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"Lettera dalla Cecenia" di Philipp Bohelay, Olivier Daubard
Titolo:Lettera dalla Cecenia
Titolo originale:Lettre de Tchetchenie
Autore:Philipp Bohelay, Olivier Daubard
Editore:libribianchi
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:2007
Pagine:96
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Francese
Genere:Reportage giornalistico
Prezzo :13
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di:Valentina Nuccio
Pubblicato il:0117-00-00
:

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L'autore
Olivier Daubard è nato in Francia.

Nel 2002 la situazione in Cecenia è fuori da ogni controllo: c’è appena stato l’attentato a Grozny, la capitale. Tutto è un miscuglio di fango, fame e freddo.

Nel 2002 lo scrittore Philipp Bohelay e il fotografo Olivier Daubard si recano nei campi profughi ceceni in Inguscezia. Racconteranno in punta di piedi la situazione agghiacciante in cui versano gli sfollati e lasceranno il giovane Ramzan raccontare il suo desiderio di vendetta. È un potenziale kamikaze. Nel 2002 la situazione in Cecenia è fuori da ogni controllo: c’è appena stato l’attentato a Grozny, la capitale. Tutto è un miscuglio di fango, fame e freddo che distruggono le vite di chi si ritrova senza una casa e ancor peggio senza figli, mariti, fratelli.
È il racconto arrabbiato di questo giovane che vede la sua gente morire sotto le torture più atroci, le donne violate e ridate alla famiglia con in grembo il figlio dell’odio, uomini e bambini sepolti ancora vivi.
A Ramzan hanno ucciso il fratello, sotto una pioggia di colpi di mitra e le lacrime di sua madre che ha perso un figlio, quelle non le può dimenticare. Era pronto a morire se necessario. A 19 anni.
Ma il racconto dei due reporter non si ferma alla storia di Ramzan. Nelle quasi cento pagine, è narrata anche la storia della Cecenia, l’indipendenza del 1995 non accettata dalla Federazione russa, i ceceni nella monumentale metropolitana di Mosca, il terrore per una valigia che per terra fa scoppiare il panico-bomba. Il libro è corredato da un glossario e dalle bellissime fotografie in bianco e nero di Olivier Daubard. Ritraggono visi, rughe, tende e neve. Bambine in posa e case sconnesse ma dignitose. Un reportage intenso, a tratti crudo ma realistico, purtroppo.

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