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Michail Afanas'evič Bulgakov
Autore:Michail Afanas'evič Bulgakov
Nome originale:Михаил Афанасьевич Булгаков
Nazione:Federazione Russa
Nato nel:1891
Morto nel:1940
Nato a:Kiev
Morto a:Mosca
Biografia di:Franca Fontana
Pubblicato il:2011-05-06
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Michail Afanas'evič Bulgakov, (Kiev 1891 – Mosca 1940), scrittore e drammaturgo sovietico.


Nacque il 3 maggio 1891 a Kiev, in una famiglia agiata, serena e unita da forti sentimenti religiosi. Il padre Afanasij Ivanovic Bulgakov, docente di storia e critica delle religioni occidentali, era un uomo di grande cultura; la madre, Varvara Michajlovna Pokrovskaja, era una donna colta e con una particolare sensibilità musicale. Dal loro matrimonio nacquero il primogenito Michail Afanas'evič ed altri sei figli: quattro femmine e due maschi.
Nel 1906 il padre, appena quarantottenne, morì lasciando al giovane Michail, di sedici anni, la responsabilità insieme alla madre di sostenere il peso della famiglia.
Nel 1909, ottenuta la maturità al Primo liceo-ginnasio di Kiev, si iscrisse alla facoltà di medicina presso l’Università San Vladimir di Kiev laureandosi nel 1916.

Terminati gli studi, Michail, che il 3 maggio 1913 si era sposato con Tat’jana Nikolaevna Lappa, andò a servire, come volontario, in un ospedale gestito dalla Croce Rossa, e per tutta l’estate del 1916 lavorò come chirurgo negli ospedali da campo sul fronte occidentale, in piena prima guerra mondiale. Nel settembre assunse l’incarico di direttore dell’ospedale di Nikol’skoe, posto nel Governatorato di Smolensk, dove rimase fino al 1919.
In questo periodo Michail che, insieme alla pratica medica, provava anche un forte interesse per la letteratura, si dedicò alla scrittura di una prima serie di racconti: “Infermità”, “Appunti di un medico condotto”, “Il veleno di fuoco”, “Primo fiore”.
Nel settembre del 1917 venne trasferito a lavorare nell’ospedale di Vjaz’ma: fu in questa sede che gli giunsero notizie sugli avvenimenti di ottobre che si erano sviluppati nella città di Mosca.

Nel marzo del 1918 ritornò a Kiev, in cui visse fino al mese di ottobre del 1919.
Fu un periodo di continui cambiamenti di potere, accompagnati da spargimenti di sangue su entrambi i fronti, durante i quali Bulgakov si guadagnò da vivere svolgendo l’attività di medico privato. Nell’ottobre del 1919 Bulgakov lasciò Kiev per trasferirsi nel Caucaso settentrionale, inviato dall’esercito volontario per prestare servizio, come medico militare, negli ospedali di Vladikavkaz e di Groznyj.
Nel febbraio del 1920 Michail Bulgakov decise di abbandonare la professione medica, per intraprendere definitivamente la carriera letteraria.
Fu una decisione sofferta, che tuttavia per Michail rappresentò la possibilità di dedicarsi ad una libera attività, fuori dai vincoli di una carriera medica che inevitabilmente fino a quel momento lo aveva posto sotto le dipendenze ora di un potere ora di un altro, in diretto contatto con i rispettivi e contrapposti eserciti schierati in campo.
Trasferitosi a Vladikavkaz, lavorò presso la Sottocommissione delle Arti del settore di istruzione popolare di Tersk; qui conobbe lo scrittore Jurij Slezkin, con cui strinse una buona amicizia. In questo periodò si cimentò nella scrittura delle sue prime commedie per il teatro locale. Opere che lo stesso autore distrusse qualche anno dopo, considerandole di poco valore.

