonti, vollero anche giudicare la storia e la civiltà cosí antica come moderna dal solo punto di vista cattolico.

E a noi sa di fazione, dottor C., della fazione che spinse il cristianesimo all'intolleranza, alle persecuzioni, agli sperperi delle arti antiche, agli abbruciamenti delle biblioteche, fra cui esultava lo spirito selvaggio di Orosio, il prete spagnolo che poi doveva insultare all'eccidio di Roma, quel proscrivere, come voi fate, quel bandire all'odio universale tutta intera una civiltà, che improntò gran parte di mondo di quella unità meravigliosa onde s'aiutò poi il cristianesimo, che lasciò all'Europa il retaggio della sua legislazione, delle sue costituzioni, del suo senno pratico: la civiltà che sola diè all'Italia l'idea nazionale, da' cui frantumi risorse colla forma dei Comuni la libertà popolare, col simbolo dell'impero il concetto dell'unificazione. Quando voi dite che la civiltà romana ai nostri giorni farebbe vergognare di sé le piú barbare tribú africane, non c'è bisogno di confutarvi: simili sentenze portano nella loro esagerazione la loro condanna: ce ne appelliamo al Vico, da voi non degnato mai di né pur nominarlo. Né la letteratura romana ha bisogno delle nostre apologie, per non essere reputata ordinariamente sotto il livello della mediocrità e congegnata sempre sulla piú gelata apatia del sentimento: né del nostro aiuto han bisogno Cesare, Cicerone, Tacito, Virgilio ed Orazio, per rimanersene fra i piú grandi scrittori delle nazioni civili. Vero è ch'indi a poco voi salutate Tullio grande oratore, parlate dei canti immortali del castissimo Virgilio, onorate Tacito del titolo d'ingegno superiore al giudizio di qualunque non si levi all'altezza del genio. Come ciò possa stare con una letteratura ordinariamente sotto il livello della mediocrità, altri vegga: noi facciamo plauso alla buona fede. Del resto né pur gli argomenti che voi portate contro l'insegnamento della lingua e letteratura latina son nuovi: né voi, scrittore del Prete e il Vangelo, avete sdegnato di seguitare il canonico Gaume e il padre Ventura: basti dunque ricordare ai nostri lettori le risposte del Thiers, del Gioberti e dello stesso Tommasèo.


[...]
I libri catalogati di Giosuè Carducci:
Conversazioni critiche (1884)
Giambi ed epodi
Inno a Satana
Juvenilia
La libertà perpetua di San Marino (1894)
Odi Barbare (1877)
Odi Barbare
Poesie
Poesie di Giosue Carducci 1850-1900
Rime e ritmi
Rime e ritmi - Il parlamento (1889-1898,1879)
Rime nuove
Su L'Aminta di Torquato Tasso (Su l'Aminta di T. Tasso) (1893)
Citazioni di Giosuè Carducci:
Ciò che fu torna e tornerà ne i secoli....
Levati, bella, ch’è tempo d’amare....
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