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"Padri e figli" di Ivan Sergeevič Turgenev
Titolo:Padri e figli
Titolo originale:Отцы и Дети
Autore:Ivan Sergeevič Turgenev
Editore:Arnoldo Mondadori Editore
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1862
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Russo
Genere:Romanzo
Argomento:Realismo russo
DRM:
Recensione di:Christian Michelini
Recensione vocale: Padri_e_figli.opus, 205598 bytes
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2477 visualizzazioni

L'autore
Ivan Sergeevič Turgenev è nato nella Federazione Russa, ad Orël, nel 1818. È morto a Bougival, nel 1883.

In origine, il suo nome era Иван Сергеевич Тургенев.

I principali ambiti in cui Ivan Sergeevič Turgenev si è impegnato sono: realismo russo.

Il contrasto fra due generazioni viene magistralmente messo in risalto in questo romanzo di Turgenev.

In questo romanzo Ivan Sergeevič Turgenev ci parla di un complesso rapporto tra genitori e figli, come suggerisce il titolo stesso dell'opera. I due protagonisti sono uniti da un ideale comune di libertà e conoscenza, ma le loro idee libertarie sono anche in aperto contrasto con i loro padri, che, pur nella loro bontà, non riescono a comprenderle fino a fondo. Bazarov è il più significativo personaggio di quest'opera: votato alla cultura scientifica in ogni suo forma, ripudia la religione, e soprattutto la sua mente logica e rigorosa disprezza l'amore per gli altri, e concepisce i rapporti umani solo in un'ottica di astringente funzionalismo. Ma sarà difficile per lui il momento in cui affiorerà una nuova emozione nel suo animo, un'amore nascente per una bella e intelligente nobildonna, difficile situazione soprattutto perché lei, pur così diversa, ha punti di affinità mentale con Bazarov. Il complesso rapporto che si verrà a creare sarà costituito da momenti di abitudinaria frequentazione, discussioni, rotture, nuovi incontri: ma Bazarov non riuscirà a conciliare le sue pulsioni con gli ideali, con il suo essere, con le sue mire, e l'unico punto di arrivo possibile per lui diventerà prima l'eremitaggio nella casa paterna, con tutti i contrasti e le incomprensioni del caso, poi, un forzato abbandono di ogni speranza esistenziale, che verrà portato alle sue estreme conseguenze...
Questo romanzo propone il contrasto tra due generazioni di uomini: la vecchia nobiltà terriera, con tutto il suo retaggio di idee conservatrici sui servi della gleba, sull'arte e la scienza, sui rapporti umani, e la nuova generazione di uomini votati alla scienza, materialisti, concreti, empirici. Il contrasto diviene presto dicotomia, e, sembra suggerirci l'autore, l'incomprensione tra le due generazioni è l'unico stato possibile di rapporti tra di loro.
Personalmente, ho apprezzato questo romanzo più come analisi dell'antitesi concretezza-amore, che come indagine generazionale, tema questo più pragmatico ma maggiormente legato all'istantanea storica fotografata nell'opera.

PAGELLA
Scorrevolezza:7
Valore artistico:7
Contenuti:8
Globale:7

Consigliato a:

Consiglio questo volume a quelli che voglio approfondire la loro conoscenza dell'opera di questo grande maestro del realismo russo. Se volete leggere altre opere di Ivan Sergeevič Turgenev, potete accostarvi al suo più celebre lavoro, "Memorie di un cacciatore", oppure leggere "Rudin" e "Nido di Nobili".
Se vi interessa conoscere altri maestri della narrativa russa, i miei consigli principali sono Fëdor Michajlovič Dostoevskij, in opere bellissime come "I demoni" e "I fratelli Karamazov", Lev Nikolaevič Tolstoj in "Anna Karenina" e "Guerra e pace", e Anton Pavlovič Čechov soprattutto nei suoi "Racconti".

