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Spes ultima dea
Titolo:Spes ultima dea
Autore:Christian Michelini
Genere:Racconto, fantascienza
Lingua:Italiano
Lingua originale:Italiano
Pubblicato il:2011-07-03
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La cittadella era immersa in una densa nebbia che rendeva ancor più cupa e tenebrosa quella notte. L’aria era pervasa da odori penetranti, pungenti; acri miasmi si propagavano dalle strade desolate in cui la sporcizia si annidava con meticolosa precisione in ogni angolo. Le poche persone che avevano il permesso di circolare dopo il coprifuoco portavano seco torce che spandevano un fumo nerastro che andava ad mescolarsi alla grigia foschia di quel giorno autunnale.
Sul pianeta Japelon gli autunni e gli inverni erano inclementi, dominati da tetre giornate piovose che si susseguivano a fredde notti dove il vento spirava costante e algido gelando gli abitanti e decimando la pur rigogliosa fauna che si era riprodotta floridamente durante il lungo periodo estivo, che in quel mondo durava la metà dell’anno.
Gli abitanti delle cittadelle avevano fortificato le loro abitazioni per reggere alle violente bufere che imperversavano nei sei mesi ostili, ma tuttavia il freddo stringente costringeva le persone a barricarsi in casa e rendeva disagevole recarsi nelle altre roccaforti, spesso assai distanti e collegati tramite un impervio cammino.
Sveroson, giovane studioso di belle speranze, procedeva reggendo la torcia con un mano, mentre nell’altra portava una borsa dalle fattezze assai moderne e inusuali per la popolazione. Era di ritorno dalla sede del Concilio per l’Ortodossia Religiosa, e portava con sé il fardello del lavoro che doveva svolgere nella sua modesta dimora. Resistendo alle raffiche importune di quel vento implacabile, finalmente fu in vista del palazzo dove alloggiava.
Si fece innanzi al grosso portone e bussò forte per farsi sentire dal portinaio che a quell’ora forse si era già assopito. L’umile personaggio che era apparso con solerzia aprì i battenti e fece entrare Sveroson al riparo dalle intemperie.
Il giovane si diresse immediatamente verso i sui appartamenti, senza indugiare a parlare con quell’uomo, persona assai curiosa, civettuola, con la quale non doveva scappar detto nulla del proprio operato se non si voleva che tutta la cittadella lo venisse a risapere.
Appena richiusa la porta dietro di sé, con la torcia accese le candele di un grosso candelabro che era posato su un tavolo di legno dalla solida struttura. La stanza era fredda e Sveroson gettò qualche ceppo nel camino e attizzò il fuoco con impazienza, desideroso di potersi finalmente riscaldare dopo quella lunga uscita.
Si concesse un po’ di tempo per cenare, un pasto frugale, semplice, che lo saziò senza appesantirlo, giacché non poteva permettersi di lasciarsi andare alla stanchezza, tanto era ancora il lavoro da svolgere.
Si diresse al computer che era sistemato sulla scrivania, vicino a vecchi volumi impolverati e consunti dal tempo. Lo accese e aspettò qualche tempo, mentre l’elaboratore verificava la sua parola chiave e i suoi dati. Erano operazioni di routine indispensabili per avere accesso alla rete Japos, che collegava tutti i computer del Concilio per l’Ortodossia Religiosa. Senza il benestare delle autorità religiose non era permesso nemmeno possedere un terminale, cosa invero assai rara, dati gli altissimi costi di ogni dispositivo tecnomagico. Gli unici che potevano aspirare a disporre di un computer erano i fedeli del Concilio, oltre a qualche studioso come Sveroson che veniva insignito di questo privilegio solo per la sua perizia e l’intelligenza nell’operare con la tecnomagia, un sapere arcano che necessitava tuttavia di intelletti giovani per potersi evolvere.
Sveroson si mise in comunicazione visiva con il suo compagno Odelipos, che risiedeva come ricercatore su Japelon Trais, uno dei 5 satelliti naturali che orbitavano attorno al pianeta.
