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Le illusioni acquisite
Titolo: Le illusioni acquisite
Autore: Christian Michelini
Genere: Racconto, fantascienza
Lingua: Italiano
Lingua originale: Italiano
Pubblicato il: 2011-07-03
:

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Stelle, stelle e ancora stelle. Quegli astri brillanti si stagliavano riempendo l’orizzonte visibile. Corruschi splendori tinteggiavano la permanente oscurità dell’universo con i loro balenanti scintillii.
Questo panorama vedeva il capitano Mendel mentre volgeva lo sguardo a trapassare le vetrate che cingevano il suo alloggio. E una visione più tranquillizzante e al contempo carica di inquietudine non gli si poteva parare di fronte.
Aveva viaggiato attraverso innumerevoli sistemi solari, aveva visitato decine di mondi sconosciuti, differenti razze, variegate civiltà, inusitate culture.
Eppure ogni volta si trovava a fissare lo stesso panorama di desolazione punteggiato da stelle che forse ospitavano la vita.
Quanto poteva esplorare ancora? Quante missioni avrebbe portato a termine nel tempo che gli rimaneva?
Non poteva dirlo. Poteva stimare quanto ancora gli rimaneva da vivere, con la malattia che si portava dietro ormai da tanto, troppo tempo. Ma in nessun modo poteva stabilirlo con certezza. Forse qualche settimana o qualche mese, ma potevano essere anche anni. Ma lui non si scoraggiava. Aveva ancora molto da conoscere, nuove abitudini da sperimentare, molteplici saperi da apprendere. Avrebbe dunque continuato finché il suo vieto corpo glielo permetteva.
Certe volte, come ora, si trovava a pensare a quell’accozzaglia di atomi che il suo corpo mortale rappresentava, alla sua precarietà e debolezza. Eppure tanti uomini erano vissuti prima di lui, tanti ne sarebbero nati dopo. Uomini simili al vecchio capitano, e insieme estremamente diversi, con le loro prerogative e le loro idee. Ma anche essi, come lui, sarebbero vissuti della speranza che alimenta la vita, del modesto lucore che incendia gli animi e riscalda le notti di solitudine.
Perché solo la speranza poteva muovere l’animo umano.
Non erano forse uomini quelli che avevano scoperto la legge di gravitazione universale, che avevano formulato la teoria della relatività, che avevano scoperto i meccanismi dell’evoluzione, che avevano scritto la Divina Comedia, Madame Bovary e Contact? Non erano forse esseri fallaci come lui, esseri che dipendevano al suo pari da quelle spoglie mortali che chiamavano corpi e che permettevano loro di creare e conoscere, pensare e costruire?
Sì, erano identici nel significante, diversi nel significato.
Ma come potevano, si chiedeva il capitano, continuare a scrivere, studiare, leggere, argomentare, e sperimentare, il tutto ben sapendo la fine che avrebbero fatto, comune a tutti, ben sapendo che un attimo dopo avrebbero potuto non essere più e magari il loro sapere sarebbe stato occultato per molti anni a venire?
L’ostinazione e la volontà. Queste potevano essere le loro forze e possanze intrinseche. Una pervicacia ineluttabile animava i loro cuori, una tenacia indomabile e indomita muoveva le loro mani e i loro occhi e le loro bocche nell’esprimere concetti di esimia superiorità.
Il capitano si domandava se anche lui era animato dalla stessa pertinacia intrepida che avevano posseduto i suoi predecessori.
Forse anche lui era dominato da questa ardita emozione che aveva spianato la via per l’evoluzione dell’umanità. Forse anche lui aveva partecipato e partecipava al miglioramento della sua civiltà millenaria. Questa idea lo rincuorava, gli concedeva forza e coraggio per superare le prove che, forse per poco ancora, la vita gli avrebbe riservato.
Fissava ancora l’orizzonte di buio che trapelava dalle vetrate. Quel panorama non sembrava più così desolato, rischiarato qual era dalla conoscenza della sua gente.
Distolse infine lo sguardo dallo spettacolo esterno. Dopo un poco prese un libro dalla sua biblioteca e iniziò a sognare.

Luglio 1999

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