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"Israele - Lo stato degli ebrei" di Claude Klein
Titolo:Israele - Lo stato degli ebrei
Titolo originale:Israel. Etat en quete d’identité
Autore:Claude Klein
Editore:Giunti Editore
Tipologia del supporto:Cartaceo
Anno di pubblicazione:2005
Pagine:121
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Francese
Genere:Saggio di storia
Argomento:Nascita del conflitto fra israeliani e palestinesi
Licenza:Copyright (Diritti riservati)
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Recensione di:Denise Mereu
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L'autore
Claude Klein è nato in una nazione non definita.

La storia dei Palestinesi e degli Israeliani è una delle più tormentate e sanguinarie degli ultimi tempi: la loro guerra ha generato numerose vittime da entrambe le parti.

La storia dei Palestinesi e degli Israeliani è una delle più tormentate e sanguinarie degli ultimi tempi: la loro guerra ha generato numerose vittime da entrambe le parti.
Questo libro ci spiega come nasce uno dei conflitti più lunghi mai conosciuti, che ancora oggi non trova soluzione.
Alla fine dell'Ottocento gli Ebrei preparano il loro ingresso nella società civile, ma di lì a poco nasce un sentimento antisemita, causa di diversi omicidi rituali perpetrati in Russia, trasformato nel tempo nell’antisemitismo moderno.
A causa del crescente clima di violenza, Theodor Herks, un corrispondente da Parigi per un quotidiano viennese, ha una sorta di intuizione su quello che sarebbe accaduto agli Ebrei quarant’anni dopo. Egli ritiene necessario trovare loro un rifugio in breve tempo.
Iniziano così i negoziati con il sultano ottomano, per tentare di creare uno stato per gli Ebrei, in Palestina, che all’epoca era sotto la dominazione turca, ma questi negoziati falliscono quasi subito. Qualcuno propone di trasferirli in Uganda, Cipro o Argentina. Ci sono diversi progetti, ma dopo la morte di Herks si decide definitivamente per la Palestina: la dichiarazione di Balfour sancirà il nuovo stato ebraico.
Ben presto, la sproporzione numerica fra ebrei e arabi è così evidente che s’inizia a limitare i certificati d’immigrazione.
Gli ebrei sono convinti di poter acquistare liberamente queste terre, considerando gli arabi dei “selvaggi del deserto”, incapaci di capire quel che sta succedendo. Al loro rifiuto di cedere le terre, gli ebrei decidono di cacciarli via, così nel 1936 iniziano le contestazioni arabe. Solo alla fine della seconda guerra mondiale si scopre la tragica realtà del genocidio degli ebrei, si decide così di accoglierne i superstiti.
Gli ebrei ricercano la loro identità, sperando di ritrovare proprio nel sionismo quella normalità che li farà sentire di nuovo come tutti gli altri popoli.
Nel 1947 viene chiesto alle Nazioni Unite di occuparsi della questione palestinese: si pensa di dividere il territorio in quattro zone, tentando così di promuovere la cooperazione da entrambe le parti, ma gli arabi non sono d’accordo e l’anno successivo scoppia la guerra. Pur non avendo la sovranità, gli ebrei si organizzano per accogliere gli immigrati, mentre David Ben Gurion diventa il presidente della Palestina ebraica. Il diritto israeliano è principalmente giurisprudenziale, mentre il diritto religioso è molto più complesso. Risulta, infatti, materia di competenza dei tribunali religiosi, in base all’appartenenza: ebrei, musulmani, drusi e cristiani.
Non si conosce la posizione precisa della religione nella vita israeliana, stiamo parlando di uno stato non laico, in cui il potere nasce dalla volontà espressa nelle elezioni.
Viene istituito l’esercito, prendendo come modello quello svizzero: ancora oggi il servizio militare dura tre anni per gli uomini e ventidue mesi per le donne. Molti militari, ad esempio Ariel Sharon, sono passati dalla vita militare a quella politica.
L’economia di queste terre non può contare né su petrolio né su risorse naturali, ma solo su investimenti stranieri(per lo più americani e russi) ed esportazioni, cosa che quindi la rende vulnerabile: molti settori sono entrati in crisi mentre la disoccupazione è aumentata.
Alla sua nascita lo stato d’Israele comprendeva il 3% della popolazione, nel 1998 si arriva al 37% dell’intera popolazione israeliana mondiale. Questi si dividono in due tipi: gli ashkenaziti, di origine europea, e i serfaditi, originari dei paesi mediterranei.
