Inizio > Indice Recensioni > Scheda: Satire di Ludovico Ariosto

"Satire" di Ludovico Ariosto
Titolo:Satire
Titolo originale:Satire
Autore:Ludovico Ariosto
Tipologia del supporto:Digitale
Anno di pubblicazione:1517-1525
Lingua:Italiano
Lingua originale dell'opera:Italiano
Genere:Non definito
Licenza:Pubblico dominio
DRM:No
eBook:Leggi l'eBook
Formati disponibili:
Pubblicato il:2013-03-23
:

942 visualizzazioni

Aggiungi ebook alla tua biblioteca
L'autore
Ludovico Ariosto nacque in Italia, a Reggio nell'Emilia, nel 1474. Morì a Ferrara, nel 1533.

Si è dedicato principalmente alle seguenti aree: letteratura pre-illuminista.

La Satira prima, scritta nell'autunno del 1517, è rivolta al fratello Alessandro Ariosto e a Ludovico da Bagno, segretario del cardinale Ippolito d'Este. In essa l'autore racconta la rottura col cardinale conseguente al rifiuto del poeta di seguirlo in Ungheria.

La Satira seconda, invece, indirizzata al fratello Galasso, risale alla fine del 1517, prima di un viaggio a Roma che l'Ariosto intraprese per risolvere i problemi legali connessi al beneficio ecclesiastico di Sant'Agata in Faenza; in questa satira l'autore esprime considerazioni disincantate e disilluse sulla vita cortigiana.

La Satira terza, del maggio del 1518, è rivolta al cugino Annibale Malaguzzi. In essa l'autore parla del suo nuovo lavoro al servizio del duca, rifiuta la carriera ecclesiastica e difende la propria dignità.

Nella Satira quarta, composta nel 1523 e dedicata a Sigismondo Malaguzzi, l'autore si lamenta della lontananza della sua donna, del suo duro lavoro in Garfagnana e dell'impossibilità di scrivere.

La Satira quinta, la cui datazione è fissata tra il 1519 e il 1521, è dedicata nuovamente ad Annibale Malaguzzi, e affronta alcuni motivi tradizionali della vita matrimoniale.

Nella Satira sesta, scritta nel 1524-1525 e indirizzata a Pietro Bembo, l'autore chiede al letterato che gli procuri per il figlio Virginio, studente a Padova, un professore di greco, raccomandandosi che sia affidabile per dottrina e costumi.

Infine la Satira settima, indirizzata al segretario del duca Alfonso I d'Este, Bonaventura Pistofilo, fu elaborata in Garfagnana nella primavera del 1524; in essa il poeta giustifica il proprio rifiuto di diventare ambasciatore estense a Roma e afferma il suo desiderio di tornare al più presto a Ferrara.

Incipit del libro Satire di Ludovico Ariosto:




Satire





 

SATIRA I

 

A MESSER ALESSANDRO ARIOSTO

ET A MESSER LUDOVICO DA BAGNO

 

 

 

Io desidero intendere da voi,Alessandro fratel, compar mio Bagno,s’in corte è ricordanza più di noi; se più il signor me accusa; se compagno

5 per me si lieva e dice la cagione

per che, partendo gli altri, io qui rimagno; o, tutti dotti ne la adulazione(l’arte che più tra noi si studia e cole),l’aiutate a biasmarme oltra ragione. 

10 Pazzo chi al suo signor contradir vole,

se ben dicesse c’ha veduto il giornopieno di stelle e a mezzanotte il sole. O ch’egli lodi, o voglia altrui far scorno,di varie voci subito un concento

15 s’ode accordar di quanti n’ha dintorno;

 e chi non ha per umiltà ardimentola bocca aprir, con tutto il viso applaudee par che voglia dir: «anch’io consento». Ma se in altro biasmarme, almen dar laude

20 dovete che, volendo io rimanere,

lo dissi a viso aperto e non con fraude. Dissi molte ragioni, e tutte vere,de le quali per sé sola ciascunaesser mi dovea degna di tenere. 

25 Prima la vita, a cui poche o nessuna

cosa ho da preferir, che far più brevenon voglio che ‘l ciel voglia o la Fortuna. Ogni alterazione, ancor che leve,ch’avesse il mal ch’io sento, o ne morei,

30 o il Valentino e il Postumo errar deve.

 Oltra che ‘l dicano essi, io meglio i mieicasi de ogni altro intendo; e quai compensimi siano utili so, so quai son rei. So mia natura come mal conviensi

35 co’ freddi verni; e costà sotto il polo

gli avete voi più che in Italia intensi. E non mi nocerebbe il freddo solo;ma il caldo de le stuffe, c’ho sì infesto,che più che da la peste me gli involo. 

40 Né il verno altrove s’abita in cotesto

paese: vi si mangia, giuoca e bee,e vi si dorme e vi si fa anco il resto. Che quindi vien, come sorbir si deel’aria che tien sempre in travaglio il fiato

45 de le montagne prossime Rifee?

 Dal vapor che, dal stomaco elevato,fa catarro alla testa e cala al petto,mi rimarei una notte soffocato. E il vin fumoso, a me vie più interdetto

50 che ‘l tòsco, costì a inviti si tracanna,

e sacrilegio è non ber molto e schietto. Tutti li cibi sono con pepe e cannadi amomo e d’altri aròmati, che tutticome nocivi il medico mi danna. 

55 Qui mi potreste dir ch’io avrei ridutti,

dove sotto il camin sedria al foco,né piei, né ascelle odorerei, né rutti; e le vivande condiriemi il cuococome io volessi, et inacquarmi il vino

60 potre’ a mia posta, e nulla berne o poco.

 Dunque voi altri insieme, io dal matinoalla sera


[...]
Audiolibri di:Ludovico Ariosto
Orlando furioso
Poema cavalleresco
Audiolibro del poema cavalleresco "Orlando furioso" di Ludovico Ariosto.
I libri catalogati di Ludovico Ariosto:
Cinque canti
Il Negromante (1509)
La Lena (1528)
Orlando furioso (1532)
Orlando Furioso
Satire (1517-1525)
Citazioni di Ludovico Ariosto:
Che tosto o buona o ria che la fama esce...
Piccola è questa casa, ma sufficiente pe...
[NDR|Su Ippolito d'Este] ...
Ecco il giudicio uman come spesso err...
Oh gran bontà de' cavalieri antiqui!...
Pel bosco Ferraú molto s'avvolse,| e...
Né tempo avendo a pensar altra scusa,...
La verginella è simile alla rosa...
Che chi ne l'acqua sta fin alla gola...
Forse era ver, ma non però credibile,...

Scrivi un commento







Libro | Scrittore | Citazione

Aiutaci!