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"Le vergini suicide" di Jeffrey Eugenides
Titolo:Le vergini suicide
Titolo originale:The virgin suicides
Autore:Jeffrey Eugenides
Editore:Arnoldo Mondadori Editore
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:1993
Pagine:256
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Inglese
Genere:Romanzo
Prezzo :7,8
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di:Anna Rita Federici
:

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L'autore
Jeffrey Eugenides è nato negli Stati Uniti d'America, a Detroit, nel 1960.

La nazione originaria di Jeffrey Eugenides è la Grecia.


Per sapere qualcosa di più su Jeffrey Eugenides, potete consultare il sito web ufficiale dell'autore, disponibile a questa pagina:
http://www.princeton.edu/~visarts/cwr/faculty/jeugenid.html.

Rievocazione di una oscura e crudele vicenda: la morte per suicidio di cinque giovani sorelle in un succedersi di eventi misteriosi e ordinari dai moventi ignoti eppure previsti, calcolati.

La quarta di copertina
Rievocazione di una oscura e crudele vicenda: la morte per suicidio di cinque giovani sorelle in un succedersi di eventi misteriosi e ordinari dai moventi ignoti eppure previsti, calcolati. Un patto suicida che appare come l’immolazione rituale della intera umanità: un sacrificio il cui rito solo la vita ha il potere di spezzare. Ma la vita non riuscirà mai ad entrare nella vita delle sorelle e della famiglia tutta, per orgoglio o per vigliaccheria, per paura o per esaltazione. Una congerie di ragioni ed intuizioni che si fondono, concorrono a spiegare, a formare una necessaria “storia con cui poter convivere” ma che alla fine della rievocazione daranno vita ad una teoria dei fatti durissima e di condanna. Anche se il sapere, infine la conoscenza, non servirà a nutrire il rimpianto di una vita passata, mancata, e del tempo che rimane da vivere; chiaroveggenza che le sorelle Lisbon non hanno voluto condividere con gli altri. Ora non resta che l’inutilità di essere riusciti a riconoscere dopo un lungo percorso, tutta una vita, i simboli della infelicità, quel percorso su cui le sorelle veggenti li avevano preceduti.

L’intreccio
Un gruppo di persone, ormai adulte e forse prossime alla vecchiaia, rievoca un fatto che ha segnato le loro vite. Questo “noi narrante” appartiene a ciò che allora fu un gruppo di ragazzi residente nella stessa strada di un quartiere, e che incessantemente spiava, pensava, adorava le cinque sorelle della famiglia Lisbon. Appare subito evidente una sorta di disadattamento collettivo che coinvolge persino i genitori e appare altresì evidente la crudeltà del regime imposto da questi alle ragazze che apparentemente vi si ribellano suicidandosi.

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Il commento
Dopo poche pagine, quando è ormai chiaro il destino a cui sono chiamate tutte e cinque le sorelle, con una associazione di idee repentina, non ho potuto fare a meno di accomunare il loro destino a quello di Bauci, compagna di Erinna in Telos, da lei cantata e compianta. Ho pensato all’inizio che le legasse soltanto l’essere possedute dal sepolcro bambine ancora, quello stare riverse come bambole atterrate dalla vita; e quel continuo noi narrante, identificato soltanto pazientemente sul finire della storia, che ci parla della fanciullezza e del suo calore, e di quelle cose che se “non furono di gioia sono cenere, ormai”, nella mia testa non si distingue più dalla voce dell’urna. Ma quello che non mi ha potuto abbandonare è l’idea che di quel destino esse fossero consapevoli vestali, guardiane di una religione indiscussa e non comunicata, che vede e allo stesso tempo ottunde e paralizza. E tutte le apparenti cause ragionevoli che concorrono a quella tragica sorte sono in realtà riti preparatori della loro fatale rinuncia. Ed ecco che alla fine ciò che gli ex ragazzi sono riusciti a decifrare collima con quella intuizione: la loro divinità, la loro potenza, il loro distacco dal mondo degli uomini le colloca in un vuoto pneumatico dove eseguono l’ineluttabile rito che è il loro destino: e chissà se la sofferenza richiesta da ogni crudele rituale, dal sacrificio del nume arcaico a quello dei tanti poveri cristi del nostro tempo, potranno mostrarci e smascherare l’oscuro male nato dal cuore delle nostre nazioni e allontanare la rovina; se il loro sangue versato potrà bagnare e spegnere le foreste che avvampano della cupidigia degli uomini. O se più semplicemente rimarrà un atto di vuota superbia, d’orgoglio inutile.

Incipit del libro Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides:

La mattina che si uccise anche l'ultima figlia dei Lisbon (stavolta toccava a Mary: sonniferi, come Therese) i due infermieri del pronto soccorso entrarono in casa sapendo con esattezza dove si trovavano il cassetto dei coltelli, il forno a gas e la trave del seminterrato a cui si poteva annodare una corda. Scesero dall'ambulanza, con quella che come al solito ci sembrò una lentezza esasperante, e il più grasso disse sottovoce: "Mica siamo in tivù, gente: più presto di così non si può". Stava spingendo a fatica le apparecchiature per la rianimazione accanto ai cespugli cresciuti a dismisura, sul prato incolto che tredici mesi prima, all'inizio di quella brutta storia, era perfettamente curato.


[...]
Explicit: Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides:

Non riuscivamo ad immaginare il vuoto interiore di un essere umano che si accostava un rasoio al polso e si apriva le vene: il vuoto e la calma. E abbiamo dovuto imbrattarci il muso nelle loro ultime tracce, orme fangose sul pavimento, bauli calciati via, respirare per sempre l'aria delle stanze dove si sono uccise. In fondo non contava quanti anni avessero, o che fossero ragazze, ma solo il fatto che le avevamo amate e che loro non avevano udito il nostro richiamo; non ci odono neanche adesso che siamo quassù, nella casa sull'albero, con i capelli radi e un po' di pancia, e le chiamiamo perché escano dalle stanze in cui sono entrate per trovare la solitudine eterna, la solitudine del suicidio, che è più profondo della morte, le stanze dove non troveremo mai i pezzi per rimetterle insieme.


[...]
I libri catalogati di Jeffrey Eugenides:
La trama del matrimonio
Le vergini suicide (The virgin suicides) (1993)
Le vergini suicide
Middlesex
Citazioni di Jeffrey Eugenides:
Cecilia si diresse verso la scala. Si mu...
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Stavamo lì con il naso in aria a contemp...
Mentre sollevava tappeti e buttava asciu...
Le sorelle Lisbon divennero il simbolo d...
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L'essenza di quei suicidi non era la tri...
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