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"La masseria delle allodole" di Antonia Arslan
Titolo: La masseria delle allodole
Titolo originale: La masseria delle allodole
Autore: Antonia Arslan
Editore: Rizzoli
Tipologia del supporto: Cartaceo
Anno di pubblicazione: 2004
Pagine: 234
Lingua: Italiano
Lingua originale dell'opera: Italiano
Genere: Romanzo
Argomento: La tragedia del genocidio armeno
Licenza: Copyright (Diritti riservati)
DRM:
Recensione di: Denise Mereu
Recensione vocale: La masseria delle allodole_rece_Denise.opus, 354060 bytes
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L'autrice
Antonia Arslan è nata in Italia, a Padova, nel 1938.

In questo libro si narra una storia vera, quella di una famiglia armena, una come tante, della quale si vuole a tutti i costi conservare la memoria, affinché il tempo non ne porti via i pochi ricordi rimasti.

“Il nonno le ha dato un’altra cosa: l’eco vivente di odori e sapori, un nutrimento vero, la nascita della nostalgia (per un paese che non esiste più, per le colonne dei deportati, per una famiglia morente sotto il sole velenoso e per le tombe sconosciute lungo le polverose strade e i sentieri dell’Anatolia... ma anche per tutto ciò che scomparve con loro di vivo e odoroso, di fatica e di gioia, di pena e consolazione: l’anima del paese)”.

In questo libro si narra una storia vera, quella di una famiglia armena, una come tante, della quale si vuole a tutti i costi conservare la memoria, affinché il tempo non ne porti via i pochi ricordi rimasti. Il pilastro di questa famiglia è il nonno Yerwant, un carattere forte dotato di un carisma che traspare in ogni suo gesto. Sempad, il fratello, è un uomo dolce e tranquillo, disponibile con tutti. Entrambi sognavano un futuro diverso per la nuova generazione, scappare dalle zone oramai minacciate dalla guerra, per provare a realizzarsi in Europa o in America: era l’unica alternativa per i loro figli. Ognuno sogna il proprio futuro, sempre attenti però alle loro antiche tradizioni, che il tempo non deve far dimenticare. È una famiglia grande, hanno dei parenti in ogni parte del mondo, perché ciascuno ha preso la propria strada. Ma proprio questi, stranamente, sentono il gran desiderio di non “sembrare” più, un giorno, degli occidentali, ma di esserlo veramente, nonostante i loro caratteristici tratti somatici, pur consapevoli che non sarà questo a cancellare il loro terribile passato. Nel 1914 in Europa scoppia la guerra, ciò nonostante gli armeni vivono serenamente, perché è un periodo in cui stanno riscoprendo loro stessi, la loro cultura, la loro lingua. Quando la guerra sarà finita, pensano, ci sarà un futuro anche per loro. Dopo la morte del nonno subentra un altro capofamiglia, questo scrive ai parenti lontani sperando in una loro prossima visita. Proprio per questa occasione rinfresca la Masseria delle Allodole, posta tra le colline dell’Anatolia, dove si farà una bellissima festa di benvenuto. Non sanno però che la sera del 24 aprile 1915 a Costantinopoli, si sta pianificando una retata, il comitato Unione e Progresso vuole restituire la Turchia ai turchi, eliminando i popoli considerati inferiori che collaborano con il nemico occidentale, contribuendo a distruggere l’impero: armeni, greci, assiri e siriani devono essere messi al bando. Professori, medici e giornalisti spariscono improvvisamente, presto si capisce che qualcosa non va, gli armeni sono in pericolo. È il periodo in cui Mussolini fa i comizi nelle piazze e l’Italia è pronta ad allearsi con Francia, Russia e Inghilterra per entrare in guerra. La tensione è alta, ci si aspetta qualcosa di tremendo da un momento all’altro, ma l’intera famiglia decide di passare una serata spensierata alla Masseria. Per questo gesto, considerati forse degli spregiudicati oltre che dei traditori, i soldati compiono una strage, ammazzando una parte di questa famiglia. È solo l’inizio. Quello che viene definito “un popolo docilmente sciocco”, in realtà mostra un grande coraggio, preferendo sempre credere alle voci che portano anche la più piccola speranza. Si viene a sapere ciò che sta avvenendo, ma non cedono alla disperazione. Le donne dovranno farsi forza, perché gli uomini saranno i primi ad essere portati via e uccisi, vicino alla Valle delle Cascate. Le donne armene partono, con l’inganno, convinte di ricongiungersi ai loro uomini: così sarà, ma nel modo più terribile e crudele. I soldati già sorridono all’idea delle ricchezze nascoste nelle case abbandonate. Da qui nasce l’idea della deportazione nel deserto, una sorta di assurdo rito di purificazione. Alla fine di tutto, i superstiti di questa famiglia, che ora vivono in Italia, si porteranno dentro la colpa di essere sopravvissuti, di avere successo; il passato diventerà opaco per i loro figli, solo un vago ricordo di quelle terre, qualche foto sbiadita, cambieranno loro anche il cognome. Mentre le donne in testa conducono le carovane di anziani e bambini, le tribù curde arrivano dalle montagne per impossessarsi delle case degli armeni che sono state promesse loro. È la fine. In queste condizioni non riusciranno a resistere, per la loro strada incontrano anche gli Zaptiè che li derubano di tutto, uccidono i bambini e stuprano le donne, portando via le ragazze più belle per i loro harem. I vecchi vengono uccisi per divertimento. È vietato aiutare i deportati, quindi gli abitanti dei villaggi dell’Anatolia tentano almeno di seppellire i cadaveri che trovano, di nascosto. Rimane l’unica speranza di riuscire a raggiungere qualche villaggio, per comprare da mangiare, con gli unici tesori che sono riusciti a portarsi via, nascondendoli in mezzo ai capelli delle bambine. Ma i contadini terrorizzati si chiudono in casa, per non vedere e sentire quella massa di gente destinata a morire. Ismene, un membro di questa famiglia, sarà l’unica che riuscirà a ritrovare i suoi parenti prima dell’arrivo ad Aleppo, e qui saranno liberati, e questa tragica memoria sarà tramandata.

