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"Pietre sul cuore. Diario di Varvar, una bambina scampata al genocidio degli armeni" di Alice Tachdjan
Titolo:Pietre sul cuore. Diario di Varvar, una bambina scampata al genocidio degli armeni
Autore:Alice Tachdjan
Editore:Sperling & Kupfer
Collana editoriale:Saggi Paperback
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:2006
Pagine:199
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Armeno
Genere:Autobiografia
Argomento:Testimonianza sul genocidio armeno
Codice ISBN:8882749754
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di:Denise Mereu
Recensione vocale: Pietre_sul_cuore_rece_Denise.opus, 181990 bytes
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L'autrice
Alice Tachdjan è nata in una nazione non definita.

Questo libro raccoglie le memorie di Varvar, che comprendono una fitta corrispondenza fra madre e figlia, e i fogli di un diario che quest'ultima, Alice, ha voluto pubblicare dopo la sua morte, per renderle omaggio.

Questo libro raccoglie le memorie di Varvar, che comprendono una fitta corrispondenza fra madre e figlia, e i fogli di un diario che quest'ultima, Alice, ha voluto pubblicare dopo la sua morte, per renderle omaggio. I suoi ricordi d'infanzia, in Armenia, sono descritti con grande lucidità, nonostante siano trascorsi tanti anni ancora rammenta i giorni vissuti con la sua famiglia, sempre allegra e laboriosa, la semplicità dei giochi dei fanciulli, la quiete delle quattro mura domestiche. Fa spesso riferimento alle curiose tradizioni armene, come quella, ad esempio, di "rapire" la propria sposa prima del matrimonio.
Una serenità spezzata all'improvviso, quando i turchi iniziano a deportare tutti gli uomini armeni, compreso il padre di Varvar, mentre le madri piangono disperate davanti ai loro bambini che, ancora così piccoli, non riescono a intuirne la ragione. Varvar si sforza di capire ciò che accade, imparando ad osservare il volto degli adulti. Si tratta di una deportazione, dalla quale la madre era riuscita a salvarsi vent'anni prima.
Varvar scopre così l'orrore, il sadismo dei turchi che ammazzano senza pietà, mentre loro vengono costretti a guardare in silenzio. Conoscerà lo strazio della marcia sotto il sole di luglio, nel deserto, senza acqua né cibo. Quelli che cedono, vengono uccisi. Subirà l'aggressione dei barbari curdi, che armati di bastoni picchiano e derubano dei pochi averi gli armeni ormai in fin di vita. Scene raccapriccianti, ogni giorno, marce infinite, con i piedi sanguinanti.
Per salvarle la vita la madre decide di affidarla a una zia che riesce ad allontanarsi dalla carovana e trovare la salvezza. Vari bambini furono affidati a famiglie compassionevoli che però imponevano loro la conversione all'Islam, con una rapida cerimonia.
I ricordi nel tempo non sono più nitidi, l'immagine dell'ultimo saluto della madre perde i contorni, verrà affidata ad un brefotrofio in cui la dedizione allo studio le farà passare velocemente gli anni, fino a quando i turchi cominciano a mandar via gli armeni scampati al genocidio.
Varvar avrà una vita difficile, segnata dalla più tragica delle esperienze, ma riuscirà a costruirsi una famiglia e conoscere persone che l'hanno amata veramente.
Un libro che rappresenta una testimonianza fondamentale per la ricostruzione della storia del genocidio armeno.

PAGELLA
Scorrevolezza:9
Valore artistico:9
Contenuti:8
Globale:9

INFORMAZIONI EDITORIALI

Varvar, la protagonista di questo libro, è tra i pochi superstiti dello sterminio degli armeni pianificato dal governo nazionalista turco al tempo della Prima Guerra Mondiale. All'epoca aveva sei anni e , salvata da un soldato, passò attraverso stenti e peripezie di ogni genere prima di approdare in Francia, dove visse la difficile esistenza degli esuli, ma anche i primi momenti di felicità. Il suo diario, scritto in armeno su quaderni di scuola e ritrovato dalla figlia Alice dopo la sua morte, viene qui proposto quale straordinario documento su una pagina di storia troppo a lungo dimenticata e insieme toccante, vivida testimonianza di che cosa significhi essere un sopravvissuto, un individuo senza diritti, cresciuto cercando le proprie radici nel terreno rarefatto della memoria.

"La mia città fu completamente svuotata in un solo giorno. [...] Come foglie tremanti ramazzate da furiosi spazzini, fummo ammassati al bordo del villaggio, davanti alla gendarmeria. [...] Pian piano dietro di noi si formò una lunghissima colonna di donne, vecchi e bambini provenienti dai villaggi vicini. I gendarmi turchi, con i loro fucili, li spingevano verso di noi gridando. Improvvisamente, fummo costretti ad assistere alla fucilazione di massa di tutti i giovani che erano stati rastrellati di casa in casa il giorno precedente e portati in gendarmeria. Dopo aver ucciso i nostri padri, fu quindi la volta dei nostri fratelli, cugini, amici. I corpi straziati furono gettati in una buca poco distante [...] Le madri svenivano, vedendo i loro figli trucidati. mia madre mi coprì gli occhi con la mano."

I libri catalogati di Alice Tachdjan:
Pietre sul cuore. Diario di Varvar, una bambina scampata al genocidio degli armeni (2006)

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