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"Storia di una capinera" di Giovanni Verga
Titolo:Storia di una capinera
Titolo originale:Storia di una capinera
Autore:Giovanni Verga
Editore:Newton Compton
Collana editoriale:100 pagine 1000 lire
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1871
Pagine:93
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Romanzo epistolare
Argomento:Romanticismo
Prezzo :1000
Licenza:Pubblico dominio
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
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Recensione vocale:Storia_di_una_capinera.opus, 67816 bytes
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L'autore
Giovanni Verga nacque in Italia, a Catania, nel 1840. È morto a Catania, nel 1922.

In origine, il suo nome era Giovanni Carmelo Verga.

Si è dedicato principalmente a queste aree: verismo.

Giovanni Verga. Romantico? Sembra impossibile, eppure in questo romanzo epistolare...

Quest'opera romantica del principale autore verista italiano apparirà certo inusuale per chi non conosca le tappe che hanno preceduto la nascita delle intenzioni veriste in Giovanni Verga. "Storia di una capinera" è stato interpretato come un grido di ribellione della donna nella società, ma è in ogni caso un bell'esempio di romanzo epistolare che narra delle intime pulsioni di una giovane. È intenso, languido, e accorato, a mio parere una delle migliori opere romantiche di Giovanni Verga.
Se riuscite a trovare questa edizione a 1000 Lire, farete un affare :-)

PAGELLA
Scorrevolezza:6
Valore artistico:6
Contenuti:7
Globale:7

Consigliato a:

Consiglio questo libro a tutti quelli che vogliono scoprire un Giovanni Verga inedito, decisamente sentimentale. Infatti potrete incontrare aspetti che forse non avreste mai ascritto alla narrativa verghiana.
Per chi invece vuole leggere altri romanzi romantici, consiglio in particolare due splendidi capolavori delle sorelle Brontë: "Cime tempestose" di Emily e "Jane Eyre" di Charlotte.

Incipit del libro Storia di una capinera di Giovanni Verga:

Avevo visto una povera capinera chiusa in gabbia: era timida, triste, malaticcia ci guardava con occhio spaventato; si rifuggiava in un angolo della sua gabbia, e allorché udiva il canto allegro degli altri uccelletti che cinguettavano sul verde del prato o nell'azzurro del cielo, li seguiva con uno sguardo che avrebbe potuto dirsi pieno di lagrime. Ma non osava ribellarsi, non osava tentare di rompere il fil di ferro che la teneva carcerata, la povera prigioniera. Eppure i suoi custodi, le volevano bene, cari bambini che si trastullavano col suo dolore e le pagavano la sua malinconia con miche di pane e con parole gentili. La povera capinera cercava rassegnarsi, la meschinella; non era cattiva; non voleva rimproverarli neanche col suo dolore, poiché tentava di beccare tristamente quel miglio e quelle miche di pane; ma non poteva inghiottirle. Dopo due giorni chinò la testa sotto l'ala e l'indomani fu trovata stecchita nella sua prigione. Era morta, povera capinera! Eppure il suo scodellino era pieno. Era morta perché in quel corpicino c'era qualche cosa che non si nutriva soltanto di miglio, e che soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete.
Allorché la madre dei due bimbi, innocenti e spietati carnefici del povero uccelletto, mi narrò la storia di un'infelice di cui le mura del chiostro avevano imprigionato il corpo, e la superstizione e l'amore avevano torturato lo spirito: una di quelle intime storie, che passano inosservate tutti i giorni, storia di un cuore tenero, timido, che aveva amato e pianto e pregato senza osare di far scorgere le sue lagrime o di far sentire la sua preghiera, che infine si era chiuso nel suo dolore ed era morto; io pensai alla povera capinera che guardava il cielo attraverso le gretole della sua prigione, che non cantava, che beccava tristamente il suo miglio, che aveva piegato la testolina sotto l'ala ed era morta.
Ecco perché l'ho intitolata: Storia di una capinera.


[...]
Explicit: Storia di una capinera di Giovanni Verga:

Quando il sole tramontò parve che provasse un nuovo affanno; le sue lagrime scorrevano così abbondanti che una delle converse si mosse a pietà e le asciugò il viso, ché la poveretta l'aveva tutto bagnato e non ci vedeva più. Poi agitò le labbra come se chiamasse; io mi chinai su di lei; fece uno sforzo per accostare il suo viso al mio, e mi sussurrò all'orecchio quel suo ultimo desiderio con uno stento affannoso che spezzava il cuore... Il rantolo la soffocava. Indovinai più che non mi dicesse. Corsi a prendere l'involto che mi avea designato, e allorché me lo vide fra le mani sorrise come sorridono gli angeli del paradiso... Quando il rantolo non la soffocava, diceva sempre: «''Per lui! per lui!''». Sarà stato delirio. Volle che le facessi veder tutto: i fogli, i capelli, il crocifisso, le foglie secche; le baciò, le baciò tanto, che una di quelle foglie l'ho tolta dalle sue labbra dopo morta.
Poi volse appena il capo dall'altra parte e sospirò lievemente... Parve che si addormentasse... e si addormentò per sempre.
Povera suor Maria!
Però ella adesso è fra i beati e prega il Signore per noi miseri peccatori che abbiamo la debolezza di piangere la sua morte. Devo anche aggiungere, a lode della madre abbadessa e di tutta la comunità, e a conforto di tutti coloro che l'amarono in vita, che le sue esequie furono commoventissime. Più di trenta messe furono celebrate a tutti gli altari della chiesa e al ''De-profundis'' ardevano più di cento candele. Mi raccomandi al Signore nelle sue orazioni, e mi creda con stima:
Sua devotissima serva
''Suor Filomena''


[...]
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