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"Manhattan Transfer" di John Dos Passos
Titolo:Manhattan Transfer
Titolo originale:Manhattan Transfer
Titoli alternativi:Nuova York
Autore:John Dos Passos
Editore:la Repubblica
Collana editoriale:La Biblioteca di Repubblica
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1925
Pagine:380
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Inglese
Genere:Romanzo
Traduttore:Alessandra Scalero
Prezzo :4.9
Codice ISBN:9770390107900
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
Pubblicato il:2011-08-08
:

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L'autore
John Dos Passos è nato negli Stati Uniti d'America, a Chicago, nel 1896. È morto a Baltimora, nel 1970.

Originariamente, il suo nome era John Roderigo Dos Passos.

In quest'opera abbiamo un linguaggio crudo, molto vivido, dai toni talvolta impressionisti, che ben delinea le atmosfere “scurrili” della New York di inizio Novecento.

Per recensire questo libro dovrei coprirmi il capo di cenere (e magari anche cospargermi di pece e rivestirmi di piume!): purtroppo non sono riuscito mai ad apprezzare lo stile letterario di John Dos Passos; sarà perché sono legato alla struttura granitica del romanzo Ottocentesco - similmente, talvolta mi trovo in défaillance leggendo Virginia Woolf (come in “Gita al faro”) - oppure perché non riesco ad apprezzare certi stili di narrazione troppo frammentari, dove il fluire della storia non è seriale, direi al contrario concorrente (diversi filoni si intersecano senza soluzione di continuità).

In quest'opera abbiamo un linguaggio crudo, molto vivido, dai toni talvolta impressionisti, che ben delinea le atmosfere “scurrili” della New York di inizio Novecento. Inoltre, l'uso di una tecnica per certi versi affine al flusso di coscienza (che ci rammenta il grande James Joyce) dona continuità stilistica tra le ispide descrizioni della città - a metà tra il Naturalismo di Zola e una sorta di Impressionismo urbanistico - e i pensieri dei personaggi.
A questo proposito risulta quasi umoristico (e antitetico) il contenuto del volume rapportato alla concisa frase tratta dalla quarta di copertina, che recita:

“Ciò che c'è di più tremendo a New York è che quando ne avete fin sopra i capelli, non sapete più in quale altro posto andare. È il tetto del mondo. La sola cosa che ci rimane è girare e girare come lo scoiattolo in gabbia.”

Ebbene, questa frase pronunciata da uno dei personaggi del romanzo, non è certo esemplificativa dell'opera: come potete leggere nell'incipit del volume (riportato in fondo alla pagina), la New York descritta è truce, maleodorante, opprimente, volgare; lungo la narrazione questo quadro non cambia, la città - l'intero sistema socio-urbanistico di New York - è un frenetico, desolante schiacciasassi che calpesta le vite umane e le loro aspirazioni. Il finale dell'opera, con il suo desiderio di allontanamento ed emancipazione da una realtà crudele e insensibile, è pertanto inevitabile.

PAGELLA
Scorrevolezza:7
Valore artistico:6
Contenuti:6.5
Globale:6.5

Consigliato a:

Se vi è piaciuto quest'opera, vi consiglio di leggere delle stesso autore, “Il 42° parallelo”, “1919”, “Un mucchio di quattrini” e “Il grande paese”. Se siete estimatori del flusso di coscienza, dovreste leggere “Ulisse” di James Joyce.
Fra gli scrittori contemporanei affini per tematiche a Dos Passos vi consiglio John Steinbeck, del quale dovreste leggere almeno “Furore”, “Uomini e topi”, “Al Dio sconosciuto”, “L'inverno del nostro scontento” e “La perla”.

Incipit del libro Manhattan Transfer di John Dos Passos:

Tre gabbiano svolazzavano al di sopra dei rottami di casse, bucce d'arancia, torsi di cavolo marciti che galleggiano tra le palizzate sgangherate; le ondate verdastre schiumano sotto la prora arrotondata del ferry che, in balia della marea, schiaccia e inghiotte l'acqua schiaffeggiata, scivola, e lento s'accosta al molo. Manovelle girano con stridor di catene: saracinesche si alzano, piedi scavalcano il vuoto, uomini e donne s'affollano per il tunnel di legno del pontile, urtati e spinti tra l'odor di letame come mele rotolate in un frantoio.


[...]
I libri catalogati di John Dos Passos:
Il 42° parallelo (The Forty Second Parallel) (1930)
Il grande paese (The Great Design) (1949)
Manhattan Transfer (1925)
Citazioni di John Dos Passos:
Ciò che c'è di più tremendo a New York è...

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