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L'esiliato - Capitolo 12
Titolo: L'esiliato - Capitolo 12
Autore: Christian Michelini
Genere: Romanzo, Fantasy
Lingua: Italiano
Lingua originale: Italiano
Pubblicato il: 2011-07-27
:

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Capitolo Dodicesimo


Erano ormai trascorsi quattro giorni da quando Kor e Tandor avevano lasciato Kandras. Appena usciti dalla città, avevano preso il bivio che conduceva a sinistra, verso la Biblioteca Ancestrale. Era la strada più breve per giungervi, infatti aggirando i boschi di Eldor avrebbero risparmiato alcune giornate di viaggio e, inoltre, avrebbero evitato il pericolo di incontrare quegli strani esseri deformi creati da Deindres e di cui il ragazzo aveva sentito narrare nelle storie che si udivano ad Arcadia.
Appena ebbero superato le alture che preannunciavano la patria dei nani, le imponenti Catene di Nord-Est che tanti viaggiatori avevano scoraggiato ad intraprendere il loro cammino, subito il tempo mutò; repentinamente passarono dalle bufere di neve che caratterizzavano in ogni stagione quelle vette, alle assolate giornate con limpido cielo che i commercianti girovaghi apprezzavano nella calda estate dell’Ifrigea.
Le condizioni del viaggio migliorarono istantaneamente: non erano più esposti alle fredde folate di vento che spazzavano i brulli pendii, ma potevano spostarsi agevolmente per strade ampie e comode riscaldate dal Sole.
La perdita dei cavalli era ora un impedimento costante, perché, se nelle montagne quegli animali erano unicamente un peso da portarsi appresso, ora, nella pianura che si estendeva a perdita d’occhi, quei destrieri avrebbero loro permesso di risparmiare tempo e fatica, portandoli alla Biblioteca Ancestrale prima che Deindres sbarcasse al porto di Samovar.
Ciononostante continuarono a camminare con passo spedito in quelle torride giornate, Tandor incurante della calura, Kor ormai stanco per il lungo pellegrinaggio.
Le ore passavano monotone, giacché assai raramente i due compagni scambiavano qualche parola. Eppure Kor aveva una domanda da porre al mago, ma non si azzardava mai a farla. Voleva finalmente sapere qual era il motivo per il quale dovevano recarsi alla Biblioteca Ancestrale, mentre forse, dopo l’infruttuosa sortita presso i nani, sarebbe stato più utile recarsi a Linnesti per aiutare Elissa e gli altri a convincere gli elfi a prepararsi alla guerra. Per di più, le capacità di Tandor sarebbero state estremamente utili nel conflitto imminente con gli orchi di Deindres; la sua perizia come mago unita all’esperienza come guaritore avrebbero giovato all’esercito che difendeva la città elfa.
Tandor sembrava però risoluto nel suo proposito di recarsi in quel luogo di arcano sapere, anche se non si curava di rendere partecipe il suo compagno dei suoi piani.
Perciò marciavano, mattina, pomeriggio, sera, forzatamente, con Tandor che incitava il ragazzo a seguirlo e a ignorare la stanchezza. Il mago voleva giungere alla Biblioteca Ancestrale il più presto possibile.
Kor, nei momenti in cui la spossatezza si faceva sentire maggiormente, era vicino a porre quella domanda che tanto aveva posticipato, perché, perché andare proprio lì? Ma il mago non gliene lasciava mai il tempo: quelle sporadiche volte che Kor attaccava discorso chiedendogli qualcosa sulla Biblioteca Ancestrale, subito Tandor cambiava argomento, parlava dei contatti che aveva con i suoi informatori lontani e l’imminente sbarco dell’Elfo Reietto a Samovar, oppure si domandava se la missione affidata ad Elissa fosse stata coronata dal successo.
Alla fine il ragazzo disperò di riuscire mai a comprendere il perché di quel viaggio, e si dispose ad attendere la risposta quando fossero giunti infine a destinazione.
L’umore di Kor era migliorato: sebbene non potesse assolutamente essere felice, era comunque meno ossessionato dalle sue miserie, meno scosso nelle sue tristi speculazioni, meno assillato dalla perdita subita. Il pensiero di lei era ancora così vivo in lui che nelle notti ancora agitate la sua morte veniva a ossessionarlo in terribili incubi. Sempre si svegliava sconvolto, madido di sudore, tramortito dalla follia accaduta in quelle settimane. Ma almeno di giorno era impegnato a resistere alla stanchezza, e i quesiti che si poneva sull’esito della loro missione e di quella di Elissa distoglievano la sua mente da ben più tristi meditazioni.
Tandor aveva notato il miglioramento del suo compagno, e ne era felice. Riteneva a tratti che Kor potesse essere sulla via della guarigione dai suoi patimenti interiori, ma, quando scorgeva nella notte il ragazzo che atterrito si levava dal giaciglio, le sue speranze si disfacevano immediatamente. E tuttavia la fiducia che riponeva nelle capacità di ripresa del suo giovane compagno era ancora forte. Ma doveva necessariamente essere fiducioso, perché Kor era essenziale alla riuscita del suo piano per sconfiggere l’Elfo Oscuro, e se il ragazzo fosse infine caduto preda delle sue paure, anche le speranze di salvezza dell’Ifrigea sarebbero svanite.

