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La leggenda di Vantusia la strega
Titolo: La leggenda di Vantusia la strega
Autore: Christian Michelini
Genere: Racconto, Fantasy
Lingua: Italiano
Lingua originale: Italiano
Racconto vocale: Ascolta
Pubblicato il: 2011-05-08
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Un osservatore che si ponesse a grandissima distanza dalle terre di ... potrebbe senza fatica scorgere cinque svettanti torri delinearsi all'orizzonte. La storia di questo imponente monumento dedicato alla lotta incessante tra il bene e il male è ormai conosciuta dai più, e tuttavia vi sono aspetti ignoti sui quali è bene far luce affinché i nostri figli rammentino sia l'opera che testimonia il titanico scontro tra Solkon e Netor, sia come fu salvata da una prematura distruzione.
Il primo, come ci viene riferito dalle Cronache, è il campione assoluto del male, l'essere mostruoso che assume in sé tutti gli aspetti sacrileghi della malvagità, il Kraken immondo e terrificante che tentò di soggiogare il nostro mondo e ridurre in schiavitù i nostri popoli.
L'altro è il nobile guerriero che si oppose a quegli abominevoli disegni di conquista, inducendo Solkon a un eterno scontro perpetrato nei secoli e nelle ere. Ma il nostro riverito paladino non avrebbe mai potuto sostenere la forza distruttiva del Kraken senza l'armatura magica forgiata con cura e perizia dai maghi che seguono la luminosa via del bene. Infatti la fortuna volle che il nostro eroe riuscisse a indossarla prima che gli eventi lo trascinassero in guerra. Con il suo aiuto tenne testa al mostro inusitato e ancora oggi essa permette alla battaglia di restare sempre in bilico, senza che nessuno dei due avversari riesca a dominare e sconfiggere l'altro.
Questo scontro di dimensioni colossali causò in passato incredibili danni alle popolazioni, distruggendo i raccolti, devastando abitazioni e decimando interi villaggi. La gente non poteva sopportare a lungo il continuo pericolo costituito dai due rivali e, se qualcuno non avesse rimediato, il panico si sarebbe esteso a tutti incondizionatamente, spargendo il germe della paura e terrorizzando chiunque.
A causa di ciò i Grandi Maghi si riunirono in consiglio per decidere il da farsi. Erano già passati tre anni di devastazioni e non si poteva più attendere oltre. Essi arrivarono alle stesse conclusioni cui era giunto il prode Netor nell'impeto della battaglia.
L'eroe avrebbe dovuto condurre il suo acerrimo nemico in un continuo viaggio nel tempo, fra passato e futuro, senza fermarsi in nessun periodo storico se non qualche istante, vagando costantemente di anno in anno. Solo tale limbo senza epoca avrebbe salvaguardato le nostre terre dai disastri di quel furioso e perpetuo contendere.
Perciò Netor agì prontamente; subito lanciò un sortilegio per condurre lui e il nemico in un perdurante mutar di luogo e anno.
Ma i grandi maghi notarono la difficoltà in cui si trovava Netor, oppresso dall'impegno di sostenere un così grande incantesimo durante una lotta sì tenace, e, per eliminare la possibile caduta del guerriero, costruirono nell'anno Novecentodecimo della storia le cinque maestose torri che costituivano un sigillo in grado da solo di salvaguardare la magia evocata dall'intrepido combattente.
Netor poté così concentrarsi unicamente sullo scontro, scongiurando il pericolo della disfatta che avrebbe permesso al male di dominare il mondo.
I popoli potevano ormai restare in pace e prosperare, le messi nei campi erano sufficienti a sfamare i bisogni di cibo, la caccia era buona, i villaggi non erano più in continuo assedio e la natura divenne rigogliosa e florida.
Purtroppo però il male possiede accoliti potenti e sempre dediti al suo trionfo incontrastato.
Fu così che una strega assai malvagia, di nome Vantusia, nell'anno Novecentoquindicesimo della nostra storia, si dedicò ad annientare una delle cinque torri, nel tentativo di far vacillare la magia di Netor, provocando nuove devastazioni e cataclismi su quelle terre ormai in quiete e tranquillità.