TRAMA

La storia inizia il 20 maggio 1859, quando Nikolaj Petrovic Kirsanov, un modesto possidente terriero, aspetta il ritorno del figlio Arkadij, di ritorno da San Pietroburgo dove studiava all'università. In sua compagnia c'è l'amico Bazarov, studente di medicina, personaggio centrale del romanzo. Egli è materialista e antitradizionalista, e si autodefinisce un nichilista.

Lui e Arkadij si recano nella tenuta dei Kirsanov, dove vivono anche Pavel Petrovic, lo zio di Arkadij, un accanito conservatore e nostalgico aristocratico e Fenecka, una giovane serva messa incinta dal vedovo Nikolaj, uomo mite e tranquillo, che tenta (con scarsi esiti) di gestire la sua masseria applicando sistemi liberali. Ben presto si accende una disputa tra l'animo rivoluzionario di Bazarov e l'orgoglioso Pavel, così i due giovani preferiscono partire per recarsi a trovare i genitori di Bazarov.

La scena si sposta in una città, (denominata semplicemente ***), dove i due giovani conoscono Koljazin, parente dei Kirsanov e importante diplomatico, la Kuksksina, stravagante donna emancipata e Sitnikpov, goffo giovane seguace delle idee di Bazarov. L'incontro più importante però è con Anna Sergeevna Odincova, una donna giovane e affascinante, dalla mente aperta e brillante che invita i due giovani presso di lei.

Nella sua tenuta, vive anche la sorella Katja, dall'animo mite e più giovane di lei di dieci anni (ne ha diciannove). Passano i giorni e ben presto comincia a rivelarsi una simpatia tra Arkadij e Katja e soprattutto di Bazarov verso Anna. Egli si spinge, contro i suoi stessi principi che irridevano tutto ciò che era romantico, a dichiararle il suo amore: ella è sconcertata. I due giovani decidono così di partire di nuovo verso la tenuta dei genitori di Bazarov.

I due genitori, Arina e Vasilij, medico in pensione, sono anziani e religiosi, entrambi si commuovono molto al ritorno del figlio. Bazarov e Arkadij tornano poi dai Kirsanov, dove Bazarov amava fare i suoi esperimenti con gli animali e le piante. Dopo un incontro con Fenecka, lui e Pavel si sfidano a duello. Pavel viene ferito ma Bazarov gli risparmia la vita, tornandosene a casa. Intanto Arkadij va da Katja, rivelandole il suo amore. Bazarov si ammala di tifo e muore, raggiunto al capezzale dalla Odincova.

Il capitolo finale svela le vicende dei vari personaggi: Fenecka e Nikolaj si sposano, così come Arkadij e Katja. Pavel compie un viaggio per l'Europa, prima a Mosca e poi a Dresda. La Odincova va a Mosca e si sposerà. Il romanzo si conclude con i genitori di Bazarov che rendono omaggio alla sua tomba.

Incipit del libro Padri e figli di Ivan Sergeevič Turgenev:




Padri e figli




Ivan Sergeevic Turgenev

PADRI E FIGLI

I





«Allora, Pëtr, non si vedono ancora?», domandava il 20 maggio 1859 uscendo senza cappello sui gradini
dell’albergo di posta sulla strada di *** un signore sui quarant’anni con un cappotto stretto e impolverato e dei
pantaloni a scacchi, rivolto al suo cameriere, un ragazzo dalla peluria bionda sul mento e dagli occhi piccoli e ottusi.


Il cameriere, nel quale tutto, l’orecchino di turchese, i capelli tinti e impomatati, il modo di muoversi
aggraziato, tutto indicava la sua appartenenza alla nuova generazione dei camerieri evoluti, guardò compiacente la
strada e rispose:


«Nossignore, non si vedono».


«Non si vedono?», ripeté il signore.


«Non si vedono», rispose per la seconda volta il cameriere. Il signore sospirò e si sedette su una panchina.