A partire dal maggio del 1921 ebbe inizio un periodo di peregrinazioni. Dapprima raggiunse Tiflis, passando per Baku, infine giunse a Batum dove si fermò per due mesi e dove cercò di scrivere per il giornale locale senza riuscire ad ottenere una sola pubblicazione. Senza lavoro e senza soldi Bulgakov attraversò un periodo di preoccupazioni e difficoltà.

Per cercare una vita migliore, nel settembre del 1921 si trasferì a Mosca dove venne assunto presso la Sezione letteraria della città, ma da lì a due mesi, quando la stessa venne sciolta, si ritrovò senza lavoro.
Bulgakov, che con la moglie aveva preso alloggio nell’appartamento numero 50 della Bol’šaja Sadovaja, per poter vivere iniziò a scrivere la cronaca economica per un giornale privato. Nel marzo 1922 venne assunto presso il giornale “L’Operaio”.
Fra il 1923 e il 1924 scrisse il romanzo “La guardia bianca” e i racconti “La corona rossa”, “Rinascimento commerciale” e “Appunti sui polsini”.

Nel tardo autunno del 1923 Bulgakov ebbe un importante contatto letterario con N. S. Angarskij, direttore responsabile di una pubblicazione di grande prestigio, quella degli amici artistico-letterari di “Nedra” (Il sottosuolo), sulla quale pubblicò il racconto “Diavoleide”(1924).

Nell’estate del 1924 i Bulgakov si trasferirono dall’appartamento numero 50 in quello numero 34, della stessa grande casa della Bol’šaja Sadovaja, in un ambiente più confortevole, che Michail lasciò alla moglie Tat’jana Nikolaevna Lappa, quando nel 1925 da lei divorziò. Lo scrittore restò comunque a Mosca: in un primo momento alloggiò presso una sorella, poi andò a vivere in una casa in affitto con Ljubov’ Evgen’evna Belozerskaja, alla quale si unì in matrimonio.
Nel biennio 1924-1925 portò a compimento i romanziCuore di cane”, “Le uova fatali” e i racconti “Memorie di un giovane medico”.
Ma fu in questo periodo che la sua avviata carriera di scrittore incespicò. Il regime sovietico prese a osteggiarlo costantemente impedendo la pubblicazione delle sue opere. Queste spiacevoli circostanze lo spinsero verso il teatro per il quale elaborò la riduzione teatrale de “La guardia bianca”, a cui diede il titolo “I giorni dei Turbin”, scrisse poi la commedia “L’appartamento di Zoja”.
Il pubblicò dimostrò di apprezzare entrambi i lavori, trasformando Bulgakov in un drammaturgo famoso. L’inaspettato successo derivatogli da questa nuova attività artistica spinse lo scrittore ad abbandonare decisamente la partita come autore letterario.
Fra il 1926 e il 1927 scrisse le opere teatrali: “La corsa” e “L’isola purpurea”, le cui rappresentazioni però vennero proibite. I divieti imposti alle pubblicazioni di tutta la sua produzione letteraria da quel momento colpirono anche le rappresentazioni di tutte le sue opere teatrali. Per Bulgakov fu l’inizio di un periodo buio intriso di logoranti difficoltà, che gli provocarono un grave esaurimento nervoso. In uno stato di assoluta prostrazione scrisse una lettera a Stalin e ad altri importanti Funzionari sovietici. Con essa, oltre a rammaricarsi per l’iniqua persecuzione a cui era stato sottoposto, chiese anche il permesso di partire per l’estero assieme alla moglie Ljubov’ Evgen’evna, senza ottenerne risposta.
La tremenda pressione della censura sugli ambienti letterari aveva ormai raggiunse l’apice quando, il 14 aprile 1930, il poeta Majakovskij con un colpo di pistola si tolse la vita. Questo avvenimento sconvolse non solo gli ambienti letterari, ma anche larghi strati sociali moscoviti. Lo stesso Stalin decise di riesaminare personalmente le posizioni di alcuni scrittori, fra i quali quella di Bulgakov.