Ella era una potente maga, addestrata per anni dal Grande Arkoth. Quello era stato un periodo duro della sua vita, giacché il precettore era inflessibile, anche se affabile e generoso. Vantusia si dedicava con abnegazione ai compiti a lei assegnati, sempre memore dell'importante missione che si era prefissa. Voleva infatti diventare riverita e osannata come Arkoth, desiderava che la sua fama la precedesse nelle regioni in cui avrebbe viaggiato.
Ma, giunta alle soglie della maturità, in quell'età di pulsioni contrastanti e brame non ancora sopite, smarrì i buoni insegnamenti del suo maestro e si interessò alle sedicenti malie degli incantesimi oscuri. La sua vita mutò inesorabilmente, ottenebrata da quelle nuove conoscenze venefiche, dimenticando la sua precedente natura per impegnarsi come strumento servizievole di quel male sordido che l'aveva oramai posseduta.
Il Grande Arkoth soffrì terribilmente a causa della sconsideratezza della sua allieva, si crucciò per anni nel fatuo tentativo di ricondurre il discepolo sulla retta via, ma ogni sforzo risultò sterile e vano.
Così, lasciato il precettore nel più profondo scoramento, Vantusia trascorse gran parte della giovinezza ad incrementare oscure e ancestrali conoscenze, mai sazia di quanto aveva appreso, sempre pronta ad approfondire arditamente la sua cultura del male.
Passate che furono varie decadi, quella che era stata un'apprendista timorosa si era tramutata in una temibile strega, forte di una profonda e tremenda maestria.
Fu così che, accumulato questo vasto potere, si presento nella valle di ... , pronta e convinta di ottenere completo successo nel suo mefitico intento. L'imponente costruzione che gli si presentava innanzi era costituita da cinque svettanti torri, dalla base ampia e imponente, che si estendevano maestosamente in altezza quasi sfiorando il cielo. La mirabile visione di questo sigillo temporale, che avrebbe intimorito chiunque, sortì un effetto di disprezzo sulla rinnegata Vantusia. L'estremo baluardo del bene era dispregiato fortemente dalla strega ormai profondamente corrotta la quale, in un impeto esecrabile di nequizia, si accingeva a por fine alla pace di quelle regioni.
Iniziò a pronunciare arcane sillabe di un ancor più vetusto alfabeto, un litania mortale che agghiacciava le menti al solo udirla. Gli strenui difensori di quel luogo agirono prontamente per sventare il piano malvagio. Ma anche se erano in gran numero e sprezzanti del pericolo, nulla potevano contro la possente magia di Vantusia. Nemmeno I due maghi che erano presenti potevano competere in esperienza con lei, cosicché furono presto ridotti all'impotenza come già era accaduto ai guerrieri.
Senza più impedimenti terreni tra lei e la sua impresa nefanda, la strega alacremente si dedicò all'evocazione di quelle potenze oscure in grado di sconfiggere l'arcana magia a protezione di quelle torri benigne. La sua voce, lugubre e smorta, avvolgeva e permeava l'ampia radura.
Intenta qual era, non si accorse dell'approssimarsi di una figura minuta e curva, ma stranamente orgogliosa e impavida di fronte al periglio mortale cui si esponeva. Quest'uomo si avvicinò a Vantusia che, percependo un'altra presenza, sdegnosamente si volse per vedere quale persona avesse in tal spregio la vita da interromperla nel compimento della sua opera.
Grande fu la sorpresa della maga, riconoscendo in quei lineamenti consunti dal tempo, lo sguardo vigile e stoico del suo onorato maestro.
I due si fissarono per lungo tempo, finché il richiamo del male esortò Vantusia a riprendere quando aveva lasciato incompiuto.
Ma il Grande Arkoth, quieto come la scogliera di fronte al mare in tempesta, mestamente si diresse verso la torre che gli stava innanzi, la stessa che era presa di mira da colei la quale, in un lontanissimo passato, era stata sua timorosa apprendista.
- Vecchio stolto! - disse quasi indignata Vantusia. - Il mio incantesimo è oramai completo. Stando dove sei, morrai in un istante. Togliti ordunque, se ti è cara la vieta pellaccia.
