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"Le intermittenze della morte" di José Saramago
Titolo:Le intermittenze della morte
Titolo originale:As Intermitências da Morte
Autore:José Saramago
Editore:Non definito
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:2005
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Portoghese
Genere:Romanzo
Traduttore:Rita Desti
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Pubblicato il:2012-03-02
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L'autore
José Saramago è nato in Portogallo, ad Azinhaga, nel 1922. È morto a Tías, nel 2010.

Il suo nome originale è José de Sousa Saramago.

Trovate maggiori informazioni sul sito ufficiale di José Saramago, a questa pagina:
http://quadernodisaramago.wordpress.com/.

"Le intermittenze della morte" (col seguente titolo originale: As Intermitências da Morte) è un romanzo scritto da José Saramago che è stato originariamente pubblicato in portoghese nel 2005.

Questa edizione in italiano, tradotta da Rita Desti, è edita da un editore non definito.

Incipit del libro Le intermittenze della morte di José Saramago:

I

Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr'ore, fra diurne e notturne, mattutine e vespertine, senza che fosse intervenuto un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, niente di niente, zero spaccato. Neppure uno di quegli incidenti automobilistici tanto frequenti nelle occasioni festive, quando l'allegra irresponsabilità e l'eccesso di alcol si sfidano reciprocamente sulle strade per decidere chi riuscirà ad arrivare alla morte al primo posto. Il passaggio dell'anno non aveva lasciato dietro di sé il solito rigagnolo calamitoso di morti, come se la vecchia atropo dalla dentatura digrignata avesse deciso di inguainare la forbice per un giorno. Sangue, però, ce ne fu, e non poco. Allucinati, confusi, accorati, a stento dominando la nausea, i pompieri estraevano dall'amalgama dei rottami miseri corpi umani che, secondo la logica matematica delle collisioni, sarebbero dovuti essere morti e stramorti, ma che, nonostante la gravità delle ferite e dei traumi subiti, erano ancora vivi e così venivano trasportati negli ospedali, al suono delle dilaceranti sirene delle ambulanze. Nessuna di quelle persone sarebbe morta strada facendo e tutte avrebbero smentito le più pessimistiche prognosi mediche, Per questo povero diavolo non c'è niente da fare, non varrebbe neanche la pena di perdere tempo a operarlo, diceva il chirurgo all'infermiera mentre quest'ultima gli accomodava la mascherina sul viso. Realmente, forse non ci sarebbe stata salvezza per il poverino il giorno precedente, ma era del tutto chiaro che la vittima si rifiutava di morire in questo. E quanto accadeva qui, accadeva in tutto il paese. Fino alla mezzanotte in punto dell'ultimo giorno dell'anno ci fu ancora gente che accettò di morire nel più fedele ossequio alle regole, sia quelle che si riferivano al nocciolo della questione, cioè, il concludersi della vita, sia quelle che attenevano alle molteplici modalità di cui esso, il suddetto nocciolo della questione, con maggiore o minor pompa e solennità, usa rivestirsi quando arriva il momento fatale. Un caso fra tutti interessante, ovviamente trattandosi di chi si trattava, fu quello dell'anzianissima e veneranda regina madre. Alle ore ventitre e cinquantanove minuti di quel trentuno dicembre nessuno sarebbe stato tanto ingenuo da scommettere un soldo bucato sulla vita della real signora. Perduta ogni speranza, arresisi i medici all'implacabile evidenza, la famiglia reale, gerarchicamente disposta intorno al letto, aspettava con rassegnazione l'estremo sospiro della matriarca, forse qualche parolina, un'ultima sentenza edificante finalizzata alla formazione morale degli amati principi suoi nipoti, forse una bella e schietta frase all'indirizzo della sempre ingrata memoria dei sudditi venturi. E poi, come se il tempo si fosse fermato, non accadde nulla. La regina madre non migliorò né peggiorò, rimase lì come sospesa, dondolando il fragile corpo sul bordo della vita, a ogni istante minacciando di cadere dall'altro lato, ma legata a questo da un tenue filo che la morte, poteva essere soltanto lei, non si sa per quale strano capriccio, continuava a tenere. Eravamo ormai passati al giorno seguente, e in quello, come si è informato subito all'inizio di questo racconto, nessuno sarebbe morto.


[...]
I libri catalogati di José Saramago:
Caino
Cecità (Ensaio sobre a Cegueira) (1995)
Cecità
Ciao, tutto bene
Di questo mondo e degli altri
Il Quaderno
Il racconto dell'isola sonosciuta
Il vangelo secondo Gesù Cristo
Il viaggio dell'elefante
L' anno mille993
L'anno della morte di Ricardo Reis
L'ultimo quaderno
L'uomo Duplicato
La Caverna
La Zattera Di Pietra
Le intermittenze della morte (As Intermitências da Morte) (2005)
Le Intermittenze Della Morte
Manuale di Pittura e Calligrafia
Memoriale del Convento (Memorial do convento) (1982)
Oggetto quasi
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