* * *

Finalmente, dopo lunghe ed estenuanti giornate di cammino, una mattina giunsero in vista della Biblioteca Ancestrale.
Kor non si aspettava che il luogo fosse così impervio. La Biblioteca infatti era situata sul picco di un monte, elevata, irraggiungibile, con una parete di roccia verticale e liscia che si estendeva ai suoi piedi. Alcuni basse nubi nascondevano a tratti quell’altura alla vista dei viandanti che si avventuravano in quelle zone.
Il ragazzo non poteva immaginarsi come avrebbero potuto arrampicarsi su quel muro imponente per raggiungere la loro meta.
- Tandor, come faremo a raggiungerla? - domandò al suo compagno.
- Anche se fossimo esperti scalatori, - rispose il mago, - non potremmo mai riuscire nell’ascesa. E tuttavia, dall’altro lato del monte, celato alla nostra vista, vi è un sentiero, abbastanza scosceso, a dire la verità, che saremo in grado di percorrere per raggiungere la sommità della vetta. È una strada difficile; ora tuttavia siamo fortunati a non avere con noi i nostri cavalli, perché portarceli dietro sarebbe stata una soluzione molto difficile da praticare. Essendo invece solo noi due, direi che le difficoltà si ridurranno notevolmente.
Kor sembrava rincuorato di essere ormai prossimi alla fine del loro pellegrinaggio. Tandor colse la soddisfazione del ragazzo. Poi continuò.
- Ci rimane solo da aggirare l’ostacolo, poi, quando saremo sulla costa, troveremo il sentiero che ci condurrà in cima.
- Allora in marcia, - disse Kor.
- Andiamo, - concordò l’altro.

* * *

Camminarono per alcune ore. Il sole era salito in cielo ad annunciare il mezzogiorno quando decisero di fare una breve sosta per mangiare. Dopo un pasto frugale a base di frutta secca continuarono ad avanzare.
In breve furono sulla costa. Un’ampia spiaggia dorata si estendeva davanti ai loro occhi, con un mare scintillante che si disperdeva fino all’orizzonte e che emetteva scintillanti bagliori azzurri.
Quanto tempo era passato da quando Kor aveva visto per l’ultima volta il mare!
Il ragazzo se ne stava fermo, ai limiti della boscaglia dalla quale erano sbucati fuori, a contemplare lo spettacolo maestoso che avevano di fronte. Una calma pacifica caratterizzava quella massa di acqua che, compatta e riflettente, lambiva il litorale con le sue onde spumeggianti. Kor, per la prima volta dai tristi eventi che l’avevano colpito, dimenticò per un momento la sua disgrazia per assorbire pienamente quella serenità e quella pace che il panorama gli ispirava.
Un promontorio roccioso celava il mare a destra rispetto a loro, una lingua massosa con poca e rada boscaglia. A sinistra invece la costa appariva frastagliata da piccoli isolotti e scogli che variegavano il paesaggio.
- Ad un chilometro alla nostra sinistra troveremo il sentiero che conduce alla Biblioteca Ancestrale, - disse Tandor. - Seguimi.
Kor lo seguì mentre uscivano dal boschetto appena attraversato. Il terreno compatto e resistente ma leggermente umido che avevano calpestato fino a poco prima lasciò il posto alla sabbia granulosa e rovente del primo pomeriggio.
Kor era indifferente alla strada che percorrevano, tutto preso da quelle emozioni di intensa quiete che gli ispirava la risacca.
Per questo motivo Tandor fu il primo ad accorgersi di quanto stava accadendo.
A circa quattrocento metri alla loro destra, la vegetazione parve muoversi di colpo. Un fruscio concitato; il verde che si agitava, mosso da una forza ignota; trepestio di decine di piedi che correvano precipitosamente.
Poi l’amara e terribile rivelazione.
Orchi!
Un’intera guarnigione, decine e decine di quegli esseri immondi si erano celati nella boscaglia in trepidante attesa. Aspettavano Tandor e Kor. Il clangore delle loro spade e dei loro scudi si udiva già da quella distanza con un impeto pauroso. Alte grida di vittoria si levarono da quella massa di muscoli e odio. I capi di quel contingente incitavano i loro soldati a lanciarsi alla carica per calpestare quei due miseri uomini. Il loro signore stesso aveva assegnato quella fine ai due umani.
Con tutta certezza il mago calcolò che Deindres doveva essere già sbarcato a Samovar, e aveva deciso di inviare quelle truppe ad attendere lui e il ragazzo per impedirgli di raggiungere la Biblioteca Ancestrale. Ma ora il mago non poteva più farci nulla. Non aveva pensato a questa possibilità.
Quelle orde sanguinarie avanzavano ora con clamore e giubilo verso i due compagni.
- Vieni, scappiamo! - urlò Tandor al suo giovane amico.
I due si misero a correre verso sinistra, cercando di raggiungere il sentiero che li avrebbe portati alla Biblioteca Ancestrale. Ma la strada che dovevano percorrere era assai lunga, e gli orchi erano pazzi di furia omicida. I quattrocento metri iniziali che li dividevano da quella schiera bestiale si andarono ben presto riducendo. Non avevano percorso nemmeno un quarto della distanza che gli orchi erano già a trecento metri.
Il mago era in grado di correre assai velocemente, ma Kor non sarebbe mai stato in grado di tenere quei ritmi. Perciò Tandor doveva rallentare la sua fuga per non lasciarsi indietro il ragazzo.
Quando infine furono a mezzo chilometro dal sentiero, gli orchi erano ormai a cento metri da loro. Lo strepito e le urla che emettevano erano ora come tuoni che annunciano la tempesta: grida concitate, gorgoglii feroci, grugniti esiziali.
Ma nonostante quel rumore, l’udito di Kor riuscì a percepire delle lontane detonazioni. Era strano, Kor non riteneva che quell’orda di orchi avesse generato delle esplosioni nella sua folle avanzata. Il ragazzo si voltò indietro incespicando e allora capì ed ebbe la sua rivelazione.
Dal promontorio che si estendeva alle loro spalle era emerso un vascello. Sulle prime Kor pensò che fosse la nave da cui erano sbarcati gli orchi, ma poi vide dipinta sulla vela una strana immagine, che raffigurava una lontra su sfondo blu.
E allora comprese. E una folle esultanza gli animò il cuore.
Era il capitano Fargo!