Presentiamolo ai lettori, mentre sta seduto, con una gamba ripiegata sotto di sé, guardando pensieroso la strada.


Si chiama Nikolàj Petròviè Kirsànov. A quindici verste dall’albergo possiede una bella tenuta di duecento
anime, oppure, come dice lui stesso da quando ha diviso la sua proprietà con i contadini e ha avviato una «masseria»,
di duemila ettari. Suo padre, generale nella guerra del 1812, era un russo semianalfabeta, rozzo, ma non cattivo; aveva
faticato tutta la vita, prima al comando di una brigata poi di una divisione, e aveva sempre vissuto in provincia, dove,
in virtù del suo grado, rivestiva un ruolo di una certa importanza. Nikolàj Petròviè era nato nel sud della Russia, come
il fratello maggiore, Pàvel, di cui si parlerà più avanti, ed era stato educato fino ai quattordici anni in casa, circondato
da istitutori di scarso valore e da aiutanti disinvolti e servili al tempo stesso. Sua madre, della famiglia Koljàzin, si
chiamava da ragazza Agathe e da generalessa Agafoklèja Kuz’mìnišna Kirsànova e apparteneva al numero delle

«madri-comandanti». Portava cuffie ridondanti di nastri e abiti di seta frusciante, in chiesa si avvicinava per prima
alla croce, parlava ad alta voce e molto, la mattina si faceva fare il baciamano dai bambini e la sera li benediceva; in
una parola, faceva i suoi comodi. In qualità di figlio di un generale Nikolàj Petròviè, benché non solo non si
distinguesse per l’audacia e si fosse, anzi, guadagnato il soprannome di vigliacchetto, avrebbe dovuto, come il fratello,
intraprendere la carriera militare, ma proprio il giorno in cui arrivò la notizia della sua destinazione, si


[...]
I libri catalogati di Ivan Sergeevič Turgenev:
Clara Militch
Fumo
Memorie di un cacciatore (Записки Охотника) (1852)
Memorie Di Un Cacciatore
Nido di Nobili (Дворянское Гнездо) (1859)
Padri e figli (Отцы и Дети) (1862)
Padri e figli (Отцы и Дети) (1862)
Romanzi (1991)
Rudin (Рудин) (1857)
Terra Vergine (новь) (1877)
Terre vergini
Citazioni di Ivan Sergeevič Turgenev:
Era forse stato creato per rimanere, sia...
La maggior parte della gente non capisce...
Non aderisco all'opinione di nessun uomo...
Sì, prova un po' a negare la morte. È le...
La terra non è tutta in un campo....
La morte è una vecchia storia, ma per og...
La filosofia è un punto di vista supremo...
L'egoismo equivale al suicidio. L'uomo e...
Guai al cuore che non ha amato fin da gi...
[...] si riesce a capire davvero una per...
L'anima degli altri è come un bosco oscu...
Succede talora che due persone le quali...
Voi non potete immaginare ciò che un gio...
Che guaio, la vecchiaia! Del resto, la g...
Di recente è tornato da Parigi il poeta...
La particolare abilità di Turgenev consi...

Commenti all'articolo

Commento di anna, 2013-03-17 23:01:55
padri e figli, di Turgenev, mette in risalto come in una russia ottocentesca,contadina ed ancora sottoposta alla borghesia, vi siano già fermenti significativi di cambiamento,i giovani si contappongono alle abitudini ferme e consuete dei padri, movimentandole al loro interno, aprendo un nuovo spiraglio di lettura, prima attraverso l'amore per i figli, poi, alla comprensione di un cambiamento necessario in un mondo in continua evoluzione.
Voto all'articolo: 8
Commento di Christian, 2013-03-17 23:03:52
Grazie Anna per gli spunti di riflessione (e filiale speranza) che dà il tuo commento.

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Christian

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Voto all'articolo: 8

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