Ma l'anziano mago pertinacemente continuò nel suo cammino fino a giungere alla porta che dava accesso alla torre. Ivi si fermò, come una fiera che attenda dubbiosa. Quindi si voltò a rispondere a quella voce che l'aveva poc'anzi ripreso, per replicare a modo a quanto gli era stato intimato.
- Il mondo non sa che farsene di un vetusto mago, pur glorioso nel suo lontano passato. Appena seppi quale malvagio gesto ti accingevi a compiere, compresi come questa sarebbe stata la mia ultima missione. Sai bene che sono malato, che il mio potere si è logorato col passare delle stagioni. Non potrei quindi oppormi a te, che sei al contrario così ferma e risoluta nei tuoi intenti, così carica di quell'oscura possanza data dalle oscure conoscenze. Invero, confido nel poco di bontà che ancora, forse, si annida nel profondo del tuo cuore, in quella parte non ancora soggiogata e asservita agli istinti demoniaci. Un povero vecchio, tuo antico precettore, ha qualche modesta possibilità di scalfire la coltre funesta che ti ammanta. Questa è la mia unica speme, questo è quanto posso fare per la mia gente.
Pronunciate queste parole, Arkoth si azzittì, preparandosi a quanto il destino gli avrebbe riservato. Quanto aveva detto, suonò per Vantusia come un canto di morte. Quelle frasi, provenienti da una persona sì amareggiata, toccarono in lei i desolati meandri del suo cuore, i luoghi dove era asserragliata la sua antica coscienza. La tristezza che si evinceva al solo guardare quel volto canuto, insinuò in lei un sentimento di disprezzo per quanto aveva fatto. Aveva rinnegato gli insegnamenti di quel saggio, aborrito la sua bonomia, per percorrere una tetra via di inutili privazioni. Avrebbe potuto superare tutto, sconfiggere qualunque ostacolo si frapponesse tra lei e la meta, ma non poteva volgere lo sguardo dinanzi a quegli occhi uggiosi, carichi di speranze disilluse. Era sgomenta da quell'indicibile tristezza e da quel logorio che aveva piegato una spirito sì fiero.
Divenuta contrita per il profondo rimorso, la sua voce, che in precedenza era stata stentorea e imperiosa, suonò flebile e tremula nel replicare all'anziano Arkoth.
- Passata che fu la mia giovinezza, quando le infauste mire di potere si appropriavano del mio cuore, riandavo ancora a quel periodo spensierato in cui, col tuo impegno, ti prodigavi per infondermi un po' di quella saggia conoscenza che assai ti era cara. E anche nei successivi anni cupi, e fino ai nostri giorni, una parte di me soffriva al rammentare quale dolore arrecai al tuo spirito con le mie azioni. Ma il piano malvagio assorbiva il mio tempo. Non mi sarei fermata di fronte a nulla, se solo non avessi rivisto mai il tuo viso segnato dall'afflizione. Ora lo so, esistono eventi dinanzi ai quali anche il male deve chinare il capo. E se questo può non esser vero per quelle menti interamente asservite all'oscurità, lo è tuttavia sicuramente per me, che ancora rimembro la mia passata essenza. La dicotomia intrinseca fra i nostri due saperi, mai potrà essere ricondotta a unità. La guerra fra il bene e il male mieterà altre vittime, e nessuno potrà sanare questo perpetuo scontro. Oggi il bene ha vinto una battaglia, ma in futuro la lotta diverrà senza tregua. Ora il mio posto non è più qui. Che il fato ti conceda di viver gli ultimi anni che ti rimangono in pace.
Immediatamente, nell'evocare un ultimo incantesimo, la voce di Vantusia riacquistò vigore. Arkoth la fissava impassibile mentre svaniva in una nebbia bluastra, diretta dove solo gli dei potevano sapere.
Nessuno più in quelle terre vide nuovamente la potente strega; di lei rimase solamente il ricordo sfumato della leggenda.
Solo il Grande Arkoth ricordava i particolari di quegli eventi.
Molti oggi sono ancora timorosi nel raccontare la profezia che quest'ultimo fece prima di spirare.
Si narra infatti che, sul letto di morte, l'anziano mago abbia riferito di come un giorno Vantusia sarebbe tornata, ancora più potente e temibile, e di come lo sgomento e l'angoscia avrebbero cavalcato nuovamente in quelle regioni.


Dicembre 1998

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