– Caro, vecchio Odelipos, – salutò il giovane, – sono ormai due mesi che non ci sentiamo!
– Sono felice che tu abbia finalmente usato quel tuo computer per qualcosa di diverso dal lavoro presso l’Ortodossia, – rispose l’altro. – E comunque non pensare di poter riferirti a me come ad un anziano vegliardo; ti sembrerà strano, ma ho solo 15 anni in più di te.
– Vedi, è questa la differenza, – lo stuzzicò l’amico, – alla mia età 15 anni sono tanti, troppi in più. – una risata compiacente e gioviale concluse quel preambolo. – Comunque, non ti preoccupare, ti ho dovuto contattare per alcune informazioni che mi servono per assolvere l’incarico che mi hanno affidato.
– Bene, non mi stupisce.
– In effetti, – proseguì Sveroson, – mi serve che tu mi svolga qualche calcolo sulla percentuale di eresia immanente insita nella popolazione. È un compito che richiede una potenza di elaborazione troppo alta per il mio computer.
– Non potevi usare quello che hanno al dipartimento della Fede?
– Ho chiesto a qualche funzionario se poteva concedermi del tempo–macchina per i miei calcoli, ma mi hanno risposto di usare il computer che avete sulla vostra stazione permanente, l’unico che sembra non essere oberato di lavoro da svolgere.
– Veramente hai ragione. – disse Odelipos pensieroso, mentre si stava attorcigliando la sua lunga barba brizzolata. – In questi giorni stiamo aspettando che ci concedano l’autorizzazione per proseguire le nostre ricerche.
– Non ve l’hanno ancora data? – chiese stupito il giovane.
– No, – replicò l’altro. – Stanno vagliando le nostre precedenti scoperte in campo astronomico, per decidere se si accordano con le Scritture del Santo Efèisos. Hanno già disapprovato alcune leggi fisiche che abbiamo ricavato dalle nostre sperimentazioni. Sembra dunque che non saranno inserite nel prossimo Compendio di Fisica Dogmatica. Gran parte del nostro lavoro sarà stato inutile! Dovremo necessariamente dimenticarci di una parte di quanto abbiamo appreso.
– Mi spiace, – disse Sveroson con un’aria di sincera contrizione. – D’altronde i capi del Concilio per L’ortodossia Religiosa sanno meglio di noi quanto è giusto e quanto è sbagliato per il nostro popolo. Se loro dicono che una legge fisica è sbagliata, hanno ragione, vorrà dire che qualcuno è giunto a conclusione errate lungo il cammino.
– Mi pare giusto, – approvò Odelipos.
– Riguardo al mio incarico, ti invio i dati che sui quali dovrai lavorare. Spero che tu possa riuscirci in poco tempo.
– Farò lavorare il computer per tutta la notte, domattina dovrei avere già i risultati.
– Bene, ne sono contento. – Sveroson stava fissando il monitor con aria distratta, attendendo che il computer inviasse le informazioni. Con noncuranza riprese a parlare, per colmare il lasso di tempo dell’upload.
– Hai sentito delle incarcerazioni che sono state effettuate su tutto il pianeta?
– Sì, l’ho sentito proprio questo pomeriggio.
– Sembra che un’organizzazione segreta stia cercando di ostacolare il Concilio nella sua egemonia sul nostro sistema solare, – continuò Sveroson.
– Pare proprio che sia così, – replicò Odelipos, distrattamente, mentre scorreva i dati che giungevano sul suo monitor. – Vi sono stati molti morti durante i rastrellamenti.
– Vero. Pensi che troveranno altri focolai di ribellione nascosti da qualche parte?
– Non ne ho idea. Non riesco a immaginare chi sia tanto pazzo da andare contro alle leggi e alla Fede. Il Concilio lavora per noi, siamo noi stessi ad averlo costituito. Esso opera per assicurarci un futuro migliore, un’avvenire luminoso in ossequio con i dogmi della Fede. Chi potrebbe ricusare una così elevata ambizione?
