Ti diamo tanti contenuti. Senza pubblicità. Senza spiarti. Dai una mano. Grazie.

Home > Indice Racconti e poesie > Titolo: L’ombra del peccato - di Christian Michelini

L’ombra del peccato
Titolo: L’ombra del peccato
Autore: Christian Michelini
Genere: Racconto, fantascienza
Lingua: Italiano
Lingua originale: Italiano
Racconto vocale: Ascolta
Pubblicato il: 2011-05-08
:

1448 visualizzazioni

Soo’Ka entrò nella stanza. Levitava a circa mezzo metro dal suolo, ma si muoveva adagio, senza fretta. Il suo corpo non lasciava trapelare la minima emozione.
Erano quasi due secoli che non vedeva il suo amico Kaa’Lem. Troppo tempo era passato da quando loro due erano compagni di corso al Centro Studi Biologici presso Sonomir, terzo pianeta di dieci nel sistema solare di Verodian.
Quante ne avevano combinate a quei tempi! pensava con nostalgia Soo’Ka. Erano il flagello dei loro professori di dottorato. I decenni che avevano passato insieme in quel periodo erano stati indimenticabili ma fin troppo brevi.
E ora, dopo una così lunga lontananza, finalmente i due compari inseparabili si potevano rincontrare, dopo una divisione durata appunto due secoli.
Soo’Ka era stato inviato sul pianeta Deveron, dove aveva compiuto interessanti studi su alcune specie pseudovegetali indigene. L’impegno che aveva profuso nelle sue ricerche gli era valso la citazione al merito nel Registro Galattico degli Studi Biologici. Era stato un onore elevatissimo per Soo’Ka, che aveva impiegato così tante risorse e aveva dimostrato una totale abnegazione per quel compito.
Kaa’Lem invece era stato spedito sul terzo pianeta in un sistema stellare da poco esplorato, ai margini della galassia, per studiare l’allevamento a scopo commestibile di una specie di animali locali.
Soo’Ka stava attendendo il suo amico in camera. Per passare più velocemente il tempo, che sembrava interminabile sulle navi stellari, aveva deciso di metter su una registrazione di emissioni tachioniche di Jo’Pas, grande artista Navariano da poco scomparso, dopo venti millenni di incessante attività compositiva. L’opera che aveva scelto era la sua preferita, e Soo’Ka la percepiva in ogni suo momento libero, perché era in grado di distendere la sua mente e calmarlo dalla stanchezza delle attività di quel mese.
Era immerso totalmente nell’alternarsi geometrico e metareale di quelle emissioni, quando infine la porta del suo alloggio scomparve per lasciar entrare una essere grinzoso, con due tentacoli prensili che vagavano innanzi, e molte superfici cigliate che fremevano nel costante scandaglio dell’ambiente circostante. Queste ciglia vibranti erano poco pronunciate, segno che l’essere che gli era di fronte era ancora giovane. Poi Soo’Ka notò le due sfere mobili e retrattili che erano di un acceso colore rosso carminio, e riconobbe così il suo vecchio amico.
– Kaa’Lem, – illuminò immediatamente Soo’Ka tutto eccitato.
Kaa’Lem riusciva a stento a controllare i suoi organi emettitori, che lanciavano in tutta la camera intensi bagliori ultravioletti che rischiaravano l’ambiente con balenanti scintillii. La commozione che lo pervadeva in quel momento, alla vista del compagno di vecchia data, cambiò tonalità alle sue ciglia.
– Quanto tempo, – illuminò Kaa’Lem, accostandosi al suo amico.
I due si strofinarono le appendici cigliari, in un gesto di intimità che solo due persone che si conoscevano bene potevano compiere.
In seguito i due iniziarono a illuminarsi a vicenda, discorrendo di quei due secoli nei quali nessuno aveva avuto più notizia dell’altro. Vi era molto da raccontare, i due erano ciascuno molto interessare a conoscere la vita e le esperienze dell’altro. Passarono così due giorni, mentre completavano il resoconto delle loro vicende.
– Allora come va il tuo incarico? – illuminò interrogativamente Soo’Ka.
– È molto interessante. Sto studiando gli allevamenti di una specie di animali che vivono in questo sistema stellare. Si chiamano Cogitans. Forse ne avrai sentito parlare.
– Ma certo, – illuminò l’amico. – So che le loro proteine costituiscono un piatto molto prelibato, servito spesso nelle cene ufficiali o nelle serate di festa. Anche io una volta ne ho potuto assaggiare un po’. E sicuramente molto buono.
– Ne ho mangiato anch’io qualche volta, – illuminò in risposta Kaa’Lem. Poi continuò:
– Sto studiando sistemi efficaci per stimolare la loro procreazione, in modo che la produzione si incrementi considerevolmente e questa golosità da cene di gala si possa diffondere maggiormente nella galassia.
– Però? – interrogò l’amico vedendo il disappunto sulle ciglia del suo interlocutore.
– Bé, sai, il mio corso di specializzazione al Centro Studi Biologici era in intelligenza delle specie primitive.
– Si, mi ricordo bene, – illuminò Soo’Ka.
– In questo ultimo secolo ho condotto dei test su questi Cogitans, e ne sono rimasto un po’ sorpreso. Ho notato che hanno una rozzissima intelligenza, ma sono rimasto incuriosito dalla loro capacità di apprendere.
– Come tu sai meglio di me, – illuminò meditabondo Soo’Ka, – la possibilità cognitiva di esseri inferiori si misura tramite la loro capacità di comunicare. Su questo cosa mi dici?
– Qui sta il punto enigmatico, – si mise a splendere Kaa’Lem. – Usano un metodo di comunicazione a noi sconosciuto. Sembra si basi su onde di materia che si propagano ad arco nell’ambiente circostante.
– Quindi non hanno nemmeno la comunicazione a velocità luce, – constatò Soo’Ka. – Deduco che non possano comunicare nemmeno a qualche centinaia di metri di distanza.
– Eppure sembra che il rozzo sistema comunicativo che possiedono li renda capaci di organizzare strutture gerarchiche all’interno del loro gruppo. Qualcosa di simile alle formiche St’Variane, anche se un po’ più evoluto.
– Non c’è nessun modo per imparare il loro linguaggio?
– Sai, per noi questi Cogitans sono alla stregua dei maiali Laveriani. Un buon piatto da servire, ma niente di più. Si spende quindi molto poco per studiarli, se non a fini riproduttivi.
Le ciglia dei due si avvicinarono, quasi a sfiorarsi.
– Comunque, – continuò Kaa’Lem, – sto allestendo un gruppo di ricerca per scoprire qualcosa di più sul linguaggio dei Cogitans. Non penso ci vorrà molto, solo qualche decennio.
– Allora fallo, – illuminò Soo’Ka, compiaciuto. – Questa è la tua occasione per assurgere alla vanità della gloria accademica, – affermò scherzosamente. – Pensa, uno studio su come la nostra miglior portata ai pranzi ufficiali pensa!
Le ciglia dei due vibravano e sbattevano freneticamente.
– Credo sarebbe proprio un bello scherzo, – replicò divertito Kaa’Lem, mentre emetteva giochi di luce infrarossa sulle pareti.
– Avresti trovato il modo per rendere indigesto il pranzo ai severi professoroni del Centro Studi Biologici! – illuminò Soo’Ka, mentre le sue ciglia sbattevano divertite.
– Già mi immagino il professor No’Sung, te lo ricordi?, mentre mi illumina: “Signor Kaa’Lem, lei pensa veramente che i Cogitans che noi mangiamo pensino?”. Sarebbe spassoso.
– Già, – splendette Soo’Ka, gioioso, rammentando i vecchi tempi. – Quante gliene abbiamo combinate!
E le ciglia degli amici fremettero all’unisono, mentre i due si lasciavano andare nuovamente ai ricordi passati.