Allo scrittore venne chiesto di rinunciare alla sua istanza di espatrio in cambio di un impiego come regista al Teatro d’Arte di Mosca. Tale occupazione gli permise di sopravvivere economicamente ed anche di dedicarsi alla sceneggiatura de “Le avventure di Čičikov”, satirica rielaborazione del romanzo di Gogol’ “Le anime morte”, e di comporre due nuovi lavori teatrali alquanto originali, il primo ispirato al “Don Chisciotte della Mancia”, il secondo a “La vita del signor Molière”. Su richiesta di un teatro di Leningrado scrisse la commedia “Adamo ed Eva”, che poi lo stesso teatro non volle più rappresentare.

Nel 1932 Bulgakov, dopo il divorzio dalla seconda moglie, sposò Elena Sergeevna Silovskaja. Si erano conosciuti nel febbraio 1929 e si erano segretamente innamorati.
Nel corso dell’autunno lo scrittore riprese a lavorare al romanzo “Il Maestro e Margherita”, considerato la sua opera più importante. Iniziato alcuni anni prima divenne la sua occupazione costante fino alla fine dei suoi giorni. Contemporaneamente si dedicò alla scrittura della commedia “Beatitudine” e incominciò il romanzo, rimasto incompiuto, dal titolo “A un amico segreto”. Di questo periodo è anche la scrittura dei racconti “Ricordi di un defunto”.
Nel settembre 1936 Bulgakov presentò le sue dimissioni al Teatro d’Arte. Poche settimane dopo il Teatro Bol’šoj lo chiamò a collaborare come librettista. Ma i suoi lavori al teatro d’opera non ebbero successo.
Contro le sue produzioni artistiche ripresero gli attacchi da parte dei critici sovietici di quegli anni, di fronte ai quali Bulgakov non si arrese, anzi iniziò la scrittura del “Romanzo teatrale”, e si impegnò nella ultimazione di “Batum”, un’opera teatrale in cui l’autore benevolmente narrava un episodio della vita di Stalin. La rappresentazione dell’opera però venne proibita dallo stesso Stalin. Questo episodio amareggiò profondamente lo scrittore. Un’ansia terribile e una ridda di laceranti riflessioni sul suo destino presero il sopravvento e gli provocarono il rapido aggravarsi di una malattia ereditaria: la nefrosclerosi ipertonica. I primi sintomi lo scrittore li aveva avvertiti nell’autunno del 1939 a Leningrado, dove si era recato con la moglie Elena per un viaggio distensivo. Al suo ritorno a Mosca si mise a letto senza riuscire più a trovare la forza per rialzarsi. In pochi mesi le sue condizioni di salute peggiorarono senza speranza.
Michail Bulgakov morì il 10 marzo 1940 a Mosca.


Scrittore poco incline al conformismo, e per questo tenacemente osteggiato in epoca stalinista, seppe osservare tutto ciò che incontrava nella vita con vivacità e interesse.
Con arguta destrezza, spesso con un’ironia pungente, sempre pronta a sfociare in sentimenti profondi o a risolversi in angosciose interrogazioni, riuscì ad affrontare i problemi e le crisi della società sovietica nella loro effettiva complessità e contraddittorietà, usando nelle sue opere un metodo artistico originale, un linguaggio personale e una coesione coerente di stili diversi, ricco di trovate in cui si fondevano la satira, l’utopia fantastica, il gioco, il grottesco. Nella sua grande capacità di riprodurre la fantasmagoria della vita stanno la sua forza di autore e la sua differenza dai grandi autori che lo precedettero.

Galleria di immagini

I libri catalogati di Michail Afanas'evič Bulgakov:
Cuore di cane (Собачье Сердце) (1925)
Cuore di cane - Diavoleide - Le uova fatali (Собачье Сердце – Дьяволиада - Роковые яйца) (1924-25)
Feuilletons (1923-24)
Il maestro e Margherita (Мастер и Маргарита) (1967)
Lettera a Stalin
Citazioni di Michail Afanas'evič Bulgakov:
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