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"Ottavia" di Vittorio Amedeo Alfieri
Titolo:Ottavia
Titolo originale:Ottavia
Autore:Vittorio Amedeo Alfieri
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1783
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Tragedia teatrale
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
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Pubblicato il:2013-03-23
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L'autore
Vittorio Amedeo Alfieri è nato in Italia, ad Asti, nel 1749. Morì a Firenze, nel 1803.

Nella sua vita si è dedicato a queste aree: illuminismo, romanticismo.

"Ottavia" è un libro di Vittorio Alfieri.

Questa edizione in italiano è stata stampata da un editore non definito.

TRAMA

Agrippina, la madre di Nerone, scelse Seneca, il celebre filosofo, come precettore per il figlio; probabilmente Seneca incoraggiò il giovane Nerone in molti dei suoi eccessi, e certamente non esercitò la sua autorità in modo da impedirgli di diventare il crudele tiranno conosciuto dalla storia.

Agrippina sposò l'imperatore Claudio (di cui più tardi fu sospettata di avere causato la morte), e fece in modo, per assicurare al figlio il titolo e la successione ad imperatore, che Claudio scegliesse Nerone come proprio erede e gli desse in moglie la figlia Ottavia, di carattere nobile e delicato. Ottavia venne poi ripudiata dal marito, che la accusò ingiustamente di adulterio, per potere così sposare l'ambiziosa Poppea. Nonostante la sua innocenza, Ottavia finì per uccidersi.

I personaggi della tragedia sono Nerone e le sue due mogli, Seneca e Tigellino, vile servitore dell'imperatore.

Incipit del libro Ottavia di Vittorio Amedeo Alfieri:





Ottavia







SCENA PRIMA

Nerone, Seneca.

 

 

Seneca

Signor del mondo, a te che manca? Ner.

Pace. Seneca

L'avrai, se ad altri non la togli. Ner.

Intera l'avria Neron, se di abborrito nodo stato non fosse a Ottavia avvinto mai. Seneca

Ma tu, de' Giulj il successor, del loro lustro e poter l'accrescitor saresti, senza la man di Ottavia? Ella del soglio la via t'aprí: pur quella Ottavia or langue in duro ingiusto esiglio; ella, che priva di te cosí, benché a rival superba ti sappia in braccio, (ahi misera!) ancor t'ama. Ner.

Stromento giá di mia grandezza forse ell'era: ma, stromento de' miei danni fatta era poscia; e tal pur troppo ancora dopo il ripudio ell'è. La infida schiatta della vil plebe osa dolersen? osa pur mormorar del suo signor, dov'io il signor sono? — Omai di Ottavia il nome, non che a grido innalzar, non pure udrassi sommessamente infra tremanti labra, mai profferire; — o ch'io Neron non sono. Seneca

Signor, non sempre i miei consigli a vile tenuto hai tu. Ben sai, com'io, coll'armi di ragion salde, arditamente incontro al giovanile impeto tuo mi fessi. Biasmo, e vergogna io t'annunziava, e danno, dal repudio di Ottavia, e piú dal crudo suo bando. In cor del volgo addentro molto Ottavia è fitta: io tel dicea: t'aggiunsi che Roma intera avea per doni infausti di Plauto i campi, e il sanguinoso ostello di Burro, a lei sí feramente espulsa con tristo augurio dati: e dissi... Ner.

Assai dicesti, è ver; ma il voler mio pur festi. — Forse il regnar tu m'insegnavi un tempo, ma il non errar giammai, né tu l'insegni, né l'apprend'uomo. Or basti a me, che accorto fatto m'ha Roma in tempo. Error non lieve fu l'espeller colei, che mai non debbe, mai stanza aver lungi da me... Seneca

Ten duole dunque? ed è ver quanto ascoltai? ritorna Ottavia? Ner.

Sí. Seneca

Pietá di lei ti prese? Ner.

Pietade?... Sí: pietá men prese. Seneca

Al trono compagna e al regal talamo tornarla, forse?... Ner.

Tra breve ella in mia reggia riede. A che rieda, il vedrai. — Saggio fra' saggi, Seneca, tu giá mio ministro e scorta a ben piú dubbie, dure, ed incalzanti necessitá di regno; or, men lusingo, tu non vorrai da quel di pria diverso mostrarmiti. Seneca

Consiglio a me, pur troppo! chieder tu suoli, allor che in core hai ferma giá la feral sentenza. Il tuo pensiero noto or non m'è; ma per Ottavia io tremo, udendo il parlar tuo. Ner.

Dimmi; tremavi quel dí, che tratto a necessaria morte il suo fratel cadeva? e il


[...]
Audiolibri di:Vittorio Amedeo Alfieri
La virtù sconosciuta
Dialogo (in metrica)
Audiolibro del Dialogo (in metrica) "La virtù sconosciuta" di Vittorio Amedeo Alfieri.
I libri catalogati di Vittorio Amedeo Alfieri:
Agide (1786)
Bruto primo (1786-1787)
Bruto Secondo (1789)
Del Principe e delle lettere (1778-1786)
Della Tirannide (1777)
Filippo (1775)
La virtù sconosciuta (1789)
Mirra (1784-1786)
Oreste (1783)
Ottavia (1783)
Saul (1782)
Sofonisba (1789)
Vita scritta da esso (1804)
Citazioni di Vittorio Amedeo Alfieri:
Mi trovan duro? Anch’io lo so: pensar li...

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