PAGELLA
Scorrevolezza: 7
Valore artistico: 9
Contenuti: 9
Globale: 9
Incipit del libro La masseria delle allodole di Antonia Arslan:

Zio Sempad è solo una leggenda, per noi: ma una leggenda su cui abbiamo tutti pianto. Era l'unico fratello uterino del nonno, il minore; la loro madre, Iskuhi la principessina, morì diciannovenne dandolo alla luce. Il bisnonno poi si risposò con una "matrigna cattiva", che gli diede molti altri figli; nonno Yerwant non la sopportava, così a tredici anni chiese e ottenne di andarsene dalla piccola città a [[Venezia]], a studiare al Moorat-Raphael, il collegio per ragazzi armeni.


[...]
Explicit: La masseria delle allodole di Antonia Arslan:

E così, paziente lettore, siamo giunti al termine di questo viaggio, e di questo racconto. Le figlie di Sempad sopravvissero, e così Nubar, come era stato predetto. Per un anno Zareh li tenne nascosti nella cantina della sua casa, e non li avrebbe potuti nutrire senza il premuroso aiuto di Marie-Joséphine e del tesoretto di Ismene, e la volontà concorde di aiutare gli armeni del popolo di Aleppo e degli stranieri che vi abitavano.
Poi riuscì a imbarcarli per mare verso Venezia – e verso Yerwant che se ne prese cura. Shushanig sopravvisse a se stessa per tutto quel lungo anno; ma si lasciò andare, e morì di crepacuore sulla nave, la prima notte in cui, essendosi finalmente imbarcata per l'[[Italia]] con il suo piccolo popolo, poté dismettere la paura e sorridere di nuovo a Sempad. Che avvenne poi dei suoi figli, e di Yerwant, della sua contessa, di Yetwart e Khayël? Questa sarà un'altra storia.
Ismene e Isacco restarono ad Aleppo con Shushanig fino alla sua partenza; poi se ne andarono a Smirne, insieme. E anche questa è un'altra storia.
Nazim rimase ad [[Aleppo]] con Zareh, rimandando la sua partenza; ma un giorno scomparve davvero, forse per esercitare la sua professione alla [[La Mecca|Mecca]]. Di certo, non tornò più indietro.
Nazim trovò Djelal, nella notte famosa: e non si sa che cosa gli disse. Ma alcuni giorni dopo, come per caso, Djelal e Zareh si incontrarono, e piansero insieme: cioè bevvero [[caffè]] e giocarono a tric-trac. E fu poi Djelal che trovò la nave, e i passaporti tedeschi per il piccolo popolo di Shushanig; e ancora lui testimoniò al processo per le stragi armene, a [[Costantinopoli]], nel 1919.
Nessuno, paziente lettore, è più tornato nella piccola città.


[...]
I libri catalogati di Antonia Arslan:
Il libro di Mush
La masseria delle allodole (2004)
La masseria delle allodole
La Strada per Smirne
Citazioni di Antonia Arslan:
Il nonno le ha dato un’altra cosa: l’eco... [leggi]
Il nonno morì alcuni mesi dopo. Non anda... [leggi]
Sempad, e tutti gli altri come lui, non... [leggi]
[NDR|Alla morte di Hamparzum]... [leggi]
Sabato Santo. La paziente trappola, luci... [leggi]
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Che Dio v'aiuti, se ci ingannate. Un men... [leggi]

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