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Fervida realtà
Titolo: Fervida realtà
Autore: Christian Michelini
Genere: Racconto, Surreale
Lingua: Italiano
Lingua originale: Italiano
Racconto vocale: Ascolta
Pubblicato il: 2011-05-08
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Danny era sempre stato un ragazzo normale. La sua vita scorreva tranquilla, tra lo studio, le uscite con gli amici, gli incontri con la sua ragazza.
Ma un giorno, un giorno come tutti gli altri, né più né meno, si accorse che non aveva più bisogno di dormire.
Accadde tutto in poco tempo: la sera andò a letto, e si accorse che non aveva sonno. Dopo un ora che era sdraiato e non si addormentava, decise di levarsi e guardare un po’ la televisione. Non c’erano programmi che lo interessassero, ma lui se ne stava lì, immobile, a fissare lo schermo, senza trovare nulla da fare. Dopo un paio di ore, a notte fonda, si rimise sotto le lenzuola e decise di mettersi al leggere, cercando di assopirsi. La mattina seguente a scuola ci sarebbero state delle lezioni importanti e lui non poteva mancare. Iniziò un breve romanzo di fantascienza che aveva sul comodino e che da vari giorni si era ripromesso di finire.
All’alba era ancora lì che leggeva.
Prima che suonasse la sveglia aveva appena concluso l’ultima pagina del libro. Niente sonno. Niente stanchezza. Si alzò e andò a scuola.
Da quel giorno la sua vita cambiò. Essendo un insonne, praticamente viveva quasi il doppio degli altri. Poteva uscire tutto il pomeriggio e anche la sera, mentre la notte si rintanava in casa a studiare.
Era assai felice per la sua nuova situazione. Aveva tempo per svagarsi come e più degli altri, poteva studiare molte ore senza affaticarsi; poteva insomma accrescere enormemente le sue conoscenze concedendosi tuttavia tutto il divertimento che voleva.
Grandioso.
E tuttavia un bel pomeriggio si ritrovò senza sapere cosa fare, nessuno dei suoi amici poteva uscire perché dovevano studiare per gli esami, la sua ragazza era partita per una breve vacanza con i suoi genitori.
Si sdraiò sul letto, ormai uno strumento che non sfruttava più a dovere. Prese un elastico che era appoggiato sopra il comodino e si mise a giocare, allungandolo e rilasciando i due estremi.
Di colpo, una folgorante visione: lui che giocava con questo elastico, e continuava a giocare, e non si fermava mai, e mangiava qualcosa, poi tornava al suo passatempo. Giorni interi immerso in quel futile giocare, settimane che trascorrevano monotone e invariate, mesi che si susseguivano sempre identici. Una vita sprecata, un’esistenza di inutile valore. Lui che continuava a muovere quel maledetto elastico, lo tirava, giungeva alla massima tensione, dopo lo rilasciava. Poi lo torceva, attorcigliava i due capi fino ad ottenere la massima torsione, e lo rilasciava. Poi se lo avvolgeva tra le dita, creava disegni insoliti con quell’elastico che stringeva la sua mano e la deformava, se lo avvolgeva fino al polso, poi districava la matassa che aveva creato. Ancora e ancora e ancora. Il gioco vano si ripeteva. Si sarebbe alzato un paio di volte al giorno, per mangiare, quasi fosse uno zombie. Poi sarebbe ritornato al suo passatempo. Ancora e ancora e ancora. Senza fine, senza inizio.
La sua vita sociale sarebbe cessata, la sua esistenza si sarebbe protratta precariamente per anni. I suoi genitori avrebbero chiamato esimi psicologi, famosissimi psicanalisti, eminenti psichiatri.
E lui avrebbe continuato a giocare. Sempre e sempre e sempre. Senza sosta, senza tregua, senza requie. Gli sarebbero venute le piaghe da decubito sulla schiena, a forza di stare sdraiato giorno e notte. Ma lui niente. Avrebbe continuato a giocare. Più nulla avrebbe contato, solo l’elastico.
Poi di colpo come era venuta la sua visione scomparve. Aveva sentito il suo spirito urlare dilaniato da quella opprimente immagine, aveva percepito che le sue membra stridevano alla presenza di una così deforme fantasticheria.
Che follia, pensò costernato. Che fervida immaginazione.
Posò l’elastico sul comodino dove era prima. Stette fermo per qualche minuto, osservando il soffitto incombente sopra la sua testa.
Poi prese nuovamente l’elastico e iniziò a giocare.

Luglio 1999

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