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"Le particelle elementari" di Michel Houellebecq
Titolo:Le particelle elementari
Autore:Michel Houellebecq
Editore:Bompiani
Tipologia del supporto:Digitale
Lingua:Italiano
Genere:Non definito
Codice ISBN:9788845244575
DRM:Non definito
Pubblicato il:2013-03-23
:

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L'autore
Michel Houellebecq è nato in Francia, a Réunion, nel 1958.

Il suo nome originario è Michel Thomas.

Consultate il sito ufficiale di Michel Houellebecq, per avere maggiori informazioni su questo autore. Il link è a questa pagina:
http://www.michelhouellebecq.com/.

"Le particelle elementari" è un libro scritto da Michel Houellebecq.

Questa edizione in italiano è stata stampata da Bompiani (ISBN: 9788845244575).

INFORMAZIONI EDITORIALI

Michel Djerzinski e Bruno Clément sono fratellastri e sembrano essere accomunati unicamente dall'abbandono della madre. Michel è uno scienziato dedito alla biologia molecolare e vicino al Nobel. Un uomo che ha dedicato la sua esistenza agli studi scientifici che lo hanno portato all'isolamento e all'impermeabilità a qualunque emozione. Il suo sogno è riuscire a clonare gli esseri umani così da poter garantire a essi una vita perfetta. Bruno è un uomo di lettere, fa l'insegnante, è attirato dal sesso in modo morboso, ed è costretto dalla malattia a entrare e uscire dalle cliniche psichiatriche. Sia la morbosità patologica di Bruno sia l'asettica razionalità di Michel sono il risultato dell'ambiente che li circonda: un mondo fatto di solitudini e dominato dal caso in cui i desideri sembrano scaturire dagli spot pubblicitari. Nella descrizione di questo quadro apocalittico, nell'aridità di questa umanità scarnificata si intravedono scenari futuri dai risvolti inquietanti.
Uno sguardo disincantato sul corpo agonizzante della civiltà occidentale che ricorda scrittori d'oltreoceano come DeLillo, Carver, D.F. Wallace e T.C. Boyle. Un libro spietato, intenso, bello ed estremo.

Incipit del libro Le particelle elementari di Michel Houellebecq:










1

Il 1° luglio 1998 cadeva di mercoledì. Fu quindi logico, benché anomalo, che Djerzinski la sua bevuta d’addio la organizzasse di martedì. In mezzo alle vaschette di congelamento degli embrioni, e un po’ schiacciate dalla loro massa, le bottiglie di champagne vennero accolte dal refrigeratore Brandt deputato a conservare i prodotti chimici d’uso comune.


Quattro bottiglie per quindici persone – appena sufficienti. D’altronde, vista la superficialità della cagione di quel raduno, a essere appena sufficiente era tutto quanto; una parola di troppo, uno sguardo sbagliato, e il gruppo rischiava di disperdersi, tutti e ciascuno di corsa verso la propria macchina. Si trovavano sotto il livello stradale, in una sala climatizzata; pareti ricoperte di piastrelle bianche, un poster dei laghi tedeschi. Nessuno che avesse proposto di fare qualche foto. Un giovane ricercatore arrivato all’inizio dell’anno, barba e faccia da stupido, si eclissò già dopo qualche minuto accampando pretesti di parcheggio. Tra i convenuti andava diffondendosi un disagio sempre più pronunciato. Le vacanze erano imminenti; taluni le avrebbero trascorse in casa di amici, altri si sarebbero dedicati al turismo verde. Le parole scambiate schioccavano lentamente nell’aria. Il commiato non tardò molto.


Alle diciannove e trenta era già tutto finito. Djerzinski attraversò il parcheggio in compagnia di una collega dai lunghi capelli neri, dalla pelle bianchissima, dal seno maestoso. La collega era un po’ più anziana di lui; con ogni probabilità l’avrebbe rimpiazzato al vertice dell’unità di ricerca. La maggior parte delle sue pubblicazioni riguardava il gene DAF3 della drosofila; era nubile.


In piedi davanti alla sua Toyota, Djerzinski sorrise e tese la mano alla ricercatrice (un gesto che già da qualche secondo progettava di fare, predisponendolo mentalmente). I palmi combaciarono, aderirono in ima presa morbida. In seguito avrebbe ripensato alla mancanza di calore di quella stretta di mano; date le circostanze, avrebbero potuto baciarsi come fanno i ministri, o la gente dello spettacolo.


Consumati gli addii, rimase fermo in macchina per cinque minuti che gli parvero ore. Perché mai la donna non metteva in moto? Cos’è, stava masturbandosi ascoltando Brahms? O piuttosto rifletteva sulla propria carriera, sulle nuove responsabilità – e, se sì, se ne rallegrava? Finalmente la Golf della genetista lasciò il parcheggio; era nuovamente solo. Il clima era stato splendido, rimaneva ancora un po’ di caldo. In quelle settimane di inizio estate tutto pareva congelato in una radiosa immobilità; comunque, e Djerzinski ne era consapevole, le giornate avevano già cominciato ad accorciarsi.


Mentre a sua volta metteva in moto, riconobbe di aver lavorato in un ambiente privilegiato. Alla domanda: “Vivendo a Palaiseau ritenete di beneficiare di un ambiente privilegiato?”, il 63% degli abitanti rispondeva:


[...]
Explicit: Le particelle elementari di Michel Houellebecq:

Nel momento in cui i suoi ultimi rappresentanti sono sul punto di estinguersi, riteniamo dunque legittimo rendere all'umanità quest'ultimo omaggio; omaggio che, anch'esso, finirà cancellato e perso nelle sabbie del tempo; è tuttavia necessario che tale omaggio, una volta almeno, venga reso. Questo libro è dedicato all'uomo.


[...]
I libri catalogati di Michel Houellebecq:
La carta e il territorio
Le particelle elementari
Piattaforma nel centro del mondo
Citazioni di Michel Houellebecq:
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