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Sogni d’acqua
Titolo: Sogni d’acqua
Autore: Anna
Genere: Racconto, Contemporaneo
Lingua: Italiano
Lingua originale: Italiano
Pubblicato il: 2011-07-03
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Era la pioggia, che ormai continuava a picchiare case e strade e persone da mesi, a ricordarle la sensazione sottile che spesso provava quand’era sola nella sua camera. Una sorta di liberazione, ma soffocante. Come se fosse una terra arida, contenta della pioggia, ma così asciutta da non essere in grado di assorbirla. Mentre qualcuno le chiedeva di passargli un qualcosa là, nell’angolo in fondo, tra la macchina del caffè e il vaso di margherite, lei penso che l’odore di quella pioggia le ricordava di essere stata vergine un tempo.
Aveva i piedi bollenti. Si sentiva solo acqua cadere, acqua sporca ormai, i confini delle cose si liquefacevano come la terra dei prati circostanti. La teiera era argentata, di quelle che sanno di antico, da tenere come gioielli, da toccare come bambini appena nati. Sua madre leggeva una rivista di cucito poco lontano da lei, la nonna dormiva a bocca aperta facendo strani versi, che la pioggia copriva. Lei se ne stava semplicemente seduta, le mani in grembo, i piedi bollenti, la pioggia che lacrimava nel suo stomaco. Sempre la pioggia, non riusciva a pensare ad altro. Una foglia si era appiccicata al vetro e scorreva piano, scendeva verso il fondo, imprigionata, senza possibilità di movimento. Al riparo sotto la veranda c’era un gatto che non aveva mai visto, sul rosso, un po’ spelacchiato e di certo selvatico. Non si curò che stesse mangiando gli avanzi destinati al cane, lo lasciò godere del suo furto, come se fosse naturale che mangiasse quella roba, come se fosse stata messa lì proprio per lui. Naturale, quella parola le risuonò nell’addome chiara, come se tutto si riunisse proprio lì. L’umidità che sentiva nel suo sangue era naturale, com’era naturale che tutto le ricordasse lui, steso tra una pozzanghera e un fascio d’ortiche, su un altipiano ventoso, con conigli bianchi che si stagliavano contro il silenzio. C’era un vecchio signore poco lontano da lui, coi capelli bianchi e le braghe corte, sopra il ginocchio, e poi più niente addosso. Nonostante la distanza, riusciva comunque ad addentrarsi tra le sue rughe e soprattutto nei suoi occhi, gli occhi scuri e senza fondo di chi conosce i conigli bianchi, di chi non ha altro all’infuori di loro per sentirsi a casa. C’era anche una bambina, ora che aveva abituato lo sguardo alla distanza riusciva a vederla, in ginocchio sul prato, intenta a coprire una croce di legno con fiori rossi e bacche profumate. Non aveva sorriso. Solo un taglio netto sotto il nasino bianco. E lui, lui tra le ortiche guardava in alto e poi improvvisamente verso di lei. La fissò. Si sentì scoperta. Nuda di fronte a quello sguardo gemette, e spalancò la bocca senza urlare, e le ortiche la croce e i conigli fluttuarono nella sua bocca profonda, sino ad arrivarle al cuore.
Fuori il gatto osservava il sole con lo stomaco pieno.

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