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"Zio Tungsteno" di Oliver Sacks
Titolo: Zio Tungsteno
Autore: Oliver Sacks
Tipologia del supporto: Digitale
Lingua: Italiano
Genere: Non definito
DRM: Non definito
Pubblicato il: 2013-03-23
:

610 visualizzazioni

L'autore
Oliver Sacks è nato nel Regno Unito, a Londra, nel 1933.

Per sapere qualcosa di più su Oliver Sacks, potete consultare il sito web ufficiale dell'autore, disponibile a questa pagina:
http://www.oliversacks.com/.

"Zio Tungsteno" è un libro di Oliver Sacks.

Questa edizione in italiano è stata pubblicata da un editore non definito.

INFORMAZIONI EDITORIALI

Con questo libro, il suo più personale sino a oggi, Oliver Sacks ci riporta indietro di sessant’anni, aprendoci le porte di una grande casa edoardiana di Londra, in cui viveva un bambino timido e introverso con la passione per la chimica: di fronte al multiforme e al caotico, all’incomprensibile e al crudele, la nettezza, la purezza, la consistenza del metallo hanno per il piccolo Oliver un valore simbolico, quasi la materializzazione di «idee chiare e distinte», di un ordine stabile scandito dalla tabella degli elementi di Mendeleev, scoperta nelle sale silenziose del Museo della Scienza di Kensington. Il tramite naturale verso questo mondo fantastico è Dave, zio Tungsteno, quello che fabbricava le lampadine, ritratto nel suo laboratorio, con le maniche rimboccate e le mani nere per la polvere del metallo. Sotto la sua guida benevola, Oliver rivive l’intera storia della prediletta disciplina, sperimentando avventurosamente, tra «odori pestilenziali ed esplosioni», le teorie di Boyle, Lavoisier, Avogadro e Gay-Lussac, fino ai Curie e Rutherford. Sembra di assistere a una dimostrazione della teoria di Haeckel: sotto i nostri occhi, quella che potremmo definire l’ontogenesi intellettuale di un ragazzino curioso ripercorre, ricapitolandone le tappe essenziali, la filogenesi della scienza. A quattordici anni Sacks si rende conto che la chimica «naturalistica» e romantica dell’Ottocento, da lui tanto amata, è ormai finita. Farà il medico, seguendo la tradizione di famiglia. Ma se l’essere medico è per lui l’unico modo per diventare scrittore, l’unico modo per essere medico e rimanere se stesso è scrivere. Scrivere, dialogare per esorcizzare la paura, quella paura, quei fantasmi – mantenendo, fra le quinte della mente, il ricordo e la nostalgia dell’ordine inscalfibile degli elementi chimici, e insieme esponendosi alle onde del caos. E così riscoprendo i confini della normalità in un cammino dal semplice al complesso, fino a considerare la vita, in tutte le sue forme, come un’avventura che nella normalità raggiunge l’acme del prodigio.

Incipit del libro Zio Tungsteno di Oliver Sacks:










1. ZIO TUNGSTENO

 


 


Molti dei miei ricordi d'infanzia sono legati ai metalli - come se avessero esercitato su di me un potere immediato.- Spiccando sullo sfondo di una realtà eterogenea, si distinguevano per la lucentezza, il bagliore, l'aspetto argenteo, la levigatezza e il peso. A toccarli erano freddi, e quando venivano percossi risuonavano.


Mi piaceva il giallo dell'oro, e quel suo essere così pesante. Mia madre si sfilava dal dito la fede nuziale e me la lasciava tenere in mano per un po' mentre mi parlava della sua inviolabilità, di come non si annerisse mai. «Senti com'è pesante» aggiungeva. «Più pesante del piombo». Che cosa fosse il piombo già lo sapevo, perché avevo maneggiato un pezzo di tubatura, fatta di quel metallo tenero e pesante, che l'idraulico aveva dimenticato a casa nostra. Anche l'oro era tenero, mi spiegava mia madre, e perciò solitamente lo si rendeva più duro combinandolo con un altro metallo.


Lo stesso accadeva col rame: lo si univa allo stagno per ottenere il bronzo.


Bronzo! - solo il suo nome era per me come uno squillo di tromba, giacché il suono stesso della battaglia era un vivace cozzare di bronzo su bronzo, lance di bronzo su scudi di bronzo, il grande scudo di Achille. Altrimenti, il rame si poteva legare allo zinco, raccontava mia madre, e in tal caso si otteneva l'ottone. Tutti noi, mia madre, i miei fratelli e io, avevamo i nostri "menorah" di ottone - i caratteristici candelabri per la festa della "chanukkah". (Mio padre ne aveva uno d'argento).


Conoscevo il rame, il lucente colore rosato del grande calderone in cucina - lo tiravamo giù solo una volta all'anno, quando in giardino maturavano le mele selvatiche e le cotogne e mia madre le cuoceva per fare la gelatina.


Conoscevo anche lo zinco: la vaschetta per far fare il bagno agli uccelli, in giardino, opaca e leggermente azzurrina, era fatta di zinco; e lo stagno, per via della pesante stagnola in cui avvolgevamo i sandwich destinati ai picnic.


Mia madre mi mostrò che quando lo stagno o lo zinco venivano piegati emettevano un «grido» particolare. «Dipende dalla deformazione della struttura cristallina» mi spiegava, dimenticando che avevo solo cinque anni e non potevo capire le sue parole - ciò nondimeno, esse mi affascinavano e suscitavano in me il desiderio di saperne di più.


In giardino c'era un enorme rullo in ghisa per il prato - pesava più di duecento chili, diceva mio padre. Noi, da bambini, non riuscivamo nemmeno a spostarlo, ma lui era immensamente forte, ed era capace di sollevarlo da terra. Era sempre un po' arrugginito, e questo mi disturbava, perché la ruggine si sfaldava, lasciando dietro di sé piccoli buchi e croste, e io temevo che tutto il rullo potesse corrodersi e un giorno o l'altro andare in pezzi, ridotto a una massa rossiccia di polvere e frammenti


[...]
I libri catalogati di Oliver Sacks:
Diario di Oaxaca
Il caso di Anna H.
L'occhio della mente
L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello (The man who mistook his wife for a hat)
L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello (The man who mistook his wife for a hat) (1985)
L’isola dei senza colore e L'isola delle cicadine
Risvegli
Su una gamba sola
Un antropologo su Marte
Vedere voci
Zio Tungsteno
Citazioni di Oliver Sacks:
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