* * *

Passò qualche decennio.
Soo’Ka continuava i suoi studi sulle pseudopiante del pianeta Deveron. Aveva fatto nuove interessanti scoperte su quella specie autoctona.
Un giorno entrò nel suo laboratorio la sua assistente.
– Signor Soo’Ka, sul traspositore due c’è in linea il suo amico Kaa’Lem. Mi ha chiesto di parlare con lei. Glielo passo?
– Certamente. Me lo passi qui, – illuminò subito Soo’Ka.
Sul traspositore che aveva nel suo laboratorio subito si formò l’immagine del suo amico.
– Come stai? – gli chiese Soo’Ka. – È almeno un decennio che non ti sento più.
– Sono stato molto impegnato, – spiegò l’altro. – Ho trascorso molto tempo a mettere a punto uno strumento per comunicare con i cogitans.
– Ancora quel lavoro? – illuminò stupito il compagno. – Pensavo l’avessi ormai abbandonato.
– No, al contrario ho fatto scoperte interessanti. Soprattutto su alcuni Cogitans specifici; su uno in particolare sto conducendo i miei esperimenti.
– Hai concluso qualcosa in particolare? – splendette Soo’Ka.
– In effetti sì, qualcosa. Stavo pensando, hai qualcosa di particolare da fare questo mese?
– No. I miei compiti in laboratorio non mi hanno ancora concesso pause. Penso che sia ora di prendersene una.
– Allora vieni a trovarmi, – lo invitò Kaa’Lem. – Così ti farò vedere a che punto sono arrivato.
– D’accordo, – concluse Soo’Ka. – Allora ci vediamo tra qualche giorno, solo il tempo di giungere fino a lì.
– A dopo, – lo salutò Kaa’Lem.
Soo’Ka chiuse quell’emissione.
Poco dopo si preparò e chiamò l’assistente perché andasse a richiedere un’astronave da trasporto per il viaggio.