* * *

La truppa di orchi sentendo quelle lontane esplosioni si voltò a controllare da dove provenissero. La sorpresa fu tremenda per loro, ma ancora più tremende furono quelle pesanti e mortifere palle di cannone che si riversavano su di loro e mietevano vittime facendo scempio dei corpi bruni e pelosi. La rabbia di quegli esseri si levò alta in cielo in grida feroci, e l’agitazione fece loro smarrire l’obbiettivo primario che si erano prefissi. Incominciarono a muoversi disordinatamente, frastornati da quei macigni ferrosi che si abbattevano fragorosamente in mezzo al gruppo. In poco tempo, quella che era stata una truppa severamente strutturata, divenne una massa disorganizzata e allo sbando mentre ogni orco tentava strenuamente di aver salva la vita.
Kor e Tandor stavano ancora correndo quando videro che dal veliero del capitano Fargo erano discese delle scialuppe con uomini della ciurma a bordo. In breve queste arrivarono alla spiaggia e forti uomini temprati dal sole si riversarono a combattere contro gli orchi sopravvissuti che non erano stati ancora falcidiati dal cannoneggiamento.
Fu una lotta disperata per gli orchi che, già impauriti e dispersi, si trovavano ora a dover affrontare un nemico compatto e serrato, pronto all’attacco. Le spade degli umani cozzavano incessantemente contro le asce e le daghe di quegli esseri pelosi e ferini, mentre alcuni di questi si davano già alla fuga nascondendosi nella boscaglia. Il combattimento era frenetico: alcuni orchi assai tenaci e fedeli al loro padrone continuavano a battersi per la loro folle causa. Alla fine pochi di loro ancora continuarono nella loro insensata difesa, e ben presto soccombettero all’impeto degli uomini di Fargo.
Quando infine sul campo era stato sparso molto sangue e nessun ferito era sopravvissuto, la lotta cessò. Le armi vennero posate e una quiete irreale succedette alla battaglia.
Fargo, con il viso riarso dal sole di mille avventure, attorniato dai suoi uomini, si approssimò ai due compagni. Tandor lo aspettava, aveva molte domande da porgli; Kor era invece ancora sconcertato da quanto era accaduto.
- Ciao, ragazzo, - salutò il capitano, - e buongiorno a te, mago.
- La ringraziamo, - bofonchiò Kor, ancora stordito, - se non ci fosse stato lei…
- Come ha fatto a sapere che eravamo qui? - chiese Tandor, interrompendo il compagno.
- E perché dovevo necessariamente sapere che voi foste in questa zona? - domandò Fargo. - Potevo essere semplicemente passato da queste parti con la mia nave.
- Queste non sono rotte commerciali, - affermò il mago. - Qui non vi è niente che possa interessare un equipaggio, neanche uno di avventurieri come il suo.
- Vedo che sei un po’ troppo sospettoso, - disse Fargo. Poi confessò: - Sì, è vero, ho saputo della vostra presenza alla Biblioteca Ancestrale. E l’ho saputo da una fonte più che attendibile, cioè dai vostri amici a Linnesti. Me l’ha riferito Elissa.
- Non posso credere che Elissa sia tanto avventata da rivelare al primo venuto la nostra destinazione! - esclamò Tandor.
- In effetti lei non voleva dirmi niente, ma il tutto è scappato detto a Tantris, e allora ho deciso di venire di persona a indagare.
- Cosa le hanno detto, ancora? - domandò Tandor.
- Mi hanno detto tutto il resto della storia, parlandomi di Deindres e dei suoi piani di conquista.
- E lei cosa ne pensa?
- Ammetto che una parte di verità ci possa essere, ma la situazione che mi ha delineato la tua guerriera mi sembra oltremodo catastrofica.
