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"Condannato a uccidere - Memorie di un patriota armeno" di Arshavir Shiragian
Titolo:Condannato a uccidere - Memorie di un patriota armeno
Titolo originale:The legacy. Memoirs of an armenian patriot
Autore:Arshavir Shiragian
Editore:Guerini e Associati
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:2005
Pagine:251
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Armeno
Genere:Raccolta di memorie
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di:Denise Mereu
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L'autore
Arshavir Shiragian nacque in Armenia, nel 1900. Morì nel 1973.

In questo libro sono raccolte le memorie di Arshavir Shiragian, divenute nel tempo una preziosa testimonianza della tragedia del genocidio armeno.

In questo libro sono raccolte le memorie di Arshavir Shiragian, divenute nel tempo una preziosa testimonianza della tragedia del genocidio armeno. Nella prefazione Marcello Flores descrive brevemente gli eventi che hanno scandito uno dei periodi più neri della storia di questo popolo, presentando i passaggi fondamentali, dalla tragedia del genocidio al riconoscimento delle responsabilità dei turchi, dei Curdi e di vari delinquenti anti-cristiani reclutati fra gli integralisti e fanatici mussulmani. (se volete approfondire l’argomento vi consiglio di leggere “Metz Yeghèrn - Breve storia del genocidio degli Armeni”).
La corte marziale si pronunciò a favore della pena di morte per i principali dirigenti dell’epoca: Taalat, Enver e Djemal, ma questa non verrà applicata, a causa del rinato nazionalismo Turco che riesce a bloccarne l’esecuzione.
Non si riesce, in definitiva, a ottenere giustizia; nasce così nel popolo Armeno un grande e più che comprensibile desiderio di vendetta. E’ così che la Federazione rivoluzionaria Armena fonda un’organizzazione segreta, detta Nemesis, con lo scopo di raggiungere i colpevoli del genocidio e giustiziarli in nome del popolo Armeno.
La prima vittima sarà Taalat, dopo tre mesi dall’arresto il suo assassino verrà ritenuto non colpevole. Siamo in un periodo storico particolare, in cui il clima di violenza e tensione è una tragica costante nei paesi Europei.
La politica non si fa scrupoli nell’usare metodi repressivi, arrivando quasi a legittimare ogni sorta di violenza, ecco perché l’opinione pubblica capisce e sostiene le motivazioni alla base dell’operazione Nemesis. Anche chi non condivide l’azione violenta come forma di vendetta, leggendo questo libro capirà che il tutto nasce solo da un grande desiderio di giustizia.
Arshavir ha solo quattordici anni quando scoppia la Prima Guerra Mondiale, e già da molto tempo gli Armeni si chiedono quale sarà il loro futuro, visto che pur vivendo nel loro paese, i Turchi istigano continuamente l’odio verso i Cristiani.
Ben presto l’Armeno diventerà il nemico principale, ogni settimana un rullo di tamburi annuncia nuovi decreti dei turchi, gli uomini sono convinti di rispondere ad una chiamata militare, non sapendo invece di essere destinati a morire.
Intanto la federazione rivoluzionaria Armena inizia a raccogliere e nascondere armi, con l’intento di cercare di proteggere gli armeni della capitale. Dopo quattro anni si vocifera che ci sia l’ordine di eseguire un massacro, ma nessuno vuol crederci.
Il giovane Arshavir ben presto prende coscienza della situazione politica e delle preoccupazioni degli armeni, il clima di tensione inizia molto prima del fatidico 24 Aprile 1915, giorni in cui iniziarono ad arrestate giornalisti, avvocati e dirigenti Armeni.
Il tutto non passa certo inosservato, le mogli aspettano invano il ritorno dei loro mariti, non sapendo che i Turchi li hanno portati in Anatolia a morire: nessuno riesce a bloccare la carneficina.
I giovani turchi scarcerano i delinquenti più pericolosi, trasformandoli in agenti del governo, e creano un’organizzazione speciale incaricata dei massacri. Nel 1916 viene scritto il libro blu, con i dettagli delle torture e delle sofferenze perpetrate ai danni degli Armeni.
Chi riusciva a salvarsi era costretto a una vita da clandestino.
Mustafa Kemal, il capo del movimento nazionale turco, si era ripromesso di non lasciare in vita nessun armeno, fortunatamente in molti riuscirono a ritornare dalle marce della morte verso il deserto, e a riorganizzarsi. Ma dovranno stare in guardia: ci sono infatti molti traditori pronti a consegnare i nomi degli armeni scampati, che possono aiutare Kemal a completare la sua opera diabolica.
Fortunatamente dopo essere diventata una repubblica indipendente l’Armenia si rimette in piedi, si riorganizza per rincominciare a vivere.
Arshavir Shiragian ha contribuito molto affinché ciò avvenisse, la sua vita è stata difficile, come tutti gli spostamenti in qui ha rischiato più volte la prigione.
Dopo 91 anni la questione del genocidio armeno rimane un capitolo aperto, ultimamente se ne parla un po’ più spesso perché la Turchia attende il via libera all'ingresso in Europa. Per fortuna c’è chi non dimentica e continua a battersi affinché il passato non venga cancellato con un colpo di spugna come si vorrebbe. Esiste, infatti, una delegazione che da tempo sta cercando una soluzione per contrattare le colpe e le responsabilità di questo genocidio.
Non possiamo dare la colpa ai turchi di oggi, ma dovrebbero almeno ammettere che ciò che è avvenuto in passato non è un’invenzione, come vogliono farci credere; oggi esistono documenti, video, testimonianze di una tragedia che si cerca ancora di nascondere.
Personalmente mi domando come si faccia ad accettare in Europa uno stato che nega l’evidenza, e che ha varato una legge, la 301, che vieta categoricamente di sminuire in alcun modo la loro patria e di parlare del genocidio Armeno, pena l’arresto.

I libri catalogati di Arshavir Shiragian:
Condannato a uccidere - Memorie di un patriota armeno (The legacy. Memoirs of an armenian patriot) (2005)

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