* * *

Il pianeta sul quale atterrò Soo’Ka era molto rigoglioso. Molte specie vegetali e animali popolavano la superficie. Vi erano distese enormi di acqua che coprivano buona parte del pianeta.
Soo’Ka si diresse con la piccola navetta personale direttamente al laboratorio di Kaa’Lem. L’amico lo attendeva all’entrata.
– Ben arrivato, – lo accolse il compagno.
– Grazie, – illuminò in risposta Soo’Ka. – Allora, cosa hai da mostrarmi?
– Prima pranziamo, – consigliò Kaa’Lem. – Poi ti faro vedere tutto. A proposito, da quanto tempo non assaggi un po’ di carne di Cogitans al naturale?
– Da troppo, – illuminò Soo’Ka. – Ma vedo che qui vi trattate fin troppo bene.
– Lavorare su questo pianeta ha i suoi privilegi, – riferì l’altro, gioviale.
– Allora andiamo. Ho una fame tremenda.

* * *

Finito di pranzare, i due amici entrarono in laboratorio.
– Sai, – lo informò Kaa’Lem, – praticamente l’intero pianeta è un allevamento di Cogitans. Vi sono milioni di altre specie animali e vegetali, ma noi ci interessiamo solo a questa in particolare.
– Vieni, – continuò poi, – te ne farò vedere un esemplare.
Si accostarono a una parete trasparente dove all’interno stava un essere deforme secondo i canoni di Soo’Ka. Questo aveva un corpo centrale, ma da questo si dipartivano quattro specie di tentacoli, di cui due, più lunghi, arrivavano fino a terra, mentre due, più corti e esili, finivano in appendici di cinque tentacoli molto corti.
– Vedi, – illuminò Kaa’Lem, – questi esseri per muoversi hanno bisogno di toccare il suolo.
– Interessante, – replicò l’altro.
Inoltre, quell’essere, che era abbastanza piccolo nonostante le appendici, aveva anche un’escrescenza sulla sommità del corpo centrale.
– Vedi quella? – gli indicò con un fascio di luce Kaa’Lem. – Si chiama “testa”. È il loro organo sensoriale primario.
– Stupefacente, – illuminò Soo’Ka.
La “testa” era ricoperta di peli di colore bianco che ne cingevano le dimensioni.
– Ora metto in funzione il trasduttore fonico.
– “Fonico”? – domandò Soo’Ka perplesso.
– Sì, si basa su quelle onde di materia di cui ti avevo riferito. Questo apparecchio computazionale discriminante permette di tradurre il linguaggio di quell’essere in parole e frasi a noi comprensibili. È tutto pronto.
Improvvisamente nella “testa” dell’essere si aprì un foro, abbastanza grande, che variava ritmicamente le sue dimensioni.
– Cosa sta facendo? Sta male? – chiese Soo’Ka.
– No, sta solo “parlando”.
– Senza emissione di luce? – si stupì Soo’Ka. – Molto interessante. E cosa ha “detto”?
– Non ne sono sicuro, – illuminò Kaa’Lem. – Aspetta un attimo che confronto i dati.
Kaa’Lem si immerse nelle sue strumentazioni a confrontare le informazioni raccolte. Poi le sue ciglia vibrarono e spiegò all’amico:
– Ha “detto”: Conosci te stesso.
Le sfere degli occhi dei due alieni si fissarono vicendevolmente allibite.
Poi Kaa’Lem continuò sconcertato:
– Ha “detto” anche: L’ignoranza è il peccato.
Poi il canuto filosofo umano li guardò soddisfatto.

Novembre 2000

Scrivi un commento







Libro | Scrittore | Citazione
Aiutaci! Clicca qui

Donazioni BitCoin:

Aiuta ALK Libri donando Bitcoin
Sì | No