- Non è solo catastrofica, - disse Tandor, - è la verità.
- Ah, - sibilò Fargo, sospettoso.
- Senta, c’è un modo per dissipare il suo dubbio, - soggiunse il mago. - Noi adesso abbiamo un compito importante da assolvere alla Biblioteca Ancestrale. E dobbiamo farlo da soli, - disse fissando il capitano negli occhi. – Dopo dovremo però tornare a Linnesti per aiutare i nostri compagni e tutti gli elfi ad affrontare la guerra contro Deindres. Noi non abbiamo più i nostri cavalli, che sono morti in un incidente lungo il cammino. Che ne direbbe se lei attendesse il nostro ritorno qui sulla costa? Dopo salperemmo alla volta di Linnesti e lì potrà sincerarsi di quanto ho detto, e vedrà qual è veramente la potenza dell’elfo oscuro.
- E io dovrei mettere a repentaglio la vita dei miei uomini?
- Lei e i suoi uomini non rischiate nulla, - affermò Tandor. - Se i miei calcoli sono esatti Deindres ora è già sbarcato alle rovine di Samovar e si sta dirigendo con il suo esercito a Linnesti. La guarnigione contro la quale lei ha combattuto qui doveva occuparsi solo di noi due. L’Elfo Reietto penserà che per noi sia già tutto finito, e non si curerà di inviare altre truppe a ucciderci. Solo quando non vedrà tornare la sua truppa incomincerà a dubitare della riuscita dei suoi orchi. Ma per allora saremo già in mare, lontani dal pericolo. Poi, quando saremo giunti a Linnesti, io e Kor cercheremo di entrare nella città, anche se dovesse essere già sotto assedio, mentre lei potrà disinteressarsi completamente della questione e tornare alle sue mansioni o a qualunque cosa voglia fare.
- Uhm, - meditò il capitano.
- Sempre che lei non abbia un incarico più urgente da portare a termine, - concluse Tandor.
- Se non c’è pericolo per i miei uomini direi che posso accettare, - disse Fargo. - In questo periodo dell’anno c’è meno lavoro da fare. Allora è stabilito, accetto.
- Bene, - disse il mago.
Intanto Kor aveva ascoltato tutta la discussione svoltasi tra i due. Non poteva ancora crede a quell’insperato colpo di fortuna. Prima il salvataggio ad opera del capitano, ed ora quella promessa di portare loro due con la sua nave a Linnesti. Dopo tante sventure, sembrava al ragazzo che per una volta il fato non si fosse accanito contro di loro.
- Credo di doverla ringraziare a nome mio e di mio padre per averci salvato la vita, - disse Kor, attirando l’attenzione dei due. - Se non ci fosse stato lei, a quest’ora i miei genitori non avrebbero nemmeno una tomba sulla quale piangere. Grazie, - disse sincero.
- Oh, non c’è di che, - replicò il capitano. - Ma ora non c’è tempo per le manifestazioni di affetto, - disse beffardo. - Se quanto Tandor dice è vero penso che ci sia ben poco da stare allegri. - Poi cambiò discorso. - Quanto ci metterete alla Biblioteca?
- Ormai è quasi il tramonto, - constatò il mago. - Questa notte io e Kor la passeremo lì. Se tutto andrà bene, già domani pomeriggio saremo di ritorno e potremo partire.
- Allora d’accordo, - sancì Fargo. - Io sarò all’ancora con la mia nave in questa baia. Una scialuppa vi attenderà sulla spiaggia. Speriamo di rivederci presto.
- A domani, - prese commiato Tandor.
- Buona fortuna.
- Grazie, - disse Kor, che credeva ne avessero veramente bisogno.
I due compagni si allontanarono, entrando nella boscaglia e scomparendo tra gli alberi.

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