La nascita di questo stato ha causato tantissime vittime: si scatena un vero e proprio meccanismo del terrore, basta ricordare le sommosse del 1929, la guerra dei “sei giorni”, da cui parte la vera e propria colonizzazione israeliana, fino alla cosiddetta “guerra di liberazione”, che causerà la morte dell’1% della popolazione. Per combattere i sionisti, i palestinesi possono contare sull’aiuto da parte dell’Egitto, della Libia, della Siria, della Giordania e dell’Iraq.
Alla fine, però, la sovranità d’Israele sarà netta: le truppe comandate da Ariel Sharon invadono Beirut, costringendo i palestinesi a spingersi fuori dei loro territori. Dal punto di vista etico e politico quella ribattezzata “Operazione pace in Galilea” si rivela una carneficina: duemila abitanti palestinesi e libanesi vennero massacrati, i villaggi di Sabra e Chatila distrutti, e tutt’ora non solo nessuno ha mai pagato per quello che oggi viene considerato un genocidio, ma le vittime non hanno ricevuto neanche una degna sepoltura, visto che circa mille cadaveri sono stati fatti sparire.
La questione dei profughi diventa oggetto dei dibattiti pubblici, alla fine della guerra rimanevano non più di 156.000 arabi, costretti a raggiungere gli altri paesi. I palestinesi chiedono che il loro “diritto al ritorno” sia messo sullo stesso piano della “legge del ritorno”, che va ad esclusivo vantaggio degli ebrei.
Il paese subisce continui mutamenti, e anche il territorio cambia più volte i confini. L’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina), inizialmente assume una linea moderata, con l’intento di creare uno stato palestinese che coesista con lo stato di Israele. Ma gli israeliani non fermano la loro ascesa, prendendo possesso dei territori palestinesi e impedendo il loro ritorno, ponendo di fatto i loro confini. La situazione diventa insostenibile, così l’OLP darà vita a una serie di azioni terroristiche, come i dirottamenti aerei e la clamorosa uccisione degli atleti israeliani ai giochi olimpici di Monaco, nel 1972 (è uscito proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche “Munich”, un film che parla di questa storia).
Nel 1987 inizia l’Intifada, la rivolta dei Palestinesi nei territori occupati dagli israeliani; l’anno successivo i palestinesi dichiareranno l’indipendenza del loro stato. Per assurdo le immagini di quei giovani ragazzi che scagliano pietre contro i soldati che, spesso, dopo averli raggiunti li eliminano, intacca il prestigio internazionale di Israele, e alla fine si è costretti a giungere a un compromesso.
Il solenne accordo si firmerà a Washington solo nel 1993, sotto la presidenza di Bill Clinton: non c’è ancora uno stato palestinese, ma ne verrà eletta l’autorità con libere elezioni. Arafat ne diventa l’interlocutore per eccellenza che manderà avanti i negoziati, mentre nei territori palestinesi emerge la forza fondamentalista di Hamas.
Nel 2000 la situazione precipita di nuovo: Hamas scatena una serie di attentati omicidi allo scopo di destabilizzare la società israeliana, e a poco a poco viene a mancare la fiducia nel processo di pace.
Nel 2003 Sharon scatena la seconda Intifada, con un arrogante gesto di sfida, infatti, invade la Spianata delle Moschee, considerata sacra dagli arabi. Arrivare alla fine del conflitto significa smantellare gli insediamenti israeliani, e far tornare tre milioni di palestinesi alle loro terre. Siamo nel 2006, e si è iniziato a smantellare questi insediamenti, mentre le ultime elezioni sono state vinte proprio da Hamas, che non ha intenzione di riconoscere lo stato d’Israele.
Nessuno può negare che il genocidio degli ebrei sia stata una delle pagine più nere della nostra storia, fortunatamente riconosciuto e condannato da tutto il mondo, al contrario di molti altri che ancora oggi vengono negati, e che non hanno avuto la stessa risonanza.
La loro voglia di riscatto, però, rivolta a danno dei palestinesi, ha scatenato una violenza ingiustificata nei loro confronti, macchiandosi anch’essi di un altro genocidio, nei confronti dell’unica popolazione che aveva aperto loro le porte. Dubito che nei loro progetti iniziali fosse compreso uno sterminio, poiché parliamo di persone che hanno provato sulla loro pelle questa tragica esperienza. Perciò dobbiamo chiederci come sia nata la voglia di sangue da parte degli ebrei, nonostante quello che hanno vissuto. Non stupisce la recente vittoria di Hamas, che oggi rappresenta un popolo che si è visto privare delle sue terre, e spesso della vita, e dopo anni di sofferenze vorrebbe solo riacquistare la propria serenità.

PAGELLA
Scorrevolezza:7
Valore artistico:8
Contenuti:7
Globale:7

Consigliato a:

Consiglio questo libro agli appassionati di storia.

I libri catalogati di Claude Klein:
Israele - Lo stato degli ebrei (Israel. Etat en quete d’identité) (2005)

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