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Invisibile
Titolo:Invisibile
Autore:Mancuso Daniele
Genere:Racconto
Lingua:Italiano
Lingua originale:Italiano
Pubblicato il:2011-07-02
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Nessuno vuole più parlare con me. Il mondo intero mi ignora, e non riesco a capire per quale motivo. Eppure mi sono sempre comportato bene con gli altri, e penso di essere stato amato da tantissime persone: con i compagni di classe sempre d’amore e d’accordo, mentre nel mio gruppo ero il punto di riferimento per tutti su qualsiasi cosa: dal film da decidere per la serata, all’amico da consolare dopo una storia d’amore andata male. Ma da qualche settimana, chissà perché, i miei amici hanno iniziato ad evitarmi, di punto in bianco: citofono a casa loro, ma le mie parole non ricevono altra risposta che un perpetuato “chi è”; come se facessero finta di non conoscermi, o, peggio ancora, che dall’altra parte del citofono non ci fosse nessuno! Vogliamo parlare di due giorni fa al parco, dove si sono comportati come se io non esistessi? Stavano appoggiati al muretto come al solito, intenti a parlare della Roma, del prosperoso seno di miss Italia, delle donne rimorchiate all’Alpheus il sabato prima: tutto senza nemmeno guardarmi in faccia per un secondo, come se di fronte a loro non ci fosse nessuno. Non hanno accennato alla minima reazione nemmeno quando li ho mandati a quel paese. Se al posto mio ci fosse stato un fantasma, sarebbe stata la stessa cosa! Ma io ho la coscienza pulita, e se vogliono liberarsi di me perché non gli servo più, possono pure andarsene al diavolo.
Ciò che però mi sorprende soprattutto è l’atteggiamento dei miei, tale e quale a quello dei balordi. Nemmeno con loro mi sono comportato male; anzi forse sono uno dei pochi ragazzi che al giorno d’oggi non si appella a mamma e papà solo per chiedere venti euro da spendere in locali. Li ho sempre amati e rispettati: mai una disobbedienza (a parte da bambino), sempre pronto a dare una mano in casa, per non parlare dell’ottimo rendimento scolastico. Certo, nemmeno io mi potevo lamentare di loro, perché mi hanno dato tutto quello di cui avevo bisogno, senza mai farmi mancare nulla. Ricordo persino quando papà stava male e non poteva lavorare, e mamma è andata a fare la cameriera pur di assicurarmi i bucatini alla amatriciana e le scarpe nuove. Ringraziavo Dio ogni giorno per avermi dati dei genitori così! Ma adesso non mi rivolgono più la parola, né mi guardano in faccia, come se mi fossi macchiato di chissà quale delitto.

Non sembrano nemmeno accorgersi che non mangio più con loro a tavola negli ultimi giorni, poiché non ho per niente appetito. Ma nemmeno mi chiedono perché non mangio: dopo che hanno apparecchiato per due, pranzano e cenano in silenzio, dimenticandosi completamente di avere un figlio. La cosa strana poi è il loro silenzio prolungato per tutte le ore delle giornate. I miei genitori sono sempre stati visti come una coppia energica, vitale, ma soprattutto ancora capaci di amarsi con passione dopo trent’anni di matrimonio. Tutti i nostri i parenti, con almeno un divorzio a testa, li invidiavano. Ma adesso sembrano una coppia separata in casa: mio padre passa tutto il tempo seduto sul divano a leggere il giornale, alienato dalla realtà; mamma pulisce casa da cima a fondo in continuazione, direi anzi in maniera ossessiva, visto che passa lo straccio pure sulle superfici luccicanti! Una mattina di tre giorni fa poi sono usciti da casa vestiti di nero e con uno sguardo in lutto. Quando gli ho chiesto dove andavano, non mi hanno nemmeno guardato in faccia. E allora dopo che sono usciti, sono esploso di rabbia ed ho deciso di fuggire: tanto se ci sono o meno non cambia nulla, visto che per i miei non esisto più! Ma non solo per loro e per gli amici, no: io non esisto per il mondo intero! Ieri per esempio ero sull’autobus senza biglietto, e dopo un paio di fermate è salito il controllore. Non potevo scendere perché la piazza che volevo raggiungere sarebbe stata troppo lontana a piedi: eppure il tizio mi ha completamente ignorato, e non mi ha nemmeno chiesto se avevo il ticket. E a quel ragazzo a cui ho chiesto l’ora invece? Mentre camminavo per strada mi sono accorto di non avere l’orologio a portata di mano, quindi ho chiesto l’ora ad un passante, che però non si è nemmeno fermato. A quel punto gli corro dietro e lo prendo per una spalla facendolo girare di scatto verso di me: i suoi occhi mi guardavano, ma la cosa assurda era che non sembrano rivolti al mio viso, ma verso il vuoto. E poi si è voltato e ha ripreso a camminare facendo finta di nulla. “Forse la gente è pazza, o questo è un sogno, anzi un incubo, e spero che finisca presto” pensavo in quel momento. Dopo un po’ mi ritrovo davanti mazzo di fiori situato a quel maledetto incrocio, sottostanti ad una piccola lapide con scritto “Ciao Maurizio, resterai sempre nei nostri cuori”. Povero ragazzo, investito da un ubriaco. A certa gente la patente nemmeno dovrebbero dargliela. La cosa buffa però è che il poveretto si chiamava come me, aveva la mia stessa età, ma soprattutto somigliava dannatamente a me! La sua foto è apparsa su tutti i quotidiani, e sembrava un mio gemello per quanto era simile: addirittura lo stesso neo che io sulla guancia sinistra. Mio padre quel giorno ha comprato tutti i giornali che ne parlavano, come se l’accaduto lo avesse colpito dritto al cuore. Possibile che mi abbia scambiato per lui? Ma io sono qui, e questa è solo una maledetta coincidenza! Io cammino, respiro, parlo, ma la gente si comporta come se fossi morto insieme all’altro Maurizio, o peggio ancora, che sia stato io ad ucciderlo! Ma non è vero, perché non è stata colpa mia, ma di quell’ubriacone da quattro soldi. Perché mi accade questo?

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