– Anche a me sembra giusto così. Ribellarsi è un atto iniquo verso i nostri padri fondatori. È un gesto spregevole, indegno del nostro status culturale di nazione libera. Dobbiamo perseguire il Giusto Dogma; chi se ne allontana fallisce miseramente.
– Concordo, – disse Odelipos.
– Hai terminato il download? – chiese Sveroson, apprensivo.
– Non si è verificata nessuna infiltrazione, – affermò l’altro, la mente imperlata di sudore. – La nostra comunicazione è adesso codificata.
– Bene, – replicò il giovane, con un sospiro di sollievo. – Credevo di dover andare avanti con questi ripugnanti discorsi all’infinito.
– Dobbiamo stare molto attenti, lo sai bene, – replicò Odelipos. – La sommossa è fallita, adesso il Concilio effettuerà controlli a tappeto.
– Ne sono al corrente. Come vedi le analisi che mi hanno dato da svolgere sulle percentuali di eresia concernono proprio questo. Cerca di svolgere un lavoro pulito. Nelle statistiche che mi darai, fai in modo di essere il più vago possibile, tentando di non discostarti più di tanto dalla realtà dei fatti. Dobbiamo essere il più cauti possibile: se al Concilio hanno intenzione di svolgere ulteriori verifiche e noi risultiamo allo scoperto, sarà una grave sventura per il Commando per la Propagazione della Cultura
– Cercherò di fare al meglio possibile. – Odelipos parlando annuiva con condiscendenza. – Hai contattato il comandante T’Chec? È lui il nostro referente presso i capi del CPC?
– Sì, è proprio lui, – rispose Sveroson. – Ho provato varie volte a parlargli, ma non sono riuscito mai a trovarlo. Quando avrò svolto quelle indagini commissionate dal CPC all’interno del Concilio, cercherò di vederlo.
– D’accordo, – concluse Odelipos. – Abbiamo appena superato i due minuti di conversazione protetta. Questa volta non voglio rischiare come la precedente, terminiamo qui prima che qualcuno possa intercettarci e decodificare il messaggio.
– Qui chiudo, – disse laconico Sveroson.
La comunicazione cessò immediatamente.
I due amici tornarono alle loro occupazioni.
Sveroson era teso. Temeva di essere scoperto nel suo ruolo di infiltrato. Il Concilio gli aveva dato l’incarico di trovare il referente al CPC di nome T’Chec. Il suo lavoro era molto delicato. Pur essendo dalla loro parte, quelli del concilio aveva spesso ucciso chi, come lui, era in possesso di informazioni pericolose. Se non avesse scoperto il referente in breve tempo, il suo incarico, e ancor più la sua vita, sarebbero state a rischio.
Odelipos invece era tranquillo, stanco ma calmo come dopo un buon allenamento fisico o dopo una buona lettura. Anche questa volta la sua recita era riuscita. Negli occhi di Sveroson non era mai comparso il dubbio. Il ragazzo era convinto che la sua copertura reggesse. Al contrario il CPC sapeva da tempo quale era il suo ruolo e lo stava usando per i propri scopi. Odelipos si rammaricava che un giovane così promettente fosse al servizio del Concilio, e assai più gli rincresceva che la vita di Sveroson fosse in così grave pericolo.
Spense la candela che aveva sopra la scrivania di marmo. Prese un disco per il computer che gli aveva lasciato un suo subordinato, e apri la confezione. Gettò il dischetto e prese il foglio di carta che era nascosto fra due strati di cartoncino. Iniziò a leggere:

CODICE 67345–ZED–4564–FrAs.
MESSAGGIO CON CODICE DI SICUREZZA 4
DESTINATARIO: Comandante T’Chec
.......

Bene, si disse Odelipos, conosciuto come T’Chec presso il CPC. Finalmente sono giunte le nuove istruzioni che attendevo.


